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La città del sole

Pubblicata nel 1623, la città del Sole è l’ultima scritta in tutta la storia della filosofia a trattare la formulazione di uno “stato ideale”. Lo scritto di Campanella si articola in tre momenti principali: la descrizione della forma di governo, l’organizzazione del lavoro e il ruolo dell’educazione. A tal proposito è utile sottolineare come Campanella, pur essendo convinto dell’utilità della religione cattolica, propone per gli abitanti della sua città una religione naturale, in base alla quale si devono seguire solo i precetti suggeriti dalla ragione. Per quel che riguarda il lavoro, riprendendo una concezione cara alla “ Repubblica “ platonica, nella comunità vige una sorta di “comunismo“, in quanto non solo i beni materiali sono in comune ma anche le donne, che condividono le stesse mansioni degli uomini; inoltre non vi sono schiavi e non ve ne è necessità in quanto ogni abitante provvede a sè stesso e si possono notare somiglianze con i modelli proposti da Thomas More e Francis Bacon, autore della “Nuova Atlantide”. Dal punto di vista politico la città del sole è governata da un principe-sacerdote, chiamata Sole o Metafisico, coadiuvato da tre alti funzionari chiamati Pon, Mor e Sin, nomi che riprendono le caratteristiche primarie dell’essere, Potenza, Amore, Sapienza.

All’interno della città del sole nessun lavoro viene considerato degradante, anzi le attività più dure sono quelle maggiormente apprezzate e lodate; ognuno è tenuto a lavorare non più di quattro ore al giorno, ma se anche un solo abitante non svolge il proprio compito la sua inattività causerebbe problemi a tutta la popolazione. Ciò che è più importante è però l’educazione: il sapere non si trova in biblioteche o nei libri, ma ha un carattere pratico essendo anche rappresentato sulle mura che circondano la città ed ha la funzione di perfezionare l’uomo in ogni atto che compie. Bisogna comunque ammettere che l’utopia di Campanella possiede anche dei lati negativi che possono essere facilmente criticati: ad esempio il fatto che ogni attività viene controllata e regolata dallo stato e che lo stato interviene pesantemente anche quando si tratta dalla procreazione.

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