Concetti Chiave
- La religione si distingue per un rapporto con l'Assoluto, ma non ogni relazione di questo tipo è considerata religiosa.
- Secondo Guardini, l'attitudine religiosa è la capacità di percepire l'invisibile e l'eterno attraverso il finito e l'effimero, portando a una risposta di rispetto e venerazione.
- Il Sacro emerge in tutte le esperienze di vita, conferendo loro un valore sorprendente e portando l'attenzione verso l'ignoto e il misterioso.
- L'esperienza religiosa richiede una recettività speciale che supera le normali facoltà umane, permettendo di cogliere elementi inesprimibili attraverso rappresentazioni e miti.
- Le religioni storiche nascono dalla creatività umana che cerca di strutturare l'esperienza del Sacro, ma il Sacro stesso rimane parte integrante del mondo vissuto dall'uomo.
Indice
La natura della religione
Cosa può accomunare gli apparati simbolici e comportamentali che si dipanano nel corso della storia, che, a differenza degli altri fenomeni umani, chiamiamo “religione”? Essenzialmente, si può affermare che sia un rapporto con l’Assoluto, ma è una definizione ambigua, in quanto non ogni rapporto di tal senso è religioso (e.g. il rapporto teoretico-speculativo della metafisica).
L'attitudine religiosa secondo Guardini
Affinché ci sia religione occorre allora una particolare attitudine, vera e propria sensibilità religiosa. Guardini la descrive come disposizione a percepire l’invisibile in mezzo al visibile, ma anche l’eterno attraverso il finito e l’effimero. Chi possiede tale attitudine non coglie altro che il Sacro e tutti i valori che conseguono come suoi portatori (Verità, Giusto, Bellezza, etc.). A ciò si risponde con rispetto, venerazione, cioè pietas. È una realtà di forte ambiguità nelle sue caratteristiche.
Il fenomeno del Sacro
Guardini, nella fenomenologia del religioso, afferma che la religione è una grandezza culturale, con tratti ben definiti e propri. Perché si dia il vero e proprio fenomeno religioso, occorre sperimentare un modo speciale di essere toccati dall’esistenza, cioè guardare il mondo e cogliere nella sua realtà una dimensione ulteriore, una potenza e un valore sorprendenti. È la dimensione del Sacro, che non si trova in un luogo specifico, ma può emergere in tutte le determinazioni dell’esistenza, di volta in volta assegnandogli particolare elevatezza e fascinazione, ma anche terribilità. Sembrando giungere da lontano, distoglie l’attenzione del soggetto dall’immediato e lo rivolge verso l’ignoto, il misterioso sovramondano, il numinoso. Tutto ciò è colto dall’uomo in modo diversi (il sentimento, l’animo, etc.), ma in ogni caso, l’organo per cogliere il religioso oltrepassa le facoltà e gli atti specifici della normale via spirituale. L’atto di apprensione è estremamente dilatato, connessione all’essenza complessiva dell’uomo, una sua particolare recettività nell’interezza vivente. Attenzione ad un appello che viene da altrove, una realtà sconvolgente le nostre abituali categorie e modalità di lettura del reale.
Esperienza religiosa e religioni storiche
La pura e semplice esperienza religiosa rimarrebbe infeconda se nella storia, con grande attività creativa, l’uomo non cercasse di esplicarla generando, in tutte le sue configurazioni strutturali, la religione storica. Tentativi di configurare e strutturare l’esperienza del Sacro.
Il nodo teorico del Sacro
Il fenomeno del religioso è una specifica esperienza che definisce come la presa di coscienza da parte dell’uomo che nel mondo si può cogliere un elemento peculiare inesprimibile tramite i concetti di espressione degli altri eventi. In questi casi si usa dunque solitamente un’espressione in negativo, il “tutt’altro”, che in senso positivo diventa appunto il Sacro. Tale elemento interpretato in innumerevoli rappresentazioni (miti) e esplicazioni sistematiche (dottrine), apparati simbolici e azioni (culti e riti). Tutto ciò non è altro che la genesi delle religioni storiche.
Il nodo teorico e se le diverse configurazioni del Sacro forniscano effettivamente via d’uscita dal mondo, oppure se non siano destinate a rimanere mondane. Le religioni si distinguono ampiamente tra loro, ma esiste un elemento in comune: l’impressione che l’oggetto colto travalichi la mondanità, cioè che provenga da un Altrove e ad esso conduca. Ma la non-naturalità del Sacro appartiene pur sempre al mondo: con l’esperienza del religioso non si fuoriesce dalla dimensione mondana, il Sacro è esso stesso mondo per come vissuto dall’uomo. Ciò non vuol dire che l’esperienza religiosa possa essere arbitrariamente accessibile, ma è piuttosto sempre e comunque spontanea nella sua irruzione nell’esistenza. Tale venuta spontanea è così convincente da confonderla per una sovrannaturale uscita dal mondo.
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione ambigua di religione secondo il testo?
- Come descrive Guardini l'attitudine religiosa?
- Qual è il fenomeno del Sacro secondo Guardini?
- In che modo l'esperienza religiosa si traduce nelle religioni storiche?
- Qual è il nodo teorico del Sacro e la sua relazione con il mondo?
La religione è definita come un rapporto con l’Assoluto, ma questa definizione è ambigua poiché non ogni rapporto di questo tipo è considerato religioso, come nel caso della metafisica.
Guardini descrive l'attitudine religiosa come una sensibilità che permette di percepire l’invisibile nel visibile e l’eterno nel finito, portando a una venerazione del Sacro e dei valori ad esso associati.
Il fenomeno del Sacro è una dimensione ulteriore della realtà che emerge in tutte le esperienze di esistenza, portando a una percezione di potenza e valore sorprendenti, distogliendo l'attenzione dall'immediato verso l'ignoto.
L'esperienza religiosa diventa fertile attraverso l'attività creativa dell'uomo, che cerca di esplicarla generando religioni storiche con configurazioni strutturali diverse.
Il nodo teorico del Sacro è la consapevolezza di un elemento peculiare nel mondo, che trascende la mondanità, ma che rimane comunque parte del mondo stesso, rendendo l'esperienza religiosa spontanea e non arbitraria.