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Si introduce la figura del prete asceta e le sue tecniche manipolatorie. Una delle due varianti dell’uso della morale come dominio fosse il condizionamento del forte, o di chi appare come tale, da parte del debole. A questa seconda variante, meno immediata dalla morale come legittimazione del dominio dei vincitori, è dedicata la terza dissertazione di "Genealogia della morale", con essenzialmente la volontà di rispondere ad una domanda: che cosa significano gli ideali ascetici? Essi sono essenzialmente terapeutici, rimedio contro il lento dolore e la noia dei “malriusciti”. Per i preti ascetici (figura paradigmatica, del clero di ogni religione ma non solo, anche in quelle ideologie tipiche dei totalitarismi che sono in realtà “religioni secolarizzate”) invece sono il miglior strumento di potenza e sua suprema legittimazione. Il prete asceta è un malriuscito che è riuscito a rendere il proprio essere tale una volontà di potenza: un membro del gregge dei deboli che ne diventa capo, con una negativa affermazione di volontà di potenza rovesciata. In questo ruolo si fanno fornitori di ideali ascetici, rendendosi potenti. Ciò avviene come espressione di nichilismo: la ricerca di un telos è talmente forte, che si preferisce appoggiarsi ad una volontà di nulla come gli ideali ascetici, piuttosto che non volere affatto. Ancora una volta, Nietzsche come anti-nichilista.

Nella lettura della terza dissertazione è necessario non fermarsi mai alla lettera. Nietzsche, parlando dell’asceta, vuole indicare due cose:
1. Una situazione umana più generale e ampia, ovvero la strategia dei deboli per estenuare i forti, per portarli al loro livello e impadronirsene
2. La problematica di quale sia davvero il senso dell’ascesi, e soprattutto come sia riuscita a rendere i forti una minoranza e i deboli trionfatori.
Per Nietzsche l’ascesi può essere definita in quattro diverse sue componenti:
a. Non è tanto il comportamento di chi rifiuta la natura, il corpo, la terra, la vita per se stesso. Non è un rifiuto personale
b. L’ascesi è soprattutto il comportamento e la strategia raffinata di chi cerca di far rifiutare tutto ciò anche agli altri.
c. Sul piano teorico, è essenzialmente idealismo (inteso come la capacità di spacciare e fornire ideali), cioè un complesso dispositivo messo in opera per distaccare l’umanità dal mondo, inibire ed estenuare l’uomo, sradicandolo raffinatamente e proiettandolo verso degli ideali
d. Non è una certa dottrina o pratica di vita, per quanto pericolosa per le sue ambizioni missionarie, ma piuttosto un’arma psicologico-sociale. Utilizzata spregiudicatamente da un gruppo umano ben definito per conquistare e mantenere un certo dominio.

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