pexolo di pexolo
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Logica della scoperta scientifica

Opera pubblicata in una collana di studi neopositivistici, da qui nasce il problema del rapporto fra Popper e il Neopositivismo; a tal proposito, sono state elaborate tre interpretazioni principali: per la prima, Popper sarebbe stato una sorta di neopositivista «dissidente», ma pur sempre neopositivista; per la seconda, che è una tesi dello stesso Popper, egli si riconosce come colui che ha «ucciso» il Neopositivismo logico; per la terza, che è stata quella maggiormente condivisa, ci alcuni sono aspetti della posizione popperiana molto vicini al Neopositivismo (l’esperienza empirica ha un ruolo importante nella conoscenza scientifica, la ricerca di un’unità del metodo) ed altri completamente contrapposti (falsificazione/verificazione). La differenza fondamentale sta nel fatto che, mentre la verificazione era un criterio di significanza (gli enunciati verificabili hanno significato, mentre quelli non verificabili sono pseudo-significati, proprio in quanto non hanno significato), la falsificazione è un criterio di demarcazione (demarca un tipo conoscenza, ad esempio quella scientifica, da altri tipi di conoscenza, cioè divide il tipo di enunciati senza spingersi a ritenere pseudoenunciati, non-conoscenze alcuni enunciati→rivalutazione della metafisica). La falsificazione, inoltre, indica una diversa funzione dell’esperienza sensibile: essa non è la base da cui partire per costruire le teorie attraverso un processo induttivo, ma è il tribunale attraverso cui giudicare le teorie; essa non si rivolge ad un “insieme di casi”, cioè non ricerca induttivamente un’enumerazione, in quanto Popper non ritiene giustificato il passaggio dal «numeroso», dalle numerose esperienze al «tutto»: l’induzione per enumerazione è un processo non giustificato per la costruzione di teorie scientifiche, che giustifichino tutti i casi simili; non è giustificabile nemmeno il processo di induzione per eliminazione, per cui si eliminano gradualmente tutte le teorie false e si considerano vere soltanto quelle che “sopravvivono”. Nemmeno l’induzione probabilistica, difesa dai neopositivisti, è giustificata; il ruolo dell’esperienza sta nella possibilità di sconfessare una teoria: costruisco una teoria, anche senza il confronto con l’esperienza (sebbene essa mi possa suscitare dei problemi, delle congetture), in un momento del tutto separato dalla ricerca scientifica in quanto tale (psicologia della ricerca→momento creativo dei problemi, delle teorie/logica della scienza→la loro elaborazione logica, la «logica della scoperta»). Il momento epistemologico fondamentale è la costruzione di una teoria (visione deduttivistica), che avviene completamente nella mente dell’uomo; il compito dello scienziato è andare a ricercare tutti quei casi che, possibilmente, fanno eccezione, che mettono in crisi la propria teoria (quasi paradossale).

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