Mongo95 di Mongo95
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I termini sono segni che significano qualcosa, cioè hanno la capacità di “stare per qualcosa”, che è la “supposizione”. Ce ne sono tre tipi:
A. Supposizione materiale: quando il termine suppone per sé stesso in quanto segno --> Uomo è una parola di due sillabe
B. Supposizione personale: quando il termine suppone per il suo significato, ovvero sta per quelle cose per designare le quali è stato istituito --> Un uomo corre
C. Supposizione semplice: quando il termine suppone per un concetto, cioè sta per il concetto e non per il suo significato proprio --> Uomo è una specie
Può accadere che in una proposizione un termine si riferisca a un concetto non in supposizione semplice, ma in supposizione personale --> La specie è un universale. Nel caso di supposizione semplice, si prende un termine che di per sé non significa un concetto e lo si adopera invece in riferimento ad un concetto. Nel caso di supposizione personale, si prende un termine che di per sé significa un concetto e lo adopero nel suo significato proprio. In generale allora, si può dire che la supposizione personale si ha quando un termine “suppone” per realtà singolari. Mentre la supposizione semplice si ha quando un termine “suppone” per un concetto preso non nella sua realtà singolare di concetto, ma nella sua valenza di segno di più cose, cioè come concetto universale.

La teorica occamista della supposizione è criterio per stabilire la verità di una proposizione: una proposizione è infatti vera quando il soggetto e il predicato suppongono per la stessa cosa.
Questo concetto di verità si basa sulla coerenza proposizionale interna degli enunciati. Non si tratta più di verificare l’inerenza reale di un predicato in un soggetto. Tutti i grandi problemi metafisici nascono dal fatto che non si controlla la supposizione dei termini, sovrapponendo per esempio la supposizione semplice a quella personale. È sufficiente invece purificare il linguaggio per risolvere la gran parte dei problemi metafisici. Come la questione degli universali: essi sono in realtà concetti, e questi ultimi, nel loro essere, sono cose singolari in sé, mentre sono universali solo riguardo al loro significato, in quanto sono segni di più cose.
Al riguardo è da considerare la distinzione tra conoscenza intuitiva e conoscenza astrattiva, che riguarda l’esistenza attuale della cosa che viene conosciuta.
a. La conoscenza intuitiva può riguardare sia le cose esterne che gli atti mentali. È una conoscenza evidente, ed è sempre riferita al singolare  si può sapere se una cosa esiste o non esiste
b. La conoscenza astrattiva è duplice, cioè sia del singolare che dell’universale. Nel primo caso è quella che si accompagna o si riferisce a un atto di conoscenza intuitiva. Nel secondo caso è data dai concetti universali, cioè da quei concetti che significano una molteplicità di cose singolari e si formano nella mente attraverso la reiterazione di atti di conoscenza che riguardano oggetti tra loro simili. In altri termini, si genera nella mente un concetto che ci mette in condizione di conoscere non una singola cosa, ma una molteplicità di singole cose simili --> non si può sapere con evidenza di una cosa contingente se esiste o non esiste.
La realtà è fatta soltanto di enti singolari, gli universali sono solo concetti della mente, e cioè singoli atti con cui la mente può riferirsi a più cose. E se tutta la realtà è individuale, risulta del tutto superfluo il tentativo di dover rinvenire, a livello formale, un principio di individuazione delle cose.

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