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Niccolò Cusano

Uno dei filosofi che ci può testimoniare la nuova concezione umanista del periodo è certamente Niccolò Cusano, un uomo di chiesa, ordinato dappriama sacerdote e poi vescovo, che ha scelto di dedicare la sua vita a Dio. La “dotta ignoranza“ professata da Cusano da una parte si rifà all’affermazione socratica del sapere di non sapere (che in quel contesto aveva soltanto un valore metodologico) che assume adesso anche un valore conoscitivo in quanto secondo Cusano l’uomo si trova in questo stato ragionevole di dotta ignoranza poiché non può conoscere il mistero di Dio e il significato della vita. All’interno del brano evince la linea logica di ragionamento proposta da Cusano per quel che riguarda la coincidenza degli opposti. Egli afferma che in Dio ciò che è massimo coincide e che l’uomo non può arrivare a comprendere e a capire ciò in quanto la mente umana si basa sul principio di non contraddizione in base al quale ciò che è massimamente piccolo non può essere allo stesso tempo massimamente grande. Dio rimane quindi incompresibile per l’uomo e già il fatto che Dio non può essere conosciuto ci fa capire la penetrazione enorme della dottrina di Ockam nell’Umanesimo. Un altro dato che risulta da ciò che ha esposto Cusano è che egli essendo dapprima sacerdote e poi vescovo, ha dedicato la sua vita a qualcosa di inaccessibile e non può dire nulla su Dio: egli avrebbe voluto esaltare Dio ma alla fine Egli esce sminuito dalla filosofia di Cusano, pur parlandone positivamente come Tommaso e Agostino

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