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Tillich - Vita spirituale individuale


Il meccanismo di emersione dell’abisso nella forma è da estendere all’intero esistente, alla natura in senso lato, in cui vi è un continuo movimento di forze vitali primigenie che tendono oltre i limiti della propria forma-immagine, la quale è invece l’unica modalità possibile di realizzazione piena dell’essenza.
In una dimensione esistenziale, ciò si traduce in un sentimento di intima inquietudine per tutto ciò che è vivente, impossibilitato alla quiete e alla padronanza del proprio essere, che appare come estraneo e animato di impulsi incontrollabili e tendenzialmente distruttivi.
È dunque la forma spirituale il luogo della lotta reale tra divino e satanico, il demoniaco risiede e agisce nello spirito, dove la forma conserva ancora la sua libertà di determinare l’esistente e la minaccia della distruzione implica un’effettiva possibilità di sollevazione di un abisso che la contrasti . L’individuo spirituale viene intaccato e posto in contraddizione con se stesso, posseduto da una forza deformante lo spirito, disintegrante l’unità dell’individuo e la sintesi della sua coscienza. L’Io posseduto e scisso si affaccia alla distruzione, perde la sua libertà e autonomia. Ma ciò rivela, nel riaffermarsi della dialettica, una condizione del tutto particolare e apparentemente contraddittoria: la possessione ha carattere estatico, creativo, è uno stato di grazia, del tutto inaccessibile alla coscienza libera e razionale. In ciò che sembra una condanna, la distruzione dell’individuo spirituale e lo svuotamento del suo senso sono fonte di un’esperienza di contatto tra spirito e forza vitale dalla profondità dell’essenza, che innalza alla pienezza divina di creazione di nuova forma. E, soprattutto, la possibilità di superare la possessione. Tale concetto assumerà importanza centrale per Tillich nel momento in cui verrà inserito nella dinamica della filosofia della storia.
Nell’interezza della vita individuale, ogni atto di coscienza è influenzato dalla dialettica dell’impulso creativo delle forze vitali inconsce e il rischio di distruzione formale che comportano. L’Io è perennemente e inconsapevolmente esposto alla possibilità della possessione, momento negativo che permette, nell’estasi, di trascendere il binomio conscio-inconscio in una dimensione ulteriore.
Passando dal livello individuale a quello sociale, il processo è invariato, se non per il fatto che l’azione spirituale non è più caotica ma assume il carattere di sacralità, massimo simbolo di un’intera epoca. Il demoniaco nell’unità sociale conquista potere pervasivo e abusa dell’elemento distruttivo, arrivando ad annichilire, anche fisicamente, la personalità individuale che in tale contesto è posta. La forma sociale (Stato, Chiesa, etc.) diviene sacralità, che afferma la necessità e la possibilità del sacrificio del singolo per la comunità. Fino alla perdita dell’aurea sacrale stessa e la successiva autodistruzione.
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