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Lo Stato moderno nasce come stato assoluto. Non possiamo non tentare di chiarire che cosa si intende con il termine assolutismo.
L’Assolutismo è una forma storica (si realizza tra il XVI al XVIII secolo) di organizzazione del potere politico e un corpo di dottrine accomunate dall’idea e dalla pratica della centralizzazione del potere politico che viene esercitato senza dipendenze e controlli da parte di altre istanze, superiori e inferiori Non deve essere confuso con la tirannide né con il dispotismo cesaro-papista.

Il principio di fondo dell’assolutismo trova la sua espressione più incisiva nella formula princeps legibus solutus, che deriva da un passo di Ulpiano del III sec. d.C. (riportato nel Digesto, I, 3, 31 del Corpus iuris civilis [528-535]). Tale formula riferita al principe implica autonomia solo da qualsiasi limite legale esterno (tranne quindi le norme poste dalle leggi naturali e divine). È un’assolutezza relativa alla gestione del potere.

L’assolutismo non è tirannide perché ha comunque dei limiti in rapporto ai valori e alle credenze dell’epoca.

L’assolutismo non è dispotismo che ha la propria identificazione positiva in elementi magico-sacrali e religiosi.
L’assolutismo è quindi un regime politico costituzionale, non arbitrario e a matrice secolare, ed è espressione della secolarizzazione e della razionalizzazione della politica.

La formula del princeps legibus solutus, derivante dal diritto romano, si articola in due rivendicazioni corrispondenti alle linee di formazione dello Stato moderno: consolidamento dell’autorità verso l’esterno e all’interno del territorio. Supremazia imperiale e papale da una parte e partecipazione dei poteri locali (consilium) dall’altra sono i due ostacoli che si frappongono alla definizione del potere monocratico del principe. Contro il potere imperiale e papale il principe si dichiara superiorem non recognoscens e imperator in regno suo, negando qualsiasi forma di dipendenza sia verso l’Imperatore che verso il Pontefice. Contro i poteri locali, in virtù della crescente esigenza di stabilire e mantenere la pace territoriale, si afferma il principio per cui quod principi placuit legis habet vigorem.
Se la secolarizzazione significa perdere progressivamente i valori religiosi (cristiani) della vita umana in tutti i suoi aspetti, l’assolutismo significa anche separazione della politica dalla teologia e conquista di autonomia della politica entro schemi di comprensione e criteri di giudizio indipendenti da ogni valutazione religiosa e anche morale.
L’assolutismo per Bodin si estrinseca nel “non essere in alcun modo soggetto al comando altrui e nel poter dare la legge ai sudditi”. Per Hobbes l’assolutismo che caratterizza il potere dello Stato è la proiezione della naturale assolutezza del rapporto esclusivo esistente tra uomo e uomo (l’assolutismo hobbesiano è fondato sul pactum unionis con cui si è costituito il sovrano). L’assolutismo consiste nell’unicità del potere in modo che tutti i singoli poteri umani siano ridotti a un volere solo: il pactum unionis di cui parla Hobbes “è una reale unificazione di tutti quelli in una medesima persona, fatta per mezzo di un patto di ogni uomo con ogni altro uomo”.

L’assolutezza del potere monarchico è raggiunta quando il principe non incontra più limiti all’esercizio del suo potere né all’esterno né all’interno del suo nascente Stato. Egli non è più suddito di nessuno e ha ridotto a sudditi tutti coloro che stanno sotto di lui.
L’assolutismo implica un mutamento radicale del rapporto tra diritto e potere, tra le forme di produzione del diritto e i modi di esercizio del potere politico, nel senso della piena manifestazione del principio moderno della sovranità.
La codificazione si è realizzata come superamento del particolarismo giuridico ed è coincisa con il processo di concentrazione del potere dell’assolutismo monarchico. La politica accentratrice dello Stato che ha unificato e razionalizzato il sistema giuridico, precedentemente caratterizzato da una pluralità di fonti.

Sovranità

Quello di sovranità è un concetto politico-giuridico che indica il potere di comando in ultima istanza in una società politica e la distingue da altre associazioni umane in cui non è presente tale potere. La sovranità vuole essere una razionalizzazione giuridica del potere, vuole cioè trasformare la forza in un potere legittimo, vale a dire da un potere di fatto ad un potere di diritto. L’idea di sovranità era gia conosciuta nel diritto romano (Corpus iurisi civilis di Giustiniano) con espressioni come summa potestas, summum imperium, maiestas, plenituo potestatis, superiorem non recognoscens, rex est imperator in regno suo.

Jean Bodin (1530-1596)

Dopo aver studiato e insegnato diritto romano, diventa avvocato al Parlamento di Parigi, poi collabora con Francesco D’Alencon erede al trono di Francia (sarebbe stato Francesco II re di Francia, sotto la tutela della madre Caterina dei Medici), morto prematuramente nel 1584. Il pensiero politico di Bodin ha per sfondo le drammatiche vicende delle guerre di religione in Francia (1562-1598).
Già nel Methodus ad facilem historiarum cognitionem (1566), dopo aver sottolineato l’importanza di conoscere e comparare le leggi e le istituzioni di tutti i popoli e aver precisato che la politica è il nucleo essenziale della storia (in quanto il più utile a conservare le società umane), Bodin individua l’oggetto della civilis disciplina nell’imperium dello stato, ovvero nella summa ratio del comandare e del proibire, che sola può regolare tutte le arti e le azioni umane e indirizzarle alla pubblica utilità.
Nei Six livres de la République (1576) lo Stato viene definito come il governo giusto che si esercita con potere sovrano su più famiglie e su tutto ciò che esse hanno in comune fra loro. Il requisito decisivo affinché una associazione abbia la fisionomia statale è la sovranità, il vero cardine della struttura dello Stato. La sovranità è il potere assoluto e perpetuo che è proprio dello Stato.

La sovranità è assoluta in quanto ha la facoltà di derogare alle leggi civili (legibus solutus), alle leggi dei predecessori. Non si può immaginare un potere superiore a quello sovrano. Lo Stato sovrano non riconosce alcun vincolo di dipendenza da altri: né dal popolo, né da organi politici, né da altri Stati. Bodin nega recisamente ogni istanza di autolimitazione o auto-obbligazione del titolare del potere sovrano. La norma giuridica vincola i destinatari dei comandi sanzionati. La sovranità è perpetua, cioè non può essere revocata o sospesa da un altro potere: finché esiste lo Stato esiste la sovranità. La sovranità è indivisibile perché il potere supremo non può essere diviso tra organi diversi: lo Stato misto è impossibile. La sovranità è inalienabile: le prerogative del potere supremo non possono essere trasferite ad altri.
La sovranità consiste nel:
potere di dare, annullare, interpretare e modificare la legge;
dichiarare la guerra e concludere la pace;
imporre tasse ai sudditi ed esentarli da esse;
istituire e destituire i magistrati;
concedere grazie e dispense alla legge;
battere moneta.
Bodin è un autore che è all’origine della concezione imperativistica della norma civile, in quanto la legge è intesa come comando ed espressione di una volontà del principe: le leggi del principe sovrano … dipendono … dalla sua pura e libera volontà. Il sovrano è il solo autore e interprete delle leggi. Il primo e fondamentale dovere di ogni magistrato è l’obbedienza al sovrano, di fronte al quale il potere di tutti i magistrati è sospeso. Gli ordini del principe devono essere eseguiti anche se ingiusti.
Pur essendo assoluta e perpetua, la sovranità per Bodin non è illimitata: tutti i prìncipi della terra sono soggetti alle leggi di Dio e della natura, oltre che a diverse leggi umane comuni a tutti i popoli. La summa potestas infatti trova dei limiti precisi nelle leggi divine, nelle leggi naturali, e nelle leggi fondamentali del regno, concernenti la trasmissione del potere sovrano, il diritto di proprietà dei capi famiglia, in quanto la famiglia è l’origine di ogni comunità. Alla base di ogni costruzione politica c’è sempre un principio naturale e associativo.
Il sovrano ha il dovere di impartire giustizia guardando al modello supremo rappresentato dal governo divino del mondo. Elemento indispensabile dello Stato è anche il governo giusto. Lo Stato bene ordinato è quello in cui la legge di Dio e la legge di natura sono rispettate dal sovrano, la legge del sovrano rispecchia i precetti divini e naturali e i magistrati ne impongono il rispetto ai sudditi
Bodin stabilisce una distinzione netta tra lo Stato e il governo. Lo Stato è inteso come sede della sovranità. La titolarità della sovranità definisce le diverse forme di Stato (monarchico, aristocratico o popolare, a seconda che la sovranità risieda in uno, pochi o molti). Il governo consiste nell’esercizio da parte di un certo numero di magistrati (uno, pochi, molti = governo monarchico, aristocratico o popolare) di un potere delegato, sempre soggetto alla legge, per lo svolgimento di attività di deliberazione consultiva, di esecuzione delle leggi e delle ordinanze del sovrano o giudiziarie. Il governo come attività del concreto esercizio della sovranità.
Per Bodin la monarchia ereditaria è la miglior forma di stato in quanto più efficiente e durevole rispetto a tutte le altre forme di Stato, più facilmente preda di fazioni e lotte civili. Il giurista francese formula il modello di una monarchia fondata sulla giustizia armonica, che evita l’esclusione dall’apparato di governo di qualsiasi parte sociale, attribuendo ad ognuna compiti idonei alle proprie potenzialità e aspirazioni. Gli ordini (stati) e le corporazioni sociali possono essere utili per la coesione dei sudditi e quindi per la stabilità di uno Stato.

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