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Nelle università all’interpretazione simbolica tipica dell’Alto Medioevo, si sostituisce un’indagine molto più razionale. Le due grandi correnti presenti all’interno della Scolastica si rifanno ai due maggiori filosofi greci, Platone e Aristotele. Il platonismo considera la realtà terrena una copia del “mondo delle idee”. Le esigenze razionalistiche rielaborano invece le teorie di Aristotele, la cui filosofia è maggiormente attratta dalla realtà naturale. Il principale esponente dell’aristotelismo della Scolastica è Tommaso D’Aquino. Tommaso d’Aquino nasce a Roccasecca presso Aquino verso il 1225. Tra le sue opere si ricordano soprattutto la Summa contro in pagani, e la Summa teologica. Il pensiero di Tommaso d’Aquino introduce elementi profondamente innovativi nella filosofia medievale. Il tomismo mira a conciliare la fede con la ragione. Tommaso d’Aquino quindi tratta dell’interpretazione allegorica della Bibbia nella Summa teologica. Il significato spirituale è distinto da Tommaso in 3 aspetti: viene detto allegorico se rappresenta dei fatti dell’antico testamento, morale se gli eventi narrati costituiscono un modello di ciò che dobbiamo fare, anagogico se ciò che sta scritto prefigura cose che riguardano la vita ultraterrena. Il tomismo ispira la letteratura del Trecento e in particolare il progetto della Divina Commedia. Scopo dell’opera più importante di Tommaso, scritta in latino, è affermare che la ragione e la fede sono ambiti autonomi, ma non contrapposti, e percorrendo uno speciale cammino, la mente umana può, seguendo la ragione dimostrare l’esistenza di Dio. Il mondo creato da Dio è composto da essere incorruttibili (gli angeli) e da creature (gli uomini) composte da un “sinolo” (unione di materia ovvero il corpo con l’anima). Questo concetto viene riproposto da Dante in un celebre passo del Convivio. Il tomismo da un lato spalanca la strada alla ricerca razionale, dall’altro opera una sintesi dell’intera civiltà medioevale, poiché Tommaso ribadisce i confini della ragione, assegnandole il ruolo di “ancella della fede”: non rivale e concorrente con essa, ma alleata. Nel capolavoro dantesco tale concezione è rappresentata in forma allegorica, mediante il diverso ruolo assegnato alle due principali guide di Dante: Virgilio considerato simbolo della ragione e Beatrice considerate simbolo della fede o della teologia.

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