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Tillich - Contesa metafisica-storia


Tillich si inserisce nell’orizzonte della contesa metafisica-storia e il problema della loro sintesi sviluppando una riflessione che si rifarà inizialmente al sentimento critico di Troeltsch, sviluppata tra il 1923 e il 1924 in tre scritti dedicati al teologo . Il dialogo con Troelsch sulla forma della filosofia della storia trova in Tillich un precedente nel concetto da lui elaborato nel 1922 di kairòs , che fa diretto riferimento al significato del termine greco utilizzato per indicare il carattere indeterminato e accidentale del tempo .
Kairòs nel senso di una prospettiva antistoricista che interpreta il tempo come momento denso di significato in cui interviene teleologicamente l’eterno, mostrandosi e donando direzione alla storia. Si tratta dunque di un divenire storico costellato da momenti di crisi (kairoi) che sono incontri con l’eternità, fonte e opportunità di cambiamento mediante decisioni esistenziali del soggetto. Da un punto di vista teologico, ciò trova suo archetipo nel kairòs cristologico, irruzione della legge divina nel tempo secolare, presupposto per una prima proposta di sintesi tra metafisica e storia.
Tillich compie un ulteriore passo verso una filosofia della storia nella lezioni all’Università di Dresda da lui tenute nel 1926 in un corso dedicato a Kunst und Religion, il cui punto di partenza è la ricerca di un nesso tra religione e arte tramite elementi della teoria estetica di Kant e Schiller. La riflessione si sposterà presto sul rapporto tra storia e metafisica, nuovamente nel senso di una loro sintesi antistoricista . L’azione artistica è considerata un Können, capacità tipica dell’umano che deriva però da elementi ad esso esterni, cioè un’esigenza che si origina dalle stesse cose che ci circondano spingendo ad una loro comprensione più profonda oltre l’elemento biologico/vitale e accidentale, il loro uso strumentale. Tramite quell’espressione culturale che è l’arte, l’uomo è indotto, mediante i simboli della creazione formativa, a giungere al loro significato ultimo che è il divino, il tratto sacro e intangibile. Ma il coglimento artistico è sottomesso alle caratteristiche del divenire storico, in quanto assume modalità diverse (gli stili) influenzate dalle coordinate sociali e culturali della determinata epoca. L’arte si lega dunque indissolubilmente al tempo, lo stile ha un’origine pre-estetica e in base a ciò produce particolari comprensioni di significato. Tillich, nella disamina delle tappe della storia degli stili, si sofferma particolarmente sulla tragedia greca, il cui specifico modo di affrontare la sfera di significati è di esprime l’orrore per un abisso distruttivo, tipico dell’arte arcaica, elemento fondante del rapporto che l’uomo intrattiene con una realtà esterna intesa come distruttiva e ostile. Nella tragedia la natura e il confrontarsi dell’essere umano con essa sono letti in chiave religiosa, ed è in tale ambito che Tillich individua il concetto di demoniaco, cioè il sentimento di timore di quell’abisso-sostrato portante delle cose, che si rivela come energia negativa. È un demoniaco che è ancora unicamente inteso come distruttivo, contrapposto all’elemento creativo e formativo esaltato dall’arte.
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