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Giordano Bruno

Filippo Bruno, nato nel 1548 a Nola, vicino Napoli, assunse il nome di Giordano una volta entrato nell’ordine dei frati domenicani. Le sue idee poco ortodosse lo costrinsero a lasciare l’Italia vagando in diverse corti europee, soggiornando dapprima a Parigi e successivamente a Londra. Dopo essere rientrato a Venezia, viene denunciato all’Inquisizione e nel 1600 condannato al rogo a Campo dei Fiori, a Roma, dove ancora oggi sorge una sua statua commemorativa con lo sguardo puntato verso il Vaticano. Il proces-so si svolse nell’arco di una mattinata e non furono molti ad assistere alla sua esecuzione. Pur avendo tra-scorso otto anni in carcere, in cui fu torturato per commissione dell’Inquisizione, Bruno non rinnegò mai le sue idee, giudicate esoteriche perché parlavano di magia e mondi paralleli.

Universo

Mentre si trovava a Londra, Giordano Bruno fu invitato a discutere sulle teorie astronomiche recentemen-te sviluppare da Copernico. Quando venne a sapere che l’astronomo aveva stravolto il sistema planetario imposto fino ad allora dalla Chiesa, Bruno accolse la notizia come una liberazione dalla superstizione e una sommossa contro la rigidità di Roma.

L’infinità dell’universo viene collegata all’infinità dell’essere, rappresentata da Dio. Se entrambi sono infiniti, essi coincidono: scoprendo qualcosa in più sull’universo, scopriamo di più anche su Dio. Con queste prime forme di una futura Rivoluzione Scientifica, Bruno contesta l’ottusità della Chiesa e propone un nuovo modo di pensare. Dio non è trascendente, ma si trova in ogni cosa, in ciascuno di noi, dal momento che siamo tutti parte dell’universo.

Bruno si cimenta in una sfida da astronomi. Cerca di dimostrare il perché del moto apparente delle stelle e fornisce una prova valida: all’interno di un sistema non si può stabilire con certezza il moto di qualcosa. Se tutto ci sembra girare attorno a noi, è più logico pensare che sia la Terra a compiere una rotazione intorno agli astri.

Principio e Causa

Per Bruno principio è tutto ciò che si trasforma nell’effetto, causa invece è ciò che ha influenza sull’effetto ma non è legato ad esso. Esempio: il seme è principio della piantina, mentre il falegname è causa del mobile da lui costruito.
Dio è principio e dunque coincide con il mondo, con l’universo, e tutto è animato. L’universo è fisso e immutabile, ma racchiude in sé il divenire. Poiché l’universo non cambia ma ciò che contiene sì, allora Bruno sosteneva la pluralità dei mondi, vale a dire anticipava la scoperta di pianeti simili al nostro, magari con forme di vita o esseri viventi uguali a noi, poiché l’anima di Dio si trova ovunque ed ha creato la vita non solo sulla Terra, ma anche in altri luoghi. Bruno, inoltre, sosteneva alcune idee sulla magia.

Morale

Bruno dà importanza all’attività umana e al lavoro, considerandoli come sacri e divini perché rendono l’uomo un creatore proprio come Dio. Trasformando la natura, l’uomo può conoscerla e agire come Dio. L’agire umano è dettato dalle aspirazioni, ma è anche mosso dall’amore (inteso come un tendere a), mediato dalla conoscenza, che aiuta a raggiungere Dio. Superando i propri limiti, cercando sempre di miglio-rarsi e di aspirare al massimo, tendiamo spiritualmente verso Dio. Questa concezione si rifà alle idee di Platone sulla purificazione, alla liberazione del corpo dalle passioni e alla ricerca attiva, interpretazione dell’infinito per amare Dio.

Religione

Giordano Bruno molto spesso criticava la religione perché la considerava come uno strumento di potere che impedisce all’uomo di agire liberamente, gli offusca la ragione facendolo tendere verso il male. Nel suo libro Umbris idearum, Bruno sostiene che la religione egiziana era la migliore di tutte poiché, prima ancora della pluralità divina, contemplava la ragione ed esaltava la supremazia della mente sul corpo. Le idee sono immagini magiche di quello che la nostra conoscenza sensibile ha compreso e immagazzinato nel cervello.

Mnemotecnica

Nel Medioevo l’umanista Raimondo Lullo riportò alla gloria una tecnica molto importante descritta da Giordano Bruno nel libro Umbris idearum, la mnemotecnica. Si tratta della cosiddetta “arte della memo-ria” ed è una pratica molto antica finalizzata all’ampliamento delle proprie capacità mnemoniche e la pos-sibilità, quindi, di ricordare anche interi discorsi. Già nell’antica Roma era diffusa questa pratica tra gli oratori, che erano soliti associare alcune parole a luoghi in cui ponevano dei foglietti con delle parole chiave. Per questo motivo oggi è sopravvissuto il modo di dire “in primo luogo...”. Rifacendosi a questa tecnica del passato, Bruno sosteneva che memorizzando le ombre delle idee si poteva potenziare la memoria, mantenendo impressi nella mente i veri concetti della realtà, dell’universo infinito.

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