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Processo di emanazione


Plotino afferma che il mondo è costituito dalla molteciplità degli enti, e si chiede che senso abbia questa molteplicità e che significato ha ogni cosa. Egli risponde dicendo che: gli esserti sono tali in virtù dell'unità, poiché senza di essa non sarebbero identificabili; ad esempio, non si avrebbe l'esercito se esso non si presentasse in maniera unitaria, così come non si avrebbe il gregge etc. Anche enti immateriali si definiscono in relazione al criterio dell'unità, così come l'anima può dirsi virtuosa in quanto le sue facoltà tendono alla concordia.Ogni cosa risulta essere in virtù dell'unità; l'Uno è un'unità superiose, e da cui scaturiscono tutti gli enti; è il principio da cui tutto si irradia e procede, e non può essere né determinato né classificato. Plotino riconosce che l'UNO può essere pensato ed espresso solo con termini negativi, quindi si parla diteologia negativa, cioè un discorso sul principio supremo del reale, che necessariamente, deve procedere per via di negazione, cioè negando di esso le imperfette qualità degli esseri infiniti.

Cos'è l'uno?

L'UNO non è il Demiurgo di Platone, un essere surbordinato al mondo delle idee, da cui trae i modelli per formare il cosmo e tutte le cose; non è il dio di Aristotele, motore immobile che trasmette al mondo il primo movimento e non ha nessun rapporto con esso. E non è neanche il dio ebraico-cristiano. L'uno non si può definire causa delle cose perché essendo trascendente non può ammettere la relazione con l'effetto. L'Uno non è né essere né pensiero, perché è più dell'essere e più del pensiero, non è neppure il bene, in quanto è un'entità che richiede una relazione con qualcosa di esterno. L'UNO non si può definire neanche Uno, perché questo nome non è altro che la negazione delle molteplicità.
L'UNO è soltanto al di là dell'essere e del pensiero, oltre l'indicibile, transcendente, immanente, incorporeo e infinito.

La sovrabbondanza d'essere L’uno per dar vita alla molteplicità degli enti, irradia se stesso la sovrabbondanza d'essere di cui è dotato, senza modificare se stesso e senza perdere la sua forza e la sua perfezione. Plotino per spiegare questo concetto, utilizza delle immagini:

  • Luce: che illumina ogni cosa, senza perdere il suo splendore;
  • Fuoco: emana il suo calore;
  • Profumo del fiore: che si espande alle cose circostanti
  • Linfa: che dalla radice dell'albero raggiunge i fiori, i rami e il tronco.
  • Allo stesso modo l'UNO irradia l'essere, originando delle entità definite "IPOSTASI"( realtà sostanziali). Queste sono anche realtà metafisiche, infatti non le troviamo nel nostro Universo sensibile, sono:
  • Uno
  • Intelletto: per spiegare questo passaggio Plotino ricorre al concetto di contemplazione; l'intelletto sorge dall'auto-contemplazione dell'UNO, ma a differenza di questo, richiede uno sdoppiamento, tra soggetto pensante e oggetto pensato. Dunque è sia essere sia pensiero, è essere perché contempla l'UNO, ma anche pensiero quando riflette se stesso.
  • Anima: dall'intelletto procede l'anima che da un lato contempla l'UNO e dall'altro guarda l'intelletto. In questo modo diviene anima del mondo, che regge e governa l'Universo; da essa si distaccano le anime individuali che vivificano e governano i singoli corpi. L'anima occupa una posizione intermedia, tra mondo sensibile e mondo intelligibile. Plotino sostiene che è sbagliato affermare che l'anima è contenuta nel corpo, ma è meglio dire che l'anima avvolge il corpo.
  • . L'ultimo esito del processo di emanazione dall'UNO, è la materia posta dove la luce dell'essere non arriva, però Plotino tiene a sottolineare, che non si trova opposta all'essere, ma è privazione d'essere; cos' come il male, non p antagonista al bene , ma è privazione del bene.
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