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La mistica del Trecento


Il misticismo è un atteggiamento che, quando si fa dottrina, assegna al discorso e alla riflessione filosofica un compito essenzialmente negativo: rendersi conto che Dio è ineffabile (tale che non si può dire che cosa sia), e aprire la via, mediante un distacco dalle cose del mondo, a una unione immediata dell'anima con Dio. In certi casiil misticismo prende violentemente posizione contro la dialettica; in altri casi, non la respinge del tutto, ma tende piuttosto a subordinarla a sé. Anche nei grandi scolastici (Bonaventura, Tommaso, Alberto Magno, Duns Scoto) è presente, più o meno forte, una vena di misticismo, perché anche per loro la comprensione intellettuale rimane sempre infinitamente lontana dal cogliere l'essenza di Dio, e ciò che conta, in definitiva, è l'unirsi a Dio al di là di ogni umano discorso. Una volta, però, perduta la fiducia che una riflessione razionale autonoma possa servire quanto meno di "preambolo" alla fede, il misticismo viene ad assumere, nelle anime religiose, un posto esclusivo, e tutti i discorsi e le argomentazioni della filosofia (a cui ancora, in certi casi, il mistico si affida) serviranno unicamente a staccarci dalle cose particolari e disperse del mondo, e a renderci disponibili per l'unione con Dio. La crisi trecentesca della teologia razionale e il rifiorire della misica sono quindi fenomeni concomitanti.
Il misticismo detto "speculativo" (perché tutto pervaso di filosofia) si alimenta da quelle dottrine che, da un lato, insistono sull'esser Dio al di là di ogni nostro concetto, e dall'altro mostrano l'inconsistenza delle cose prese nella loro dispersione e staccate da Dio; si alimenta, dunque, soprattutto a dottrine neoplatoniche, che i mistici trovano in Proclo e nello pseudo-Dionigi. Anche in Tommaso tali dottrine avevano avuto il loro posto, poiché anche per lui Dio, pur restando conoscibile da noi "per analogia", eccede però infinitamente il significato dei concetti con cui cerchiamo di afferrarlo, e c'è più distanza tra il suo modo d'essere e il nostro, di quanta ce ne sia tra il nostro modo e il nulla. Ma la "teologia negativa" dell'Areopagita, che in Tommaso era solo un elemento della sua costruzione filosofico-teologica, diviene assolutamente predominante nei mistici. E ciò avviene molto presto nello stesso ordine domenicano, presso alcuni pensatori in cui si perde il senso, che Tommaso aveva avuto molto forte, di un valore autonomo (per quanto subordinato) della natura e della ragione.
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