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Etienne de la Boétie

Etienne de la Boétie nacque nel 1530 a Sarlat. Rimasto orfano viene cresciuto dallo zio. Si laurea in giurisprudenza e subito dopo diventa consigliere del Parlamento di Bordeaux. Tre anni dopo l’accesso a questa pratica il suo migliore amico Michel de la Montaigne diventerà anch’egli consigliere. Etienne è cattolico e viene inviato come pacificatore in diversi incontri con i calvinisti poiché è a favore della pace e della tolleranza.
Egli scrive un trattato di 50 pagine che si chiama “Discorso sulla servitù volontaria”, a soli 22 anni. Si tratta di una raccolta di scritti antimonarchici, pubblicati dopo la sua morte, noti come “Contr’uno” (contro il monarca). Lo scopo di quest’opera è quello di portare ad una libertà vera, concreta, e liberare gli uomini (schiavi) non solo dalle loro catene ma anche dalla loro mente. Il “Discorso” sostiene che i tiranni detengono il potere perché sono i sudditi a concederglielo e che per essere schiavi non sono necessarie le catene. Afferma inoltre che la libertà originaria sarebbe stata abbandonata dalla società, la quale avrebbe preferito la servitù del cortigiano alla libertà dell’uomo libero.

Per liberarsi di un tiranno Etienne parla di disobbedienza civile, cioè di non obbedire più agli ordini, per esempio tramite scioperi, di non collaborare e di non seguire delle leggi che si reputano ingiuste. Il potere del sovrano, infatti, è tutto in chi lo segue. Il tiranno non si impone con la forza ma attraverso il consenso e la complicità del servo elimina il potere pubblico ed impone i suoi interessi. Questo testo diventa importante durante la rivoluzione francese.
Inoltre la base di questa servitù volontaria è un concetto razionale: l’uomo ha la tendenza alla servitù (vizio) che viene poi coltivata dal tiranno. Può diventare tale o con la forza o per eredità o tramite il consenso. Etienne diceva che abituarsi a qualcosa è terribile perché si diventa assuefatto da una cosa finché non ci si ritrova in catene. Affermava, inoltre, che il popolo abbrutito è meno coscienzioso, infatti, tramite l’abitudine, si abbassa il livello di coscienza e si infiacchisce lo spirito degli uomini (diminuzione della cultura). Il consenso del popolo si ottiene tramite la divinizzazione del tiranno o tramite l’atomismo sociale, cioè cercando di evitare le aggregazioni. Infatti quando le persone parlano insieme si può sviluppare una criticità.
Un altro tema importante di Etienne è la differenza tra lo spirito servile (vizio) e la tendenza alla libertà; l’uomo ha questo vizio ma può essere redento. L’uomo infatti, inizialmente nasce libero poi però diventa schiavo (tramite l’educazione ecc.) ma la vera tendenza dell’uomo è la libertà; questa è un diritto naturale e gli uomini dovrebbero restare liberi. Il suo è un pensiero molto originale perché si sviluppa nel ‘500 che è un secolo di schiavitù. Boétie afferma inoltre che l’uguaglianza caratterizza tutti gli uomini e che l’amicizia è il legame che deve unire più uomini: un uomo ci è amico quando gli riconosciamo i nostri stessi diritti.

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