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Gregorio di Nissa - Resurrezione


In quanto synolon di corpo-e-anima, nella risurrezione risorgerà anche questo corpo e parteciperà alla vita eterna assieme con l'anima. Parimenti alla metempsicosi, la risurrezione implica che il corpo sia formato, sia ora sia nel futuro, dagli elementi presenti nell'universo; li, però, si parla di un passaggio dell’anima in altri corpi; qui si sostiene che all'anima si ricongiungerà allo stesso corpo. Peraltro, la metempsicosi non è ammissibile: far trasmigrare l'anima in diverse nature (uomini, animali, cose) equivale col confondere le proprietà naturali (l'irrazionalità, la razionalità, le facoltà sensoriali) e, quindi, confondere la varietà di nature in una sola. Inoltre, se l'anima dal bene originale passa al male di adesso e, da qui, tende di nuovo al Bene, non è chiaro se essa preferisce la vita vegetale o quella celeste. Infine, se gli uomini, le piante e gli animali devono la loro vita ad una caduta dell’anima a causa del vizio, questo diviene il fondamento degli esseri. L'obiezione secondo cui "se sarà lo stesso corpo a rivivere, allora si va incontro ad una disgrazia; se, invece, il corpo non sarà lo stesso, il risorto sarà una persona diversa dal morto" si risolve rilevando che, "la risurrezione essendo il ritorno alla condizione primigenia e, quindi, la liberazîone dalle tuniche di pelle, rende inutili simili discorsi". La risurrezione avverrà quando la crescita del numero delle anime si fermerà. Se non accade oggi è perché si attende il compimento del genere umano che, dopo la caduta, si deve completare per via sessuale (De op. hom., 22).
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