Mongo95 di Mongo95
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In Nietzsche, le ragioni filosofiche si confondono intimamente con la volontà della vita. A 24 anni scriveva riguardo la sua adesione alla dottrina di Schopenhauer.
Poste queste premesse, è chiaro che l’interpretazione più efficace dell’opera nietzschiana è quella biografica, senza però cadere nel biografismo. Fin dall’inizio, Nietzsche ha rifiutato una verità in sé, indipendente dall’individuo. Mai si curò di dimostrazioni logiche e di strutture sistematiche. Trovare in lui contraddizioni e contrasti è parte del suo stile. L’unica vie per la comprensione della sua visione del mondo è Nietzsche stesso. Si conferma così il travaglio interiore, anche di superbia, che lo costringe a sfuggire il contatto con gli uomini, dopo il divorzio dalla sua coscienza morale e religiosa.
Nietzsche, non trovando negli altri l’appagamento che esigeva confusamente, decise con rabbia di vivere per sé solo, riversandosi nei suoi scritti. Si comprende allora che, comprendendo di essere se stesso indipendentemente da ogni principio e persona, realtà normativa, quindi porre se stesso come assoluto, abbia parimenti tentato di diffondere come prezioso oracolo ogni sua parola. Meditando su di sé, Nietzsche vi ha tratto il mondo. Tutta la sua filosofia è in fondo una lunga inesatta meditazione su se stessi. La sua scienza psicologica non si riduce ad altro.

Quindi, se Nietzsche raccontasse solo se stesso, dietro il pretesto di paradossali scorribande di pensiero? Forse Nietzsche, quando discute di qualcosa, non mira a stabilire cosa è questo oggetto, ma vuole semplicemente raccontare cosa prova di fronte ad esso. A lui interessa il modo di sentire istintivamente in base alla natura dell’individuo rispetto alle cose del mondo e ai pensieri degli uomini. Il fascino delle sue opere è dovuto alla presenza di qualcosa che si mostra e fugge, Nietzsche che racconta velatamente se stesso. Il suo pensiero è volontà, biografia, quindi il mezzo espressivo non poteva certo esserlo il severo trattato filosofico. Non a caso si serve di aforismi suggestivi ed elaborati.
Con queste premesse, si può giungere ad una concezione nietzschiana del dolore, colta sia sul piano biografico che teoretico: Della sofferenza Nietzsche ebbe esperienza diretta e permanente, quindi il suo giudizio su essa lo pone all’interno della sua dimensione ideale, quella dell’Oltreuomo contrapposto alla vita e alla morale vile e risentita dei subviventi, che cercano una terapia al dolore.

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