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Verso il Novecento


Negli ultimi decenni dell’Ottocento, mentre si afferma l’egemonia positivista, cominciano a delinearsi tendenze di segno diverso, in cui viene criticata l’assolutizzazione del modello razionalità tecnico-scientifica operata dal Positivismo.

Nell’idealismo italiano Bertrando Spaventa opera una revisione dell’Hegelismo, guardando al pensiero come attività più che come astratta e oggettiva “pensabilità” del reale. L’atto dei pensare è agens, mentre l’oggetto del pensiero è mero actum.
Nell’idealismo anglosassone, Francis H. Bradley analizza la contraddittorietà dell’esperienza e afferma che solo la coscienza è realtà non contraddittoria, è quindi “reale”, mentre Josiah Royce afferma un Idealismo volontaristico, in cui il significato di un’idea viene posto nel fine a cui essa tende e la finalità ultima a cui tendono i processi della mente è l’autocoscienza assoluta dello spirito.


Per lo Spiritualismo francese dell’epoca, Émile Boutroux afferma la contingenza delle leggi di natura e la differenza fra i diversi gradi della realtà, ciascuno autonomo e irriducibile all’altro. Il fondamento della legge scientifica è solo pratico: essa serve, cioè, ad adattare la realtà all’intelligenza, a piegarla al compimento della volontà. Le leggi scientifiche sono soltanto princìpi regolativi, idee direttive dell’esperienza. L’insufficienza della scienza matematico-naturalistica porta ad avvertire —. al di là dei fenomeni — l’esistenza di una realtà più profonda, quella di Dio.


Per i Neokantiani di Marburg, Hermann Cohen e Paul Natorp l’oggettività della conoscenza scientifica si basa sul contenuto logico del pensiero, depurato da ogni valore soggettivo: l’unità trascendentale della coscienza non è altro che il sistema logico-concettuale delle proposizioni, o giudizi, su cui si fonda la validità delle conoscenze scientifiche. Per Natorp, il sistema dei princìpi che regolano il mondo dell’esperienza riconduce,per alcuni versi, al mondo platonico delle Idee.
Anche il dover essere ha un senso oggettivo e coincide con l’unità del genere umano, che si collega all’ideale etico del Socialismo.

Nell’Università di Heidelberg, Wilhelm Windelband ritiene che la filosofia sia scienza valori necessari e universali, si distingua, cioè, dalle scienze perché formula giudizi di v che riguardano sia l’etica che la gnoseologia e l’estetica. Egli distingue le scienze dello spirito (idiografiche, cioè individualizzanti) dalle scienze della natura (nomotetiche, cioè riguardanti leggi universali). Heinrich Rickert afferma che tale differenza fra i due tipi di sapere è solo metodo.

Per l’Empiriocriticismo di Richard Avenarius, a fondamento della conoscenza c’è l’esperienza pura, che precede la distinzione fra soggetto e oggetto.

Per Ernst Mach i concetti esprimono un’esigenza di economia del pensiero e i princìpi della scienza sono solo una “descrizione sintetica” di esperienze, enunciati nei quali riassumiamo tali esperienze e le comunichiamo ad altri.
Felix Klein nel Programma di Erlangen afferma che la validità dei teoremi della geometria non dipende dalla loro corrispondenza alla realtà, ma dalla coerenza e non contraddittorietà dei procedimenti con cui quei teoremi vengono ricavati da
determinati postulati.
Per il Convenzionalismo di Jules-Henri Poincaré, inoltre, i principi della scienza non sono altro che convenzioni.

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