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Per scoprire se una di esse appartiene ad una realtà esterna bisogna individuarne la causa. Per quanto riguarda l'idea di Dio,sostanza infinita,è difficile supporre che possa averla creata io stesso,poichè io sono privo delle perfezioni che quell'idea rappresenta. La causa dell'idea di una sostanza infinita non posso essere io che sono una sostanza finita;questa causa deve essere una sostanza infinita==> prima prova dell'esistenza di Dio. Si può anche riconoscere l'esistenza di Dio partendo dal fatto che il mio io ha una natura finita,come dimostrato dal fatto che dubito. Ma se fossi io la causa di me stesso mi sarei dato quelle perfezioni che concepisco nell'idea di Dio;dunque io non mi sono creato da me,ma mi ha creato Dio. A queste due prove Cartesio aggiunge una prova ontologica: non è possibile concepire Dio come Essere perfetto senza ammettere la sua esistenza,perchè essa è una delle sue perfezioni necessarie. Una volta affermata l'esistenza di Dio,dobbiamo dire che egli,essendo perfetto,non può ingannarmi. Quindi per il filosofo,Dio è quel termine che ci permette di passare dalla certezza della nostra esistenza,alla certezza delle altre evidenze. Com'è possibile allora l'errore? Esso dipende dal concorso di due cause,cioè dall'intelletto e dalla volontà;il primo è limitato,mentre la volontà è più estesa. Noi cerchiamo di dare un giudizio riguardo ciò che è intorno a noi e per questo motivo cadiamo nell'errore. Esso dipende quindi dal libero arbitrio che Dio ha dato all'uomo e si può evitare soltanto attenendosi alle regole del metodo e in primo luogo a quella dell'evidenza.

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