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Interpretazioni dell’eterno ritorno

L’eterno ritorno nietzscheano può avere tre diverse interpretazioni:

• Certezza cosmologica: secondo questa interpretazione l’eterno ritorno si configura come una certezza cosmologica, in quanto Nietzsche in alcuni punti della sua opera cerca di dare una spiegazione scientifica di essa, sostenendo che, essendo la quantità di energia dell’universo finita e il tempo in cui questa si dispiega infinito, le manifestazioni e le combinazioni del mondo devono per forza ripetersi;

• Ipotesi sull’essere: secondo questa interpretazione dell’eterno ritorno, esso funge da schema etico o da imperativo categorico (si ricordi la formula Kantiana “tu devi”), il quale prescrive di amare la vita come se tutto dovesse ritornare. Proprio per questo, all’oltreuomo che accetta l’eterno ritorno non resta che vivere ogni istante della sua vita a pieno e amare di viverlo. Ciascuno di questi istanti, ogni “qui e ora!” diviene così eterno e immodificabile. Infatti, essendo questi istanti destinati a ritornare sempre uguali a se stessi, non resta all’oltreuomo che viverli a pieno, seguendo i propri istinti (visione dionisiaca) e liberandosi dalle catene della morale, proprio perché quei singoli istanti, eterni e immutabili, divengono il suo (eterno) destino (eternità dell’uguale → amor fati).

• Enunciazione metaforica: secondo questa concezione dell’eterno ritorno, esso è concepito come un modo di essere dell’essere (attributo dell’essere) che l’uomo può incarnare solo nella misura in cui accetta la vita.

Duplice funzione dell'eterno ritorno

Accettare l’eterno ritorno significa escludere alcuni principi e difenderne altri. L’oltreuomo, che accetta l’eterno ritorno, rifiuta la concezione lineare del tempo come catena di momenti in cui ognuno ha senso solo in funzione degli altri, come se ogni attimo fosse un figlio che divora il padre (il momento che lo precede), e che è destinato a essere a sua volta divorato dal proprio figlio (il momento che lo segue) secondo un processo che il filosofo torinese Vattimo ha denominato «struttura edipica del tempo» (si ricordi che Edipo aveva ucciso il padre). Inoltre, credere nell’eterno ritorno significa ritenere che il senso dell’essere non stia «fuori dall’essere, in un “oltre” irraggiungibile e frustrante» (ovvero il mondo trascendente di Dio), ma nell’essere stesso. Infine, l’eterno ritorno conduce inevitabilmente alla felicità poiché l’oltreuomo, vivendo secondo i propri istinti, accetta entusiasticamente la vita, vivendola come un gioco dionisiaco avente in sé il proprio senso appagante.
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