Mongo95 di Mongo95
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Il quadro culturale del mondo latino nel XIII secolo è trasformato in modo radicale da tre eventi fondamentali:
1. Nuove massicce traduzioni dall’arabo e dal greco, con decisivo ampliamento della biblioteca filosofica
Fu soprattuto Aristotele a produrre l’impatto più importante, imponendosi come punto di riferimento essenziale per la visione scientifica del mondo. Il corpus aristotelico offriva il grande vantaggio di delineare un quadro sistematico unitario delle scienze, con la definizione generale dei criteri epistemologici, cioè dei requisiti che ogni scienza avrebbe dovuto possedere per presentarsi come tale.
L’ingresso di tutte le altre più importanti opere aristoteliche fu invece tutt’altro che pacifico o scontato. Tra il 1210 e il 125 le autorità ecclesiastiche, preoccupate da quegli elementi della dottrina aristotelica che si ponevano in palese conflitto con la rivelazione cristiana, intervennero per proibirne l’insegnamento. Nel 1255 però la situazione si ribaltò completamente: con i nuovi statuti universitari, lo studio della maggior parte delle opere aristoteliche fu reso obbligatorio nel curriculum degli studi della Facoltà delle Arti, quella propedeutica agli studi universitari veri e propri. Aristotele diviene il pilastro su cui poggiava l’insieme della formazione universitaria.

2. Gli Ordini mendicanti
Nella metà del secolo vengono fondati gli Ordini religioni mendicanti, in particolare:
a. Domenicani: adottano un nuovo curriculum di studi che imponeva lo studio sistematico e approfondito della filosofia in tutti i conventi. A partire da Alberto Magno e Tommaso d’Aquino, si impegnano a fondo nel commento delle opere aristoteliche e dei testi dei filosofi arabi, nella convinzione che la nuova teologia cristiana non possa in alcun modo prescindere, per la sua stessa costituzione scientifica, dall’assimilazione della tradizione filosofica precedente
b. Francescani: seguono la stessa via di studio nei conventi. I loro primi maestri (come Bonaventura) tendono a mettere in evidenza i pericoli della filosofia per la fede cristiana, e mostrano un certo scetticismo sulle possibilità di cooperazione tra teologia e filosofia.
3. La nascita delle corporazioni degli intellettuali: le Università
Si tratta della costituzione di corporazioni riconosciute formalmente dal potere civile o ecclesiastico, e per la prima volta quindi veniva ad essere riconosciuta una corporazione di lavoratori intellettuali. La nascita delle Università coincide così con la nascita degli intellettuali di professione. Questo fenomeno garantì al mondo latino la possibilità di un rapido e duraturo progresso scientifico. Si apre uno scenario completamente diverso: si è creato un pubblico numeroso di fruitori della filosofia (gli studenti), si sono create le condizioni per un vero e proprio mercato dei libri filosofici (maggiore circolazione e loro sopravvivenza) e si sono create scuole e tradizioni. La filosofia e la scienza ricevono per la prima volta precisa e durevole collocazione istituzionale. Inoltre:
a. si passava da una dimensione privata a una pubblica, con lo studio che seguiva un corso preciso con discipline e testi determinati secondo programmi pubblici e verificabili
b. cambiava la forma stessa del sapere scientifico, cioè un qualcosa da sottoporre alla verifica dei propri studenti, colleghi e avversari. Si ha la disputatio, con una concezione non più dogmatica: per i maestri medievali, una verità è tale solo se viene messa in questione
c. l’Università come fattore di mobilità sociale. Ad esse si accede non per censo o nobiltà, ma solamente per merito.
Le Università si articolavano in quattro Facoltà: Arti, Medicina, Diritto e Teologia. La Facoltà delle Arti (arti liberali) era propedeutica a tutte le altre, ma si trasformò gradualmente in una vera e propria Facoltà di Filosofia, in cui si studiavano essenzialmente quasi tutte le opere di Aristotele. La filosofia diventa in tal modo il fondamento di qualsiasi altro sapere.
Ci si iscriveva alla Facoltà delle Arti a 14-15 anni per un primo ciclo di quattro anni (molto incentrato sulla logica), dopo il quale si diveniva baccelliere, assistente di un maestro, con il compito di presiedere e determinare le dispute tenute regolarmente durante le lezioni. A 21 anni si sosteneva l’esame finale per ottenere la licentia, oppure si poteva iscriversi ad una delle Facoltà superiori. Alcune erano di durata incredibile, come quella di Teologia, che raggiungeva i 15 anni.
È un percorso impressionante, che dovrebbe essere di per sé sufficiente a dissipare ogni residuo dubbio sulla solidità e scientificità della cultura filosofica e teologica dell’epoca tardo-medievale.

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