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Nietzsche

LE DUE CONCEZIONI DEL TEMPO
Con l’eterno ritorno dell’uguale Nietzsche suggerisce la ripresa di una concezione del tempo caratteristica del pensiero antico: quella del tempo circolare o ciclico. Nella concezione ciclica il tempo viene rappresentato come una ruota. Tutto ciò che avviene si ripete in una circolarità incessante: secondo alcune concezioni in maniera identica, secondo altre in maniera sempre diversa. Nel pensiero greco furono soprattutto gli stoici a credere nella circolarità del tempo, ma l’idea dei cicli era presente anche nelle antiche religioni orientali, come il buddismo e l’induismo. In tutte le società tradizionali la ciclicità scandisce l’esistenza collettiva e la ripetizione abolisce il tempo.

Nei riti e nelle cerimonie collettive veniva ricreato all’infinito un momento originario, mentre il ciclo delle stagioni scandiva il ciclo del lavoro e la vita si svolgeva nel ciclo di nascita, crescita e morte. L’altra concezione classica del tempo è quella lineare, caratteristica della religione ebraico - cristiana e della società occidentale moderna. Secondo questa concezione, il tempo era simboleggiato da una freccia che correva inesorabilmente verso il futuro. Dio crea il mondo e il mondo procede senza sosta verso l’Apocalisse. Da questa idea del tempo nasce il concetto occidentale di progresso che ha le sue radici nel mondo cristiano, nell’idea religiosa che la storia umana abbia un senso e una meta. Ma la linearità caratterizza anche il pensiero scientifico moderno che si basa sulla sequenza di cause ed effetti. L’eterno ritorno dell’uguale è quindi, per Nietzsche, pure il rifiuto di linearità e con essa delle idee di progresso e finalità che hanno segnato il pensiero filosofico cristiano occidentale e l’avvento della scienza moderna.

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