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In Nietzsche non c’è mai una distinzione tra morale e religione, perché è quest’ultima che da legittimazione alle varie morali. Negli scritti che vanno dal 1878 al 1882, Nietzsche assume lo stile aforistico dei moralisti del ‘600-‘700 francese, da lui molto apprezzati: i contenuti sono spesso una serie di osservazioni di singoli aspetti e fenomeni della vita morale, propone delle frecciate ironiche relative ad essa, cerca di realizzare lo smascheramento dell’ipocrisia, della malafede umana più o meno inconsapevole, produce e propone molte massime e sentenze (spesso abusate). Il tutto senza un apparente filo logico. Del resto l’autore stesso raccomanda di sfogliare i suoi libri e di meditarli a caso, non come si farebbe per imparare un trattato filosofico. Si possono comunque segnalare delle tematiche ricorrenti.
L’interesse di questa fase del pensiero sta nel fatto che vi si può individuare la genesi di molti concetti che si trovano poi esposti in modo analitico in Genealogia della morale e evocati nel linguaggio narrativo dello Zarathustra. Il progetto nietzschiano è articolato in quattro elementi essenziali:

1. “chimica delle idee e dei sentimenti”: analisi delle idee e dei sentimenti cercando di coglierne la dimensione chimica, cioè cercando di vederne la realtà sottostante
2. “storia dei sentimenti morali”: cercare la genesi dei sentimenti morali, che poi diventerà una:
3. “storia naturale della morale”: l’obiettivi di Al di là del bene e del male, che come effetto porta a:
4. “genealogia della morale”
Questi quattro titoli ci portano alla tesi fondamentale del filosofo, articolabile in due elementi costitutivi:
i. La morale non è fondata su valori eterni e immutabili, indipendenti dai condizionamenti storici e naturali (come voleva la metafisica), possiamo quindi forma una chimica e storia, una genealogia. Sto sta a significare che non esiste l’eternità dei valori. No assoluto alla morale metafisica
ii. No alle istanze a priori quali l’imperativo categorico del dovere kantiano. La morale non ha nulla di a priori. No alla morale deontologica
Quindi, dopo i due no della tese, Nietzsche afferma la sua “morale del contrario”, che a certe condizioni si sviluppa, a certe si trasforma, a certe condizioni e contesti scompare. La morale ha un suo dinamismo, non è eterna e data da sempre, ma nata in un momento preciso. La Morale che noi conosciamo è solo una forma della morale, un suo modo d’essere che ha un’origine e un’evoluzione, che ha subito una formalizzazione. Il punto chiave è che questa origine è extramorale.
Per capire come nasce la morale attualmente in uso, occorre rivolgersi alla psicologia e penetrare nei meccanismi mentali dai quali scaturiscono i valori e i comportamenti che in modo erroneo consideriamo come validi, non modificabili e non generati. È questa psicologia che alimenta la “filosofia del sospetto” di Nietzsche. Un sospetto nei confronti di tutte le credenze normalmente ammesse nella nostra società. Il programma del filosofo segue, in sintesi, il seguente percorso:
a. Origine della morale dell’utile (funzione utilitaria)
b. C’è un che di falso all’origine della morale
c. Alla base della morale c’è il bisogno di acquisire potenza
d. La morale è una forma di repressione degli istinti, è quindi pericolosa, inutile dannosa.
Per comprendere la genesi della morale ora vigente, occorre rivolgersi alla psicologia, penetrare nei meccanismi mentali da cui scaturiscono i valori morali, erroneamente considerati come validi in sé. Tale analisi psicologica alimenta il sospetto dei confronti di tutte le credenze normalmente ammesse nel nostro contesto sociale.

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