pexolo di pexolo
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Perché la guerra? (1938)

Einstein era stato invitato dalla Società delle Nazioni a compiere un approfondimento culturale, decide di riflettere sulla guerra e sull'aggressività, e di scrivere a Freud. Nella risposta, quest’ultimo ritiene che la questione, oltre ad essere molto attuale, riguardi lo stesso destino dell’umanità, causa il progressivo potenziamento delle nuove armi belliche. L’uomo ha in sé il piacere di distruggere ed esso è in uno stato di latenza, ma è il breve passo che lo fa emergere e nondimeno la nascita di una psicosi collettiva; e questo per la solida interconnessione tra l’amore, l’istinto di conservazione e l’odio, la pulsione aggressiva. Motivo per cui la tesi bolscevica è l’ennesima illusione: essa garantiva la scomparsa dell’infelicità umana se fosse stato garantito il soddisfacimento di bisogni materiali e stabilita l’uguaglianza, sotto tutti gli aspetti, tra i membri della comunità; senza contare che ricorrevano essi stessi all'odio, alla violenza e alle armi per tenere uniti i propri seguaci. Non si tratta, secondo Freud, di trovare una soluzione per abolire l’aggressività, ma per deviarla, cercando di far emergere l’Eros piuttosto che il Thanatos. La guerra, conforme alla natura ed in pratica poco evitabile, annienta l’idea di progresso; in questi tempi non può più attuare l’antico mito eroico e significherebbe lo sterminio di uno, o forse di entrambi i contendenti. Infine, Freud ipotizza la creazione di un organo cui ogni singolo stato cede una parte di sovranità in modo da lasciargli il compito di risolvere le contese tra gli stati (il futuro ONU). «Speriamo che l’uomo trovi il modo di raggiungere un equilibrio per le proprie pulsioni».

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