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I "Luminari di Cappadocia"

Con questo nome furono chiamati tre dottori della chiesa di Cappadocia, vissuti nel IV secolo, che difesero l'unità della Chiesa sulla base del simbolo niceno: Basilio il Grande, vescovo di Cesarea, Gregorio di Nazanzio e Gregorio di Nissa.
Grande fu il primo soprattutto come organizzatore ecclesiastico, il secondo come oratore e poeta; ma il fratello di Basilio, Gregorio di Nissa (335 circa - 395) fu il più dotato speculativamente. Nel "Discorso catechistico" (Oratio catechetica maagna) il Nisseno interpreta il credo sul fondamento di un ben inteso platonismo, più vicino al platonismo originario di quanto non fosse quello di Origene, che pure Gregorio ammirava. Gregorio giunge così a una sintesi che mette in valore elementi greci pur senza uscire dall'ortodossia, e che precorre su certi punti la posizione di Agostino.
Platonica è la concezione che Gregorio ha dell'essenza, o "sostanza", che forma l'unità divina perché è "la stessa" (omusìa) sotto la triplicità delle persone. Infatti, secondo Platone, l'essenza è realtà piena, non un principio generico, e quindi si giustifica il monoteismo ebraico; ma, d'altro canto, l'unità dell'essenza è dinamica, e quindi atta a generare da sé una molteplicità di persone, ciascuna delle quali è un essere sussistente perché è un atto divino, stabile e autosufficiente.

Il platonismo porta Gregorio a dire che una realtà analoga è anche la specie umana, che, pur essendo unica, si individua in parecchi individui. Tale analogia è corretta però col dire he, mentre gli uomini agiscono in modi divergenti e indipendenti tra loro, le persone divine hanno un'unità di azione che, muovendo dal Padre, si compie nello Spirito attraverso il Figlio. Anche il mistero della creazione è visto da Gregorio, nel "De opificio hominis", con gli occhi di un platonico, perché le cose tutte si fondano per lui su principi incorporei, comprese le stesse qualità sensibili con le quali costruiamo il concetto di una "materia": non perché siano mere fantasie del nostro pensiero, ma perché ciò che costituisce la loro realtà è di natura ideale. E una sorta di idea platonica è anche l'uomo quale Dio l'aveva pensato e creato originariamente, a propria immagine e somiglianza. L'uomo, infatti, assunse la natura animale solo in conseguenza del peccato; ma l'incarnazione del Logos lo riporterà alle sue condizioni originarie, salvando tutti in una "apocastasi" universale.

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