Mongo95 di Mongo95
Ominide 7665 punti

Tillich - Realtà formale e essenza abissale


Già nelle espressioni artistiche e culturali più primitive è percepibile l’immagine del demoniaco, nascosto in rappresentazioni apparentemente prive di significato profondo per la coscienza (particolarmente quella occidentale). Oltre un primo livello di elementi organici di cui è immediato il ruolo meramente artistico-rappresentativo, ve ne sono altri con essi in tensione, per via di una loro costitutiva inacessibilità.
Questi elementi fanno sì parte della realtà organica, ma allo stesso tempo la frantumano, costituendo una particolare forma artistica che viola l’ordinario insieme organico, forma riconoscibile nei singoli elementi che la compongono, ma nuova nel loro insieme. Sono forze vitali che irrompono nella figura artistica (e, dunque, tramite essa siamo in grado di comprenderle) e si sottraggono alla sintesi organica e divengono distruttive. Il demoniaco si manifesta dunque come realtà concreta nell’arte, così come in altri fenomeni storici , come realtà opposta che si pone in tensione positiva con la forma artistica, dato che dalla sua disgregazione mostra potenzialità di creazione di un’ulteriore e nuova forma.
Nella descrizione fatta da Tillich, il demoniaco va oltre il significato che assume come termine nel senso comune, per via di una natura essenzialmente dialettica che pone in esso unità di principio formale creativo e principio formale distruttivo. Tale dualismo pone il demoniaco a equidistanza sia dal divino (come è intuitivo), sia dal satanico, che rappresenta invece unicamente l’operazione negativa di distruzione del senso, e compone ontologicamente solo una parte del concetto di demoniaco. Solo nella dimensione mitologica Satana si fa sommo demone, così come il satanico rappresenta sommamente il polo del negativo nella dialettica.
La demoniaca distruzione della forma trae origine non da elementi esterni, ma dalla stessa immagine formale, provenendo da un suo livello più profondo, rivelandone l’essenza metafisica. In quanto osservatori della realtà, noi ci poniamo in relazione con un elemento finito, appunto l’immagine delle cose, ma tramite essa si apre la via d’accesso al trascendente e all’assoluto, ciò che sottostà alle cose e ne rappresenta la piena essenza. Si tratta appunto di una dimensione di per sé impenetrabile al pensiero, ma è proprio la dialetticità del demoniaco che ci permette di averne per lo meno coscienza: nella profondità dell’essenza vi è unione tra impulso vitale verso la forma e il timore per un’inesauribilità abissale di disgregazione della forma stessa. Il demoniaco esiste in ragione di tale tensione. Tillich traccia così un’ontologia che lega forma ed essenza, teorizzando un essere tormentato dal rischio, insito nella sua intimità, di cedere all’impulso di distruggere la forma finita e definita, mosso dal desiderio di realizzarsi ulteriormente in un’infinita attività che non fa che condurlo oltre i suoi limiti di pienezza, ottenendo l’effetto opposto in un abisso amorfo. Perdere la forma significa perdere la pienezza dell’essenza, e si tratta di un processo che si manifesta concretamente nel demoniaco, che mostra in un’immagine a noi accessibile (da noi prodotta) la deformità ontologica del fondo creativo e divino dell’essere.
È da sottolineare la sfumatura concettuale che fa emergere Tillich differenziando tra profondità e abisso, termini simili che rappresentano però elementi che appaiono in tensione, due tendenze parimenti agenti nell’essenza ma di segno opposto: la profonda e divina volontà di creazione di significato formale che anima l’essere, che eccede al proprio limite per precipitare nell’abissale e satanica consunzione della forma.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email