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Guglielmo d'Ockham

Guglielmo rappresenta il concludersi del pensiero scolastico medievale e l'aprirsi di una nuova fase, un indirizzo completamente diverso da quello di Anselmo e Tommaso d'Aquino. Per questi pensatori è possibile utilizzare gli strumenti della razionalità per costruire un'armonia tra fede e ragione, essi hanno cercato di far incontrare il pensiero cristiano con quello greco, per esempio riguardo alla questione degli universali. Il pensiero di Ockham intraprende una strada differente che può essere messa in relazione con la nascita della scienza moderna.

C'è una dottrina, tipica dei francescani, sostenuta da Michele da Cesena che si oppone al primato papale all'interno della chiesa, che viene invece concepita come l'universalità dei fedeli, tra cui nessuno può prevalere sull'altro. Okham si oppone a Marsilio da Padova che nel "Defensor Papis", un trattato politico, nel quale è contenuto il concetto di "Volentior partis", per Marsilio deve valere il parere della maggioranza, concetto che anticipa il principio maggioritario che riguarda i corpi politici.

Alcuni in sede storiografica hanno interpretato il pensiero di Ockham come guidato da considerazioni di carattere essenzialmente teologico dalle quali ne scaturiscono considerazioni politiche. Secondo altri invece l'interesse di Ockham è logico e conoscitivo, relativo cioè alla teoria della conoscenza. La corrente di pensiero, nominalismo, alla quale Ockham ha dato origine può essere contenuta in tre proposizioni essenziali:
1. proposizione di carattere ontologico: solo ciò che è singolare e individuale è reale, cioè può essere definito res (cosa). Quindi concetti come gli universali non vengono accettati.
2. proposizione di carattere gnoseologico: l'unica conoscenza reale ed effettiva è quella intuitiva sensibile, che ci porta a contatto con la realtà attraverso l'uso dei sensi. E' come la realtà di carattere individuale. Il nominalismo afferma una forma radicale di empirismo gnoseologico che fonda la conoscenza umana sulla base dell'esperienza sensibile.
3. proposizione di carattere logico, dal punto di vista logico il nominalismo si qualifica terminismo, quell'impostazione della logica per cui essa si configura come studio dei termini del discorso e della relazione sintattica che essi intrattengono tra di loro.
L'ultima delle tre proposizioni è quella di natura logica, la logica è intesa da Ockham come studio delle proprietà del discorso. L'analisi di Ockham si concentra innanzitutto sui termini del discorso che, secondo una concezione di tipo classico, vengono concepiti come "l'atomo logico" che non può essere ulteriormente decomposto e unendosi ad altri termini forma le proposizioni, che unite a loro volta formano il discorso.
Ockham comincia questa indagine sui termini a partire da una classificazione che distingue tra termini scritti o grafici (le parole scritte su fogli), termini orali (le parole pronunciate a voce) e termini mentali o concetti (ciò che si vuole comunicare con la scrittura o la parola, quindi il vero significato che compete a questi segni). Tali termini si trovano in un rapporto di dipendenza, ovvero "stanno per qualcosa": il termine scritto sta per quello orale, quello orale sta a sua volta per quello mentale. I termini scritti e orali sono arbitrari, ovvero convenzionali, essi mutano da lingua a lingua, da cultura a cultura, mentre i termini mentali sono la registrazione immediata delle cose della realtà. Sicuramente dunque c'è un primato, dal punto di vista logico e conoscitivo e del rapporto con la realtà, dei termini mentali.
A questo punto Ockham distingue tra due classi di termini: categorematici e sincategorematici. La differenza consiste nel fatto che i termini categorematici significano qualcosa di per se stessi (ad esempio la parola uomo), quelli sincategorematici invece hanno significato solo se uniti ad altri termini (ad esempio la congiunzione e). Alcuni termini sono poi definiti assoluti, cioè che significano una realtà singolare così come è colta dall'intelletto.
Secondo Ockham quindi un'aggregazione di termini mentali assoluti rifletterà in sè la corrispondente aggregazione di cose. Nella mente, che si comporta come uno specchio fedele della realtà, sono presenti solo elementi singoli e individuali. Ecco perchè anche prima abbiamo detto che i termini mentali si distinguono da quelli scritti o orali, che non sono in un rapporto speculare con le cose della realtà.
Soluzione al problema degli universali
Nel descrivere la struttura del discorso Ockham dimostra che tutti i termini universali che costituiscono la proposizione (specie, genere ecc.) non corrispondono come invece i termini mentali a realtà singolari. Ockham affronta il problema degli universali, quei termini che danno nome ai generi e alle specie della classificazione aristotelica o alle idee della tradizione platonica, chiedendosi se tali termini universali possano riferirsi a corrispondenti realtà universali e se queste realtà universali esistano al di fuori della mente sia come singoli enti sia come classi o caratteristiche comuni a più individui. La risposta è negativa in entrambi i casi. L'universale non esiste da sè ma soltanto in quanto sminuzzato nei singoli enti che di esso partecipano (ripreso il concetto di partecipazione tipico di Platone).
Egli scrive che "l'esistenza dell'universale è impossibile nello stesso modo in cui è impossibile che un uomo sia asino", affermazione che lo distacca del tutto dal pensiero di Tommaso d'Aquino che sosteneva l'esistenza degli universali ante rem (nella mente di Dio), in re (nel momento in cui Dio crea le cose) e post rem (nella mente dell'uomo che prova a coglierli).
A questo punto c'è il secondo livello di riflessione di Ockham che ci porta ad una maggiore comprensione del suo pensiero sugli universali: riguarda l'attività dell'anima e il modo attraverso il quale il termine mentale viene ad imprimersi e a prodursi nella nostra mente. Ockham sostiene che l'anima è nel contempo sede e soggetto operatore della nozione. C'è infatti un'operazione attraverso la quale la nostra anima entra in relazione con la struttura ontologica della realtà ed è di natura tanto attiva quanto passiva.
⦁ passiva perchè che la realtà si imprime sui nostri sensi
⦁ attiva perchè l'anima è una serie di atti rivolti ad una o ad un'altra cosa chiamati atti di attenzione. Il termine latino è intentio, ovvero "tendere verso qualcosa", l'operazione attraverso la quale la nostra mente si indirizza verso un oggetto. L'oggetto a cui si rivolge è costituito o da cose fisiche (intentio prima) o da nozioni, ossia atto intenzionale di attenzione (intentio secunda)
Nell’intentio prima l'oggetto è l'ente che esiste nella realtà. Nell'intentio secunda l'oggetto sono i termini assoluti dell'intentio prima. In questo caso nascono gli universali, che sono classi, insiemi che non hanno alcuna natura individuale e singolare perchè non esistono nella realtà ma solo nella nostra mente.
Il terzo livello di riflessione è la via della suppositio, ovvero l'analisi del potere significativo dei termini. La suppositio è l'atto fondamentale di ogni sistema linguistico: tutti i segni dei quali si compone la lingua sono qualcosa che sta per qualcos'altro. Per esempio i suoni che corrispondono alla parola cane effettuano la suppositio per il termine mentale che corrisponde alla parola. Ockham calssifica e definisce diversi possibili tipi di suppositio: materialis, personalis, simplex.
⦁ La suppositio materialis si ha quando un termine si riferisce alla materia fisica di cui è composto, ad esempio la parola uomo nella proposizione uomo è bisillabo: il termine uomo sta per la materia e rinvia a quel significato che sono le due sillabe
⦁ La suppositio personalis è quella più corretta e più aderente alla realtà, perchè il termine sta ad indicare un ente reale ed individuale, ad esempio un uomo corre, il termine uomo sta ad indicare una realtà individuale e di natura singola
⦁ La suppositio simplex è il terzo livello di funzionamento quanto del potere significativo dei termini, in questo caso il termine uomo viene utilizzato per indicare un concetto mentale universale, ad esempio uomo è specie di animale
Sotto questo profilo gli universali sono il prodotto di questo terzo tipo di suppositio che è possibile all'interno della mente umana. Non esistono nella realtà e non sono creature di Dio, ma nostre astrazioni. Non è possibile trasferire nella realtà quello che è solo astrazione mentale. Attribuire una realtà concreta agli universali significa riconoscere come prodotto di Dio quanto è soltanto il frutto di un'astrazione umana.
La teoria della conoscenza

Vi sono due tipi di conoscenze sia per Hockham che per Aristotele e Platone, una conoscenza astrattiva e una conoscenza intuitiva.
⦁ Quella astrattiva è data dal processo di astrazione.
Per Platone e Aristotele è il processo attraverso il quale si risale dal molteplice all’uno, dal particolare all’universale. Per loro è questa la vera conoscenza in quanto porta ad una conoscenza chiara e precisa dell'universale. Non può essere lo stesso per Hockham poichè egli nega l'esistenza degli universali.
Per lui il processo astrattivo è quello che interviene nel momento in cui non c'è più l'intuizione (che si ha con i cinque sensi in presenza dell'oggetto) e porta ad una conoscenza confusa e imprecisa che non rispecchia la realtà singolare e individuale degli enti creati da Dio.
⦁ Quella intuitiva è data dalle percezioni che noi abbiamo grazie ai nostri cinque sensi. Per Hockham è questa la vera conoscenza, in quanto si fonda sull'intuizione diretta e immediata dell'esistenza singolare. Ne afferma la superiorità.


La dottrina della scienza

La concezione della realtà come di natura individuale e singolare e l'affermazione del primato della conoscenza intuitiva su quella astrattiva conduce Hockham a formulare una dottrina della scienza che si fonda sull'esperienza. Il momento essenziale nell'edificazione della scienza è per lui l'esperienza, nè l'auctoritas nè la ratio come era invece nel pensiero medievale precedente.

La concezione della scienza di Ockham è originale. Per lui gli universali non esistono e non possono esserci proposizioni di carattere universale, ma solo che descrivono singoli stati di cose e realtà di carattere singolare, ogni scienza è una serie di molteplici proposizioni collocate le une accanto alle altre, senza alcun ordine gerarchico nè organizzazione secondo un metodo.
Questa forma che assume il discorso scientifico non fa altro che rispecchiare la struttura stessa della realtà. Essa è costituita da individui privi di rapporti di subordinazione. La scienza, perciò, non è la ricerca delle essenze come aveva detto Aristotele, per il quale la vera meta della scienza è l’individuazione degli universali, ma utilizzo dell'esperienza sensibile.
Il Rasoio
Ockham inventa anche un nuovo metodo di analisi scientifica detto del "Rasoio", secondo cui il discorso scientifico deve eliminare ogni elemento superfluo.
I principi generali del rasoio sono:
1) è inutile postulare l'esistenza di molti enti quando non necessario ed è inutile fare qualcosa ricorrendo a molti enti quando si può fare con pochi;
2) quando ci sono due argomenti che si verificano uno probabilmente è superfluo;
3) le autorità che non possono dare una certezza effettiva di quanto dicono sono superflue.
Una vittima del rasoio è ad esempio il concetto aristotelico di sostanza: non si può conoscere una sostanza al di là degli accidenti che contribuiscono a renderla certa. Viceversa gli accidenti sono sufficienti a rendere l'oggetto certo, quindi la sostanza è superflua.
Anche il concetto di causalità viene eliminato: non si può dedurre la presenza di un fenomeno da un altro fenomeno. L'esistenza può essere concepita solo dall'esperienza.
Teologia
Hockham si è chiesto se la teologia fosse da considerare come una scienza. Per scienza egli intende un discorso che riflette la struttura ontologica della realtà, che è di carattere singolare e individuale, e scaturisce dall'esperienza, cioè da ciò che percepiamo con i nostri sensi. Ma nè i sensi nè l'intelletto possono realizzare una conoscenza intuitiva e diretta di Dio come singolarità esistente, perciò la teologia NON è una scienza. Essa nel suo complesso viene fondata esclusivamente sulla fede e sulle Sacre Scritture.
D'altronde Hockham sostiene anche che se Dio fosse conoscibile attraverso l'uso della ragione, la rivelazione e la fede non avrebbero senso. Infatti Dio non rivela all'uomo verità che già conosce o a cui può arrivare per il principio di economia "inutilmente si ricorre a molte spiegazioni quando si può ricorrere a poche". Come la sua esistenza così anche gli attributi di Dio non possono essere dimostrati, si può solamente parlare di lui ricorrendo ai concetti di cui dispone l'uomo che sono comuni a Dio e alle sue creature, consapevoli che è una congettura, vera solo se accettata per fede.
Inoltre Dio può agire de potentia ordinata (conformemente alle leggi da lui stesso istituite alla creazione del mondo) sia de potentia absoluta (infrangendo l'ordine stabilito e andando al di là di esso), egli è assolutamente onnipotente. Di conseguenza agli uomini non è possibile esplicare la razionalità del mondo, ma solo descriverlo e osservarlo. La fede e la ragione sono dunque concepite da Hockham come separate e inconciliabili, non però in contrasto. Questa visione è innovativa perchè fino a quel momento con la teologia aristotelica medievale e in particolare contro il pensiero di Tommaso d'Aquino fede e ragione sono state unite, mentre egli indica per la ragione una nuova funzione: quella di costruire una scienza basata sull'esperienza.

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