Mongo95 di Mongo95
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L’ente che cade nella nostra considerazione è qualcosa che può essere causato, si possono dunque concepire più serie essenzialmente ordinate relativa ai diversi aspetti della causalità che si possono prendere in considerazione. Prendiamo tre sole di queste serie: quella della causalità efficiente, quella delle causalità finale, quella dell’eminenza. In ciascuna è possibile ipotizzare un termine primo incausato e incausabile. Si verte quindi sul concetto di possibilità: una prima causa incausabile nell’ordine dell’efficienza, della finalità e dell’eminenza è pensabile senza contraddizione, e dunque è possibile. Ma su che cosa può fondarsi tale possibilità? Solo sul fatto che una tale causa incausata si radichi nella sua stessa attualità: se una prima causa incausata e incausabile è possibile, allora esiste anche necessariamente già in atto, e poiché non può che esistere un solo ente assolutamente necessario, i termini primi di ciascuna serie causale non possono che coincidere tra loro. esiste dunque una sola causa incausabile, che può filosoficamente essere caratterizzata come ente infinito, e che coincide evidentemente con Dio. Una reinterpretazione dell’argomento anselmiano: se Dio è possibile (cioè si può dimostrare che Dio può essere pensato senza contraddizione) allora esiste necessariamente.

Si dà grande privilegio al concetto di possibilità e si rompe con il necessitarismo della tradizione peripatetica: Dio esiste sì necessariamente, ma non agisce necessariamente. La contingenza ontologica non va confusa con quella relativa agli atti delle nature dotate di intelletto e volontà. Dio agisce in maniera tale da causare in modo contingente tutto ciò che causa. La contingenza dell’azione, presa come indice di libertà, diventa più importante della necessità. Per ciò che riguarda la sfera dell’azione, la contingenza è sinonimo di libertà, la necessità è sinonimo di costrizione, non di perfezione.
In Scoto si hanno anche altri temi interessanti:
1. Primato della volontà dell’intelletto: la volontà si autodetermina e non è vincolata in senso assoluto a quel che le propone l’intelletto
2. Principio di individuazione: non viene collocato nella materia, ma in una determinazione di natura formale, l’ecceità. Ciò che distingue, e.g., gli individui all’interno della specie umana, non è il fatto che la materia dell’uno è diversa dalla materia dell’altro, ma il fatto che alla natura comune di entrambi si aggiunge un’ulteriore perfezione formale, che rende ogni cosa questa o quella determinata cosa. C’è un incremento formale: ogni individuo è formalmente qualcosa in più della natura comune a cui appartiene
3. Distinzione tra conoscenza intuitiva e conoscenza astrattiva: la seconda prescinde dall’esistenza attuale delle cose, la prima ci fa conoscere le cose in quanto presenti o attualmente esistenti. L’astrazione non è un processo di unvesalizzazione, ma la possibilità di conoscere le cose anche in loro assenza. L’intuitività indica la possibilità di cogliere le cose così come si presentano in sé, tanto a livello sensibile quanto a livello intelligibile. Quindi l’idea che la conoscenza intellettuale non è necessariamente legata all’astrazione e all’universale, ma è possibile invece una conoscenza intelligibile del singolare concreto.

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