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Definizione di religione


Cosa può accomunare gli apparati simbolici e comportamentali che si dipanano nel corso della storia, che, a differenza degli altri fenomeni umani, chiamiamo “religione”? Essenzialmente, si può affermare che sia un rapporto con l’Assoluto, ma è una definizione ambigua, in quanto non ogni rapporto di tal senso è religioso (e.
g. il rapporto teoretico-speculativo della metafisica). Affinché ci sia religione occorre allora una particolare attitudine, vera e propria sensibilità religiosa. Guardini la descrive come disposizione a percepire l’invisibile in mezzo al visibile, ma anche l’eterno attraverso il finito e l’effimero. Chi possiede tale attitudine non coglie altro che il Sacro e tutti i valori che conseguono come suoi portatori (Verità, Giusto, Bellezza, etc.). A ciò si risponde con rispetto, venerazione, cioè pietas. È una realtà di forte ambiguità nelle sue caratteristiche.
Guardini, nella fenomenologia del religioso, afferma che la religione è una grandezza culturale, con tratti ben definiti e propri. Perché si dia il vero e proprio fenomeno religioso, occorre sperimentare un modo speciale di essere toccati dall’esistenza, cioè guardare il mondo e cogliere nella sua realtà una dimensione ulteriore, una potenza e un valore sorprendenti. È la dimensione del Sacro, che non si trova in un luogo specifico, ma può emergere in tutte le determinazioni dell’esistenza, di volta in volta assegnandogli particolare elevatezza e fascinazione, ma anche terribilità. Sembrando giungere da lontano, distoglie l’attenzione del soggetto dall’immediato e lo rivolge verso l’ignoto, il misterioso sovramondano, il numinoso. Tutto ciò è colto dall’uomo in modo diversi (il sentimento, l’animo, etc.), ma in ogni caso, l’organo per cogliere il religioso oltrepassa le facoltà e gli atti specifici della normale via spirituale. L’atto di apprensione è estremamente dilatato, connessione all’essenza complessiva dell’uomo, una sua particolare recettività nell’interezza vivente. Attenzione ad un appello che viene da altrove, una realtà sconvolgente le nostre abituali categorie e modalità di lettura del reale. La pura e semplice esperienza religiosa rimarrebbe infeconda se nella storia, con grande attività creativa, l’uomo non cercasse di esplicarla generando, in tutte le sue configurazioni strutturali, la religione storica. Tentativi di configurare e strutturare l’esperienza del Sacro.
Il fenomeno del religioso è una specifica esperienza che definisce come la presa di coscienza da parte dell’uomo che nel mondo si può cogliere un elemento peculiare inesprimibile tramite i concetti di espressione degli altri eventi. In questi casi si usa dunque solitamente un’espressione in negativo, il “tutt’altro”, che in senso positivo diventa appunto il Sacro. Tale elemento interpretato in innumerevoli rappresentazioni (miti) e esplicazioni sistematiche (dottrine), apparati simbolici e azioni (culti e riti). Tutto ciò non è altro che la genesi delle religioni storiche.
Il nodo teorico e se le diverse configurazioni del Sacro forniscano effettivamente via d’uscita dal mondo, oppure se non siano destinate a rimanere mondane. Le religioni si distinguono ampiamente tra loro, ma esiste un elemento in comune: l’impressione che l’oggetto colto travalichi la mondanità, cioè che provenga da un Altrove e ad esso conduca. Ma la non-naturalità del Sacro appartiene pur sempre al mondo: con l’esperienza del religioso non si fuoriesce dalla dimensione mondana, il Sacro è esso stesso mondo per come vissuto dall’uomo. Ciò non vuol dire che l’esperienza religiosa possa essere arbitrariamente accessibile, ma è piuttosto sempre e comunque spontanea nella sua irruzione nell’esistenza. Tale venuta spontanea è così convincente da confonderla per una sovrannaturale uscita dal mondo.
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