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Tommaso D’Aquino- la gnoseologia


Per Tommaso ogni conoscenza ha inizio dai sensi: la mente (a differenza di quella degli animali), operando sulla conoscenza sensibile, può giungere a una conoscenza superiore. Questa operazione si compie attraverso l’intelletto. Come tutti gli aristotelici distingue fra intelletto agente(attivo) e l’intelletto possibile (passivo): il secondo è come una tabula rasa, nella quale nulla è scritto, ma possiede in potenza le idee eterne.
Ma nulla può passare dalla potenza all’atto se non per opera di un ente già in atto, dunque occorre ammettere una virtù intellettiva che, in quanto atto, sia capace di rendere in atto gli intelligibili e questa è appunto l’intelletto attivo.
Seguendo Avicenna, San Tommaso ammette che l’universale esiste anzitutto in Dio, poi entro le stesse cose particolari e infine nella mente umana.
L’astrazione dell’universale dai dati sensibili è possibile, perché gli oggetti percepiti dai sensi contengono effettivamente qualcosa di universale; questa astrazione è un’operazione rivolta a enucleare dal particolare l’impronta che esso deriva dall’universale ante rem esistente in Dio. In altre parole: l’universale che noi ricaviamo mediante l’astrazione è veramente qualcosa di nostro: è un concetto, ma è un concetto non arbitrario, un concetto fondato sul corrispondente universale in re e in ultimo su quello ante re che sta in Dio. Se fosse privo di questo fondamento, non potrebbe costituire una verità: per San Tommaso qualunque verità è adeguazione dell’intelletto all’essere. In ogni ordine di conoscenza,l’essere è la base del conoscere, non il conoscere è la base dell’essere. La stessa conoscenza matematica trova un fondamento nell’essere; essa è si il frutto di un’astrazione ma è un frutto cui corrisponde qualcosa di reale: per esempio, ai concetti geometrici di circolo o di triangolo corrisponde un’effettiva forma circolare o triangolare dei corpi. Per la concezione tomistica non è possibile separare l’intelletto dall’uomo, nemmeno l’intelletto agente possiede un’esistenza sua propria al di fuori dell’individuo reale.
L’intelletto agente rappresenta il momento attivo dell’astrarre, cioè dell’elevarsi al di sopra dei dati particolari della percezione: è un’attività inserita nella vita concreta dell’individuo, non di qualcosa isolato da essa.
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