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Gregorio di Nissa - Corpo-anima-natura


Nell’antropologia gregoriana, per "uomo" s'intende il synolon "corpo-anima". Questo synolon resta tale anche nella morte, giacché "anche dopo la dissoluzione del corpo e il ritorno degli elementi che lo compongono negli elementi affini presenti nell’universo, <l’anima> non si separa dagli elementi che si trovano nel corpo". Ciò avviene per via della natura dell'anima che, essendo intelligibile e indivisibile, né si restringe né si disperde, ma resta egualmente presente sia nell'unione degli elementi nel corpo sia nella loro divisione. La morte, quindi, non è l'annientamento del corpo ma il mutamento del suo status. Principio ontologico dell'anima è "il movimento della volizione divina", che la infonde dal di fuori (creazionismo). L'affermazione: "anche il frammento che si stacca dall'uomo per seminare un altro uomo è in un certo senso un essere vivente: è un organismo animato proveniente da un altro organismo animato" (De an., 6), ha fatto supporte che Gregorio fosse sostenitore del traducianismo. Massimo il Confessore e, più tardi, Gennadio Scolario, hanno difeso il Cappadoce da questa accusa. È impossibile stabilire come e quando avviene l'unione "anima-e-corpo". La dirnostrazione dell'esistenza dell'anima è basata sulla dirnostrazione dell'esistenza di Dio.

"Ad immagine di Dio"

Sono molteplici le caratteristiche della condizione di ad immagine di Dio. La prima caratteristica è la regalità. L'uomo è stato creato per ultimo per essere il padrone e il signore del cosmo: egli indossa la porpora delle virtù, ha come scettro l’immortalità, come diadema la giustizia. Anche il linguaggio (ivi compresa la gestualità) è segno di regalità: in Gregorio la definizione aristotelica dell'uomo in quanto ζῶον λογικόν si trasforma in "essere che parla" (da λόγος, parola). In quanto dominus del cosmo, per natura spettano all'uomo la apatheia, la bellezza e l'intelligenza. L'uomo è inoltre ad immagine di Dio perché può amare, perché per natura è Uno-e-trino (corpo, anima, spirito), inconoscibile e inafferrabile; perché si pone come punto verso cui converge unendosi il Tutto (o i Molti); perché ha una inftnità di potenze; perché è una realtà dinamica ecc.
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