Video appunto: San Tommaso, Guglielmo d'Auvergne, San Bonaventura

San Tommaso



San Tommaso ha stabilito l’unica filosofia valida per la Chiesa cattolica: la filosofia tomista. Questo teologo italiano, domenicano, ebbe il merito di fare una sintesi riguardo alla metafisica, agli aspetti fino ad allora ancora aperti.
Scrisse la Summa Theologiae, un’opera enciclopedica che tratta i problemi della Chiesa.

Ha ripreso il pensiero aristotelico per cui la cultura cristiana non si è discostata dagli ideali greci.

Per parlare di Dio accetta un solo modo: la teologia negativa: se gli effetti di tutto ciò che si vede, che è creato, sono fatti da Dio, è impossibile che l’effetto sia completamente diverso e staccato dalla sua causa, perciò qualcosa dell’effetto deve preesistere nella sua causa.
Si vedono delle qualità (perfezioni) dentro le cose; nel creato sono qualità dell’essere ma sono limitate, per vedere quelle di Dio, invece, si toglie il limite e le si eleva all’infinito, poiché Dio ha al suo interno tutte le qualità al massimo grado.
Il primo argomento che tratta è quello sulla conoscenza di Dio e lo risolve tramite l’analogia: il metodo che permette di vedere delle qualità che manifestano diversi gradi di quantità.
Il secondo argomento che tratta è la giustificazione della creazione: Dio crea ex nihilo (dal nulla); Egli può fare ciò che vuole, non ha ostacoli, è onnipotente. Tutto ciò che è emana da Dio.
Che Dio coincida con l’essere (Dio=essere) è un postulato tipico della Bibbia (nel libro dell’Esodo 3,14 Dio si chiama così); non c’è nulla della realtà e dell’essere che non emani da Dio: creazione totius esse (creazione di tutto l’essere). Dio contiene tutto l’essere e lo può emanare come vuole e la creazione è il modo in cui ha fatto svolgere tutto l’essere a partire da se stesso.
Il rapporto tra creatura e creatore è di partecipazione: la creatura è partecipazione di Dio perché riceve da Lui una parte dell’essere che gli può essere tolto in qualunque momento con la morte.
La creatura è radicalmente contingente rispetto al creatore, poiché essa dipende integralmente da Dio.
La provvidenza spiega perché Dio ha creato: Dio non ha bisogno delle creature, Dio non deve creare per necessità, ma crea per uno spettacolare disegno di intelligenza e di volontà. Dio è sommamente buono, tutto manifesta la bontà di Dio e tutte le sue azioni sono dettate dalla somma intelligenza, perciò non può esserci errore in ciò che fa, a Dio non può essere attribuito alcun errore.
Per Tommaso l’universo manifesta un ordine spettacolare, che è la provvidenza. Tutte le creature hanno una parte dell’essere di Dio, ma non distribuita equamente, c’è chi ne ha di più e chi di meno.
Le creature sono, quindi, disposte in ordine gerarchico: più in alto ci sono le persone che posseggono più essere, più in basso quelle che ne hanno di meno; ciò giustifica la naturale differenza tra le persone. Tutti gli esseri viventi devono essere grati a Dio per la parte di essere ricevuta, tanta o poca che sia.
La condizione umana implica che l’uomo, condizionato dalla materia, non possa vedere la massima perfezione di Dio, ma solo alcuni gradi, perciò è una condizione di imperfezione e di inquietudine poiché l’uomo non può mai trovare pienamente Dio nelle cose.
L’uomo deve usare il suo libero arbitrio per preferire quegli enti che sono maggiormente legasti alla perfezione divina attraverso l’intelletto e lo può fare perché il creato è pieno di rimandi a Dio.
Tommaso usa l’ossimoro del sommo bene relativo per cui l’uomo deve creare il sommo bene, che sulla Terra, nella condizione umana, è relativo. La condizione umana è connotata dall’inquietudine, perciò non si può trovare il sommo bene (assoluto).

Prove dell'esistenza di Dio



Prova ontologica di Anselmo



Dal punto di vista tecnico rappresenta una delle astrazioni più mirabili del panorama filosofico,
“Deus est id quo maius cogitari nequit” (Dio è ciò rispetto a cui qualcosa di più grande non può essere pensato): secondo Anselmo, Dio è quell’ente che aduna tutte le perfezioni al massimo grado e che, dunque, è privo di difetti.
Le qualità di Dio sono dette perfezioni, predicati o attributi, e tra questi non possono non esserci l’essere e l’esistenza, poiché altrimenti Dio non sarebbe perfetto.
Il monaco Gaunilone sosteneva che l’essere non fosse una qualità tra le tante, ma qualcosa che deve essere esperito con i sensi, di cui deve esserci una testimonianza empirica. Anselmo ribatte dicendo che se Dio avesse tutte le qualità meno che l’esistenza, si potrebbe sempre pensare a un altro ente che ha tutte le qualità e, in più, l’esistenza; se io posso pensare a questo ente con tutte le qualità al sommo grado e in più anche l’esistenza, esso esiste (l’obiezione di Kant è corretta poiché, perché qualcosa esista, bisogna farne esperienza diretta: non basta che io pensi a 10000 euro per averli davvero!!!)
2. Le cinque vie di Tommaso
• Ex motu: parte dal movimento, che in natura non esiste, è qualcosa di innaturale; se gli enti, che per natura non si muovono, si muovono, devono avere ricevuto il movimento da una causa esterna. Ci deve essere una prima causa incausata ca dà inizio a una serie di cause-effetti.
• Ex causa: sostituendo al movimento la dinamica causa-effetto, si ottiene lo stesso discorso. Nessun effetto può essersi autodeterminato, ci deve essere una prima causa incausata (ma questa è solo un’ipotesi, una generalizzazione della prima via ex motu)
• Ex necessitate contingentia: l’argomento più importante
Si parte dalla costatazione che gli enti del divenire sono tutti contingenti, ossia che esistono ma potrebbero non farlo (ciò che è ma può non esserci). È pur vero che questi enti, a un certo punto, cessano di esistere, non sono in grado di conservare all’infinito l’essere che avevano; le creature tendono alla conservazione del proprio essere ma non possono. Gli enti hanno l’essere dentro di sé come caratteristica autonoma, perciò è stato loro prestato da qualcun altro: ci deve essere stata una fonte prima dell’essere che ce l’ha in proprio. Gli esseri contingenti sono quegli esseri la cui essenza non implica l’esistenza. l’ente non contingente, Dio, è colui la cui essenza implica l’esistenza, poiché nelle caratteristiche fisse c’è anche l’essere, che possiede in proprio e che può donare/prestare a chi vuole, come fa con gli enti contingenti.
• Ex gradu: gli enti hanno tanti gradi di perfezione presenti in quantità divise. Il più e il meno devono per forza rimandare a un ente in cui quella perfezione sia presente in misura piena, assoluta; deve esistere un ente che abbia queste perfezioni al massimo grado
• Ex fine: discorso della causa finale, per cui tutte le cose hanno un fine, tutti gli enti tendono con regolarità ad un fine, anche gli enti non intelligenti tendono ad avere un fine, quindi a comportarsi come se fossero intelligenti. Ci deve essere qualcuno che ha creato gli enti dando loro una finalità, armonizzata con quella di tutti gli altri esseri del mondo; ecco che ritorna il concetto di provvidenza, secondo cui Dio ha armonizzato la vita di tutti i viventi (se esiste il disordine, quindi il male, questa teoria cade).

Problema degli universali



fondamentale per capire il grado di astrazione a cui credevano i filosofi medievali.
Il discorso sugli universali fu enunciato per la prima volta da Porfirio.
Gli universali sono le idee platoniche, contenitori di tutti gli individui della stessa specie; egli pone tre domande a riguardo:
1. Gli universali sono reali o astratti?
2. Posto che siano reali, gli universali sono corporei o incorporei?
3. Posto che siano incorporei, esistono solo in unione con la materia o anche separati da essa?
Alberto Magno risponde in modo esaustivo a queste domande, egli era un teologo tedesco domenicano; secondo lui bisogna distinguere l’esistenza degli universali in tre ambiti:
1. Post rem
Gli universali esistono dopo la percezione sensoriale, l’intelletto astrae l’universale, quindi estrae la forma dalla materia.
2. In re
L’universale esiste dentro la cosa. La teologia medievale si divide in due correnti di pensiero: i realisti e i nominalisti.
I realisti credono che gli universali esistono in re, per i nominalisti (tra cui Ockham) l’universale non esiste in re, ma lo fa esistere l’uomo, vedendo le somiglianze tra i vari enti. La teoria nominalista riprende il pensiero scettico; il nominalista sa che ogni individuo è diverso dagli altri, per cui non si possono trovare reali uguaglianze tra le specie. La classificazione è un’astrazione dell’uomo, sebbene ci siano delle somiglianze e differenze per i parametri. Per i nominalisti l’universale è solo un “nomen”.
3. Ante rem
L’universale esiste anche prima della conoscenza empirica, anche prima di essersi unita alla materia; da qui si giunge alla concezione dell’iperuranio.
Certi teologi pensano che Dio sia vicino al cuore, che sia vicino agli uomini, che non sia qualcosa di astratto.

Guglielmo d'Auvergne



Teoria dei due mondi

L’anima è posta sulla linea d’orizzonte tra due mondi. I due mondi sono sempre e simultaneamente aperti e chiari alla visione del mondo; questi due sono il mondo fisico, materiale, che l’uomo riconosce in modo distinto grazie ai sensi, e il mondo del creatore, in cui l’uomo vede sempre Dio con gli occhi dell’anima. Quello del creatore è il mondo delle idee, degli universali ed è uno specchio, poiché l’uomo può specchiare il mondo fisico in quello delle idee. Il mondo delle idee permette di vedere secondo verità, quindi tramite fiducia, anche se si può sempre conoscere la verità confrontando i due mondi (teoria ottimistica).

San Bonaventura



Scrisse l’Itinerarium mentis in Deum (Viaggio della mente dentro Dio); la sua dottrina è neoplatonica.
Ha una visione francescana della natura, per cui crede che tutti gli enti siano segni di Dio. L’universo è un grande libro scritto da Dio, in cui in ogni cosa si vede Dio.
(creatura=segno di Dio).
L’ascesa ha tre tappe:
1. Ritrovare i segni di Dio dentro alle cose sensibili
2. Ritrovare l’immagine di Dio dentro la nostra anima
3. Abbandonare completamente le creature e se stessi per introdursi nelle gioie mistiche della contemplazione di Dio
Questi tre passi hanno in comune l’esistenza di Dio e la sua ricerca.
Prevale l’interesse per Dio e la sua ricerca.
Per Bonaventura l’immagine di Dio è naturaliter diffusa nell’anima dell’uomo, per cui è impossibile non conoscere Dio; tutti gli uomini sono stati creati da Dio con la sua immagine dentro essi. Quella di Dio è come un’idea innata, se qualcuno dicesse di non avere la Sua immagine all’interno starebbe mentendo a se stesso.
Per Bonaventura la conoscenza è possibile grazie a un’illuminazione interiore di cui Dio provvede l’anima.
La luce della verità viene da Dio e si trova sempre dentro all’uomo, infatti Dio assiste sempre e amorevolmente all’umanità.
Secondo la teoria della conoscenza fiduciosa l’uomo ritirandosi in se stesso può conoscere tutte le cose in verità, perché Dio è vicino all’uomo.