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Il dubbio nasce dall’esperienza dell’errore, esteso poi a tutte le conoscenze umane. In funzione della prudenza, propria della persona di Cartesio è necessario applicare il dubbio, assumendolo come procedimento metodico. Viene da chiedersi se questo dubbio metodico sia anche un dubbio reale. Il dubbio metodico diviene dubbio universale, ma è anche reale? La maggioranza degli studiosi ne dubita. Cartesio arriva a dubitare della realtà, utilizzando il suo metodo, ma più che dubbio vissuto è un controllo dei motivi che abbiamo per affermare quello che riteniamo vero. Tuttavia Cartesio deve aver avuto qualche reale dubbio, sicuramente sull’allora in auge fisica aristotelica, fondamento dell’esperienza sensibile. Partendo appunto dai sensi, che spesso ingannano, vuole partire per la sua verifica. I sensi hanno spesso mostrato vere cose che non lo erano. Non solo nella veglia per altro veniamo ingannati, ma anche nel sogno si hanno impressioni e sensazioni simili a quelle della veglia, senza che si possa trovare un sicuro criterio di distinzione.

Cartesio ha sempre considerato le conoscenze matematico-scientifiche certe perché innate, però visto che il suo dubbio vuol essere universale e iperbolico, anche sulle verità ritenute inscalfibili decide di applicare anche ad essere il dubbio.
Cartesio usa un’immagine, quella del genio maligno che occupa il suo essere per porre l’essere umano, limitato continuamente in inganno. A questo punto ci si può sbagliare e ingannare su tutto, se non sull’esistenza di me come essere dubitante. Finchè io penso io ho le certezza di esistere.

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