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Windelband- Vita e pensiero


Fondatore della “Scuola del Baden” e rinomato storico della filosofia, mira la sua riflessione a stabilire la validità logica della conoscenza, a ricercare se vi sia una scienza: «la filosofia è un pensiero che possegga una validità universale e necessaria, è un valore di verità (appunto definita teoria dei valori, non immediatamente pratici, in generale)». Quindi, per filosofia dei valori egli intende una scienza critica dei valori universali, che si distingue dalle scienze particolari in quanto formula giudizi di valore e non giudizi di fatto. Il suo compito è valutare se vi sia una scienza, una morale, un’arte e quindi dimostrare l’esistenza di un valore di verità, di bontà e di bellezza; questo si attua stabilendo la validità universale e necessaria di un enunciato scientifico, di un agire/volere, di un vedere/sentire. Questa ricerca dei valori si colloca pienamente entro un progetto epistemologico ma, da una tale questione, i suddetti valori acquistano una valenza sempre più ontologica-metafisica: si torna ad un platonismo essenziale. Nell’esaminare questi valori Windelband individua due precisi modi di approcciarsi, di leggere la realtà, prospettiva poi accostata agli studi di Wilhelm Dilthey; egli propone una distinzione, di carattere strettamente metodologico, tra quelle scienze volte a determinare le leggi generali degli accadimenti (scienze nomotetiche, da nómos, “legge”) e quelle discipline che mirano a descrivere gli avvenimenti, a individuare la fisionomia degli eventi particolari (scienze idiografiche, da idion, “particolare”). Queste ricerche non hanno due campi specifici, non sono distinte contenutisticamente, in quanto indicano due possibili approcci, due modalità diverse di vedere una medesima esperienza, uno stesso fatto; a certi fatti particolari possiamo accostarci con la volontà di ritrovare le leggi universali, assumendo un atteggiamento astratto, formale e passando dal temporale all’”in-temporale”, oppure di cogliere la peculiarità di un determinato valore, volto ad accrescere quella conoscenza storica “del singolare”, dell’irripetibilità dell’individuale, ma che tende a rimanere “al singolare”, senza cioè astrarre o snaturare la tipologia individuale dei fatti naturali e degli eventi umani.
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