pexolo di pexolo
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Neocriticismo - Ritorno a Kant


Si accettano i principali assunti della Critica della ragion pura, quali l’impostazione critica della ragione, i suoi limiti e la rivoluzione copernicana, quindi il primato delle condizioni sui contenuti della conoscenza; tuttavia, alcune importanti revisioni lasciano in dubbio la possibilità di condivisione, da parte di Kant stesso, di questa sua ripresa: si apporta anzitutto la soppressione di certi dualismi kantiani che connotano l’impianto della Critica, come la dicotomia fenomeno-noumeno, soppressa poiché ritenuta “insignificante” (questo pone già l’attenzione sulla natura esclusivamente fenomenica del progetto neokantiano, il problema della conoscenza noumenica e metafisica non si pone: totale abbandono della Dialettica trascendentale); quindi, del dualismo pensare-conoscere (conoscenza sensibile→singole sensazioni: pensiero=intuizione/conoscenza intellettiva→concetti: conoscere=connettere tra loro le sensazioni), cosicché il pensare viene fatto rifluire completamente sul conoscere (perdendo in tal modo la sua autonomia), infine, la terza dicotomia soppressa è quella tra sensibilità-categorie, cioè della distinzione fra dimensione empirica e intellettuale della conoscenza, in Kant completamente eterogenee e perciò del tutto autonoma rispetto al suo pensiero; le categorie sono immanenti, immerse e ricomprese nella sensibilità, assieme allo spazio e al tempo, cioè come forme a priori della sensibilità. In ultima analisi, allora, non soltanto la Dialettica trascendentale perde la sua dimensione originaria (abbandonata), ma avviene anche la riunificazione dell’Estetica e dell’Analitica trascendentale, o meglio, l’inclusione dell’Estetica nell’Analitica, perché le categorie, immanenti ai fatti sensibili, vengono viste come forza produttiva della realtà (quasi una forma d’idealismo). Una simile conclusione stravolge le connotazioni fondamentali delle categorie, il loro essere staccate dal tempo e dallo spazio (proprio perché universali e necessarie) e dà origine ad una novità assoluta (e quasi paradossale) all’interno della riflessione kantiana: la storicizzazione dell’a-priori, la sua funzione universalizzante ed il suo manifestarsi nella storia.
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