Karl Marx
(1818 - 1883)

••• La vita e le opere
•• È il filosofo del comunismo. Nasce a Treviri da una famiglia ebrea convertitasi al protestantesimo. Lui si definisce agnostico. La sua educazione è razionalistica e liberale. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza e il club dei “giovani Hegeliani” studiato la filosofia di Hegel. Abbandona Giurisprudenza laureandosi in Filosofia. La sua tesi è: Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro. Diventa giornalista politico, caporedattore della “Gazzetta renana”, ma il governo reazionario banna il giornale e lui deve trasferirsi a Parigi dove stringe amicizia con Engels. Si sposa con Westphalen, giovane aristocratica.
•• Scrive la Critica della filosofia del diritto di Hegel nel 1843. Nel 1844 scrive i Manoscritti economico-filosofici. Il suo governo prussiano lo esilia anche dalla Francia e va a Bruxelles e qui scrive con Engels “La sacra famiglia”. Si distacca dalla filosofia tedesca con le Tesi su Feuerbach e con L’ideologia tedesca (con Engels, sul materialismo storico). Nel 1847 Marx non può partecipare al primo congresso della Lega dei comunisti e viene rappresentato da Engels. Scrive La miseria della filosofia. Nello stesso anno incaricato dalla Lega e con Engels scrive il Manifesto del partito comunista. Viene poi espulso dalla Germania.

•• Va a Parigi, poi subito a Londra. Scrive articoli sulla rivoluzione del 1848 intitolati Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850. La Lega si scioglie e nel 1851 Marx si ritira dalla politica attiva e lavora al British Museum. Sono anni difficili per lui e la famiglia, con problemi economici che supera anche grazie all’aiuto di Engels. La sua produzione scientifica è feconda. Scrive Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte per il colpo di stato francese.
•• Fa molti studi economici e scrive i Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica. Nel 1859 scrive Per la critica dell’economia politica. È figura dominante nell’Associazione internazionale dei lavoratori nel 1864, quando viene fondata. Nel 1866 scrive Il capitale (il secondo e il terzo volume sono pubblicati da Engels postumi, nel 1885 e nel 1894).
•• Nel 1870 scrive due Indirizzi sulla guerra franco-prussiana e La guerra civile in Francia. Nel 1875 scrive gli Appunti sul libro di Bakunin “Stato e anarchia” e la Critica del programma di Gotha. Muore la moglie nel 1881 e lui muore due anni dopo e viene pianto da molti. Su una corona di fiori c’è scritto: “A colui che ha difeso i diritti dei lavoratori nella teoria e li ha fatti valere nella pratica”.

••• Le caratteristiche generali del marxismo
•• Il suo pensiero non può essere ridotto a uno o pochi ambiti, ma è un’analisi globale della società e della storia (si occupa di filosofia, sociologia, economia, teologia…). Indaga il capitalismo sia nella struttura sia nella sovrastruttura, dunque studia il molteplice mondo borghese. Bisogna considerare il marxismo dialetticamente nella sua totalità e unità organica, non a compartimenti stagni.
•• Il marxismo è molto legato alla prassi (attività pratica complementare alla teoria), quindi la sua filosofia non è fine a se sessa ed è applicata come una trasformazione rivoluzionaria. Marx, come ci dice Engels, ci tiene a unire teoria e prassi. Marx vuole rendere in atto quell’incontro tra realtà e razionalità (che Hegel ha solo pensato) costruendo una nuova società.
•• Le influenze culturali sono tre: la filosofia classica tedesca (da Hegel a Feuerbach), l’economia politica borghese (da Smith a Ricardo), il pensiero socialista (da Saint-Simon a Owen). Critica tutti andando oltre e svolge una sintesi creativa creando una nuova visione del mondo.

••• La critica al misticismo logico di Hegel
•• Alcuni studiosi tendono ad avvicinare Marx a Hegel, altri ad allontanarli. Assolutamente certo è l’influsso che Hegel abbia avuto su Marx. Mario Dal Pra scrive che resta sempre lo “sfondo hegeliano” in Marx. Non si può capire quindi Marx senza aver capito Hegel.
•• Scrive nel 1843 la Critica della filosofia del diritto di Hegel, scritto sia filosofico sia politico, anche se si potrebbe dividere in due momenti: uno filosofico-metodologico e uno storico-politico. Il primo “smaschera” lo stratagemma di Hegel che trasforma la realtà in manifestazioni necessarie dello Spirito; per esempio, Hegel afferma che lo Stato presuppone una sovranità, dunque un monarca. E siccome tutto ciò che è reale e necessario è anche razionale, per lui la monarchia è “logica”.

•• Questo procedimento hegeliano è definito da Marx come “misticismo logico” perché le istituzioni diventano allegorie di una realtà spirituale nascosta dietro di queste. Marx, come Feuerbach arriva al ribaltamento dei soggetti di predicazione: l’idealismo di Hegel parte dall’astratto per arrivare al concreto, cioè: il concreto è la rappresentazione dell’astratto. Parte da ciò che arriva dopo per arrivare a ciò che arriva prima. Hegel crea il concetto astratto di Spirito partendo dalla realtà, quindi la realtà è la manifestazione dello Spirito. Marx oppone al misticismo di Hegel il metodo “trasformativo” (ispirandosi alle Tesi provvisorie per la riforma della filosofia, di Feuerbach) per raddrizzare quello che l’idealismo ha capovolto, rendendo il soggetto davvero soggetto e il predicato davvero predicato.
•• Il metodo di Hegel è sbagliato sul piano filosofico e conservatore su quello politico, perché “santifica” la realtà esistente, trasformando la realtà in manifestazioni razionali e necessarie dello Spirito. Questo atteggiamento “fa la corte” ai fatti, è un giustificazionismo politico e diventa l’accettazione delle istituzioni statali vigenti sostenendo un atteggiamento reazionario (= favorevole al ripristino di un assetto sociale e politico storicamente superato).
•• Ma Marx non ha solo criticato Hegel: condivide dell’idealismo la concezione di realtà come totalità storico-processuale fatta di elementi che si succedono e che sono collegati tra loro.

••• La critica allo Stato moderno e al liberalismo
•• Nel 1844 Marx aderisce al comunismo e critica la civiltà moderna e lo Stato liberale. Il punto di partenza lo riprende da Hegel: la “modernità” nasce quando avviene la scissione tra società civile e Stato. Nella polis greca l’individuo era parte della comunità e non c’era divisione tra ego privato ed ego pubblico. Nel mondo moderno, invece, l’uomo vive due vite, una “in terra” come “borghese” egoista e soggetto agli interessi della società; una “in cielo” come “cittadino”, nello Stato e nella comunità.
•• Lo Stato secondo Marx è però illusorio perché ha la pretesa di porsi come organo che segue l’interesse comune e universale che media gli interessi particolari della società, ma è inverosimile tutto questo. Non è lo Stato che contiene, sorregge e fonda la società civile “innalzandola” al bene comune, ma è la società civile che contiene in sé lo Stato e lo “abbassa” a uno strumento degli interessi particolari dei più forti. Lo Stato, quindi, riflette gli interessi particolari dei gruppi e delle classi. Infatti, quando la Rivoluzione francese fa proclamare l’uguaglianza formale dei cittadini davanti alla legge ci fa capire che si avverte la sua mancanza sostanziale. La civiltà moderna è teoricamente la società della fratellanza e delle universalità “illusorie”, ma è praticamente la società dell’egoismo e delle particolarità “reali”. E, ironizza Marx, come i cristiani sanno di essere tutti diversi in terra ma vivono nella fede che saranno tutti uguali in cielo, i cittadini sanno di essere diversi, ma vivono nella speranza di essere uguali davanti allo Stato, immerso nel capitalismo.

•• Per Marx la falsa universalità dello Stato proviene dal tipo di società che siamo diventati, che è quella del bellum omnium contra omnes (guerra di tutti contro tutti). Bisogna cambiare la società fondata sull’individualismo e sull’atomismo, che separa i singoli rendendoli isole e questo è legalizzato nello Stato post-rivoluzionario perché uno dei diritti dell’uomo è quello della libertà individuale (nei limiti delle altre libertà individuali) e l’altro diritto è quello della proprietà privata. Queste sono le basi di una società contro-sociale (individualità, proprietà privata).
•• Marx è così radicale che rifiuta la società liberale e con lei anche il principio della rappresentanza (che divide individuo e Stato) e il principio della libertà individuale (“atomismo” borghese).
•• Marx teorizza un modello di democrazia “totale”, in cui l’individuo è incastonato nella comunità e nella quale ognuno è un momento necessario dell’intero insieme (démos). Marx crede che l’unico modo per arrivare a questo modello di società bisogna eliminare le disuguaglianze reali, e le disuguaglianze si creano dalla proprietà privata, che è la nemica assoluta.
•• Marx vuole rendere pratica la sua tesi della “rivoluzione sociale” e crede di farlo con il suffragio universale eseguita tra il proletariato (i lavoratori). I lavoratori non hanno proprietà privata e sono quelli che soffrono di più dell’alienazione capitalistica della società borghese, quindi sono loro che devono realizzare la democrazia comunista. Marx vuole sia emancipazione politica (democrazia e uguaglianza formali, teoriche) sia emancipazione umana (democrazia e uguaglianza sostanziali, pratiche).

••• La critica all’economia borghese
•• Marx considera l’economia borghese sia l’espressione teorica della società capitalistica (quindi una “sezione anatomica”) sia un’immagine globalmente mistificata e falsa del mondo borghese. Questo perché non si riesce a pensare in modo dialettico: l’economia borghese non si mette in un contesto storico, ma “eternizza" il sistema capitalistico, rendendolo non “un” sistema, ma “il” modo neurale e razionale di produrre e di distribuire ricchezza e la proprietà privata è un dato di fatto. In più, l’economia borghese non si accorge di essere cieca e di non vedere “l’alienazione”, cioè la falla del capitalismo: l’opposizione reale tra capitale e lavoro salariato, tra borghesia e proletariato, tra padrone e servo.
•• Per Hegel l’alienazione è il movimento dello Spirito che si fa “altro” da sé per poi riappropriarsi di sé in modo arricchito nella sintesi. L’alienazione per Hegel è sia negativa sia positiva.
In Feuerbach l’alienazione è solo negativa, perché l’uomo religioso si rende schiavo di una potenza estranea (Dio) che egli stesso ha creato, estraniandosi dalla propria realtà e interezza.
Marx si rifà soprattutto a Feuerbach, definendola solo negativa ed è una condizione patologica di auto-estraniazione. Ma mentre per Feuerbach è un fatto solo di coscienza, per Marx è un fatto reale, di natura socio-economica e si identifica con la condizione storica del salariato nella società capitalista.
•• L’alienazione dell’operaio è descritta sotto quattro aspetti collegati tra loro: (1) il lavoratore è alienato dal prodotto che crea con il suo lavoro, perché non lo possiede lui ma una potenza estranea e dominatrice; (2) il lavoratore è alienato dalla propria attività che prende la forma di lavoro forzato o costrittivo, perché l’uomo è strumento di fini estranei (il profitto del capitalista) e si sente “bestia”, deumanizzato, mentre dovrebbe sentirsi uomo facendo un lavoro socialmente utile; (3) il lavoratore è alienato dal proprio Wesen (si legge “Vasen”), cioè dalla propria “essenza” o “genere”: l’uomo dovrebbe svolgere un lavoro libero, creativo e universale, mentre ne svolge uno forzato, ripetitivo e unilaterale;
(4) il lavoratore è alienato dal prossimo, perché “l’altro” per lui è soprattutto il capitalista, che lo tratta come un mezzo e lo fa lavorare producendo qualcosa che poi gli toglie e questo fa diventare l’uomo cattivo nei confronti degli altri uomini.
•• La causa dell’alienazione (che rende l’operaio uno strumento per produrre una ricchezza che non gli appartiene e che davanti al quale si innalza una potenza estranea) risiede nella proprietà privata dei mezzi di produzione secondo cui il capitalista (possessore della fabbrica) può usare il lavoro degli operai (salariati) per accrescere la propria ricchezza secondo un metodo di “sfruttamento” e di “logica del profitto”, come Marx teorizza nel Capitale.
•• Si può eliminare l’alienazione dell’uomo superando il regime della proprietà privata con l'avvento del comunismo. Per Marx la storia è il luogo della perdita e della riconquista dell’essenza dell’uomo grazie al comunismo, “soluzione dell’enigma della storia”. Questa dialettizzazione storica è chiaramente influenzata dalla Fenomenologia dello spirito: per Hegel la coscienza si perde in tante figure e si ritrova nell’eticità e nello Spirito assoluto. Così per Marx l’uomo si perde nella civiltà di classe e poi si ritrova nella società assoluta del comunismo.

••• Il distacco da Feuerbach e l’interpretazione della religione in chiave sociale
•• Come Hegel anche Feuerbach influenza molto il giovane Marx. Feuerbach è l’unico che ha criticato con serietà la dialettica hegeliana e appare a Marx come il superatore della vecchia filosofia. Anche se arriverà a criticare e a superare anche Feuerbach.
•• Gli riconosce il merito di aver rifiutato l’idealismo teologizzante di Hegel, che riduce l’uomo ad autocoscienza e a manifestazione di uno Spirito infinito: Feuerbach ha rivendicato l’uomo restituendogli la sua naturalità e interezza. Il suo più grande merito è il “rovesciamento materialistico” di soggetto-predicato, concreto-astratto, demistificando la dialettica hegeliana.
•• Il passo in avanti di Feuerbach rispetto a Hegel è quello di aver restituito la naturalità all’uomo, ma il passo indietro è quello di aver perso di vista la storicità dell’uomo: secondo Marx infatti l’uomo è più società e storia che natura, perché l’essere umano non è un solo individuo, ma l’insieme dei rapporti sociali. Marx rompe con Feuerbach e l’antropologia tradizionale (uomo come essenza a-temporale con proprietà immutabili) sostenendo che l’individuo è reso tale dalla società storica in cui vive. Non esiste l’uomo astratto e atemporale, ma l’uomo figlio di una società storica.
•• Marx corregge Hegel con Feuerbach e Feuerbach con Hegel. Sono fondamentali sia la naturalità dell’uomo, intesa come sua interezza e dignità (Feuerbach), sia la società e il tempo storico (Hegel). Ogni discorso sull’uomo diventa un discorso sulla società e sulla storia (dall’antropologica all’indagine storica e socio-economica; dalla filosofia alla scienza).
•• Altro allontanamento di Marx da Feuerbach: l’interpretazione della religione. Per Feuerbach la religione aliena l’uomo e gli toglie qualità creando Dio, ma non riesce a cogliere le cause reali e storiche del fenomeno religioso, né fa nulla per superare o risolvere il problema. Marx dice che Feuerbach ha dimenticato che a produrre la religione non è un soggetto astratto e a-storico, ma un individuo concreto, un “prodotto sociale”. Quindi per Marx l’iniziatore del fenomeno religioso non va cercato nel concetto di uomo, ma in una specifica società storica.
•• Per Marx la religione è l’oppio dei popoli (“Opium des Volks”), il prodotto di un’umanità alienata e sofferente a causa delle ingiustizie sociali. L’umanità cerca di illudersi che nell’aldilà viva ciò che non ha potuto vivere nell’aldiqua. La religione è il narcotico delle masse e l’unico modo per eliminarla non è criticarla filosoficamente, ma rivoluzionare la società. La religione è il frutto malato di una società malata, quindi bisogna distruggere le strutture sociali che producono oppressione e sofferenza e che a loro volta generano religione.
•• Il limite di fondo della filosofia di Feuerbach è che si limita a teorizzare e a contemplare, senza mettere in pratica o trovare la soluzione i problemi individuati. Manca, insomma, l’aspetto della prassi rivoluzionaria (“práxis”). Il vecchio materialismo fatto di contemplazione si chiude con Feuerbach e il nuovo materialismo rivoluzionario si apre con Marx, considerando l’uomo come prassi, perché la soluzione ai problemi si ha con l’azione, non con la speculazione. “I filosofi hanno interpretato il mondo; adesso bisogna cambiarlo”.

•••• La concezione materialistica della storia
••• Dall’ideologia alla scienza
•• Marx passa così sia dall’antropologia speculativa al “sapere reale” della storia, sia dall’umanismo al materialismo storico. Nell’opera “L’ideologia tedesca” Marx cerca di cogliere il “movimento reale” della storia oltre le rappresentazioni ideologiche, che l’hanno sempre falsificata. L’approccio storico-materialistico di Marx contrappone la “scienza reale e positiva” all’ideologia.
•• L’ideologia è una “falsa rappresentazione”, un velo di Maya della realtà che è così mistificata.
•• Marx vuole andare oltre le ideologie e scoprire la verità sulla storia, osservando oggettivamente la società, descrivendo non come gli uomini appaiono nella rappresentazione propria o altrui, ma come sono realmente. Si deve inaugurare una nuova “scienza” e la filosofia deve sintetizzare i risultati generali che si ottengono dall’esame dello sviluppo storico degli uomini.
•• L’umanità è studiata scientificamente e non ideologicamente: è una specie evoluta, fatta da individui che lottano per la sopravvivenza, quindi la storia è un processo materiale che è fondato sulla dialettica del bisogno-soddisfacimento e non è un processo spirituale. L’azione storica deve prima di tutto soddisfare i bisogni primari (mangiare, bere, abitazione, vestire, creare mezzi per vivere) e ogni giorno si deve lavorare per mantenere in vita gli uomini. È quest’azione “materiale” che umanizza l’uomo. L’uomo si distingue dagli animali prima di tutto per il lavoro, per la necessità di produrre da sé i mezzi per vivere. Il lavoro è creatore di civiltà e cultura e umanizza l’uomo perché è ciò che ci distingue dagli animali (per Hobbes è il linguaggio).
••• Struttura e sovrastruttura
•• A proposito della “produzione sociale dell’esistenza”, cioè il lavoro, Marx individua le forze produttive (cioè gli elementi necessari per il lavoro: gli uomini che producono - forza-lavoro; i mezzi usati per produrre - mezzi di produzione; le conoscenze tecniche e scientifiche che gli uomini devono sapere per usare i mezzi e migliorare la produzione) e i rapporti di produzione (rapporti tra gli uomini nel corso della produzione che regolano il lavoro e la sua ripartizione; i rapporti di produzione diventano giuridicamente i rapporti di proprietà).
•• Forze di produzione e rapporti di produzioni formano il “modo di produzione” di un periodo. Il modo di produzione è la struttura, cioè lo scheletro economico della società, è la base su cui si sviluppa la sovrastruttura, cioè l’insieme di leggi (norme giuridiche, forze politiche, dottrine etiche, artistiche, religiose e filosofiche) che regolano la struttura di una data società storica, quindi non devono essere considerati realtà a sé stanti. Gli uomini non esistono perché hanno coscienza, ma hanno coscienza perché esistono. Cioè: è il loro essere sociale che determina la loro coscienza.
•• Non sono quindi le leggi a determinare la struttura economica della società (idealismo storico che dice che lo Stato esiste prima dell’uomo), ma è la struttura economica della società a determinare le leggi (materialismo storico). Con materialismo Marx intende che le forze motrici della storia non sono di natura spirituale, ma di natura socio-economica. La storia va avanti per bisogno di soddisfare i propri bisogni. Il materialismo storico è contrapposto all’idealismo storico.
••• Il rapporto struttura - sovrastruttura
•• Quando Marx parla di “sovrastruttura” vuole sottolineare l’influenza che la base economica ha sui fenomeni politici e culturali, ma non li riduce a qualcosa di superfluo o di poco importante. È la sovrastruttura che deve essere spiegata e indagata.
•• Marx indica il rapporto tra struttura e sovrastruttura usando i verbi “determinare” per esprimere un rapporto più stretto (la struttura determina la sovrastruttura) e “condizionare” per esprimere un rapporto meno stretto (la struttura condiziona la sovrastruttura).
•• Marx crede che le idee influiscono sugli avvenimenti storici perché le idee esprimono già dei mutamenti di struttura. Per esempio, le idee dei philosophes hanno influenzato gli eventi storici francesi perché queste idee rispecchiavano una situazione già oggettivamente rivoluzionaria. Secondo Marx l’unico elemento veramente determinante della storia (che si auto-determina) è la struttura economica; la sovrastruttura è solo un riflesso della struttura che partecipa indirettamente alla sua storicità.
•• Engels precisa che la produzione è il fattore che per ultimo determina la storia, non l’unico.
••• La dialettica della storia
•• I modi di produzione (forze produttive e rapporti di produzione) ci danno un quadro della società statica e dinamica (perché la storia è mossa proprio dal bisogno di soddisfacimento). A ogni grado di sviluppo di forze produttive corrispondono rapporti di produzioni e di proprietà adeguati. I rapporti di produzione esistono solo quando favoriscono le forze produttive, altrimenti si distruggono quando le ostacolano. Ma le forze produttive cambiano più velocemente dei rapporti di produzione, che sono più statici, quindi si generano frizioni o contraddizioni dialettiche tra i due elementi generando un’epoca di rivoluzione sociale. Le nuove forze produttive tendono a salire di classe sociale, mentre restano ancorate dai vecchi rapporti di proprietà, quindi lo scontro è inevitabile. Vince sempre la classe che è espressione delle nuove forze produttive riuscendo a imporre la propria maniera di produrre e di distribuire la ricchezza. Le idee della classe che domina sono anche le idee dominanti in una data società storica.
•• L’esempio è nella Francia del Settecento, con lo scontro tra borghesia (nuova forza produttiva) e aristocrazia (vecchi rapporti di produzione) e ha visto la vittoria della borghesia. Nel capitalismo moderno allo stesso modo c’è il conflitto tra forze produttive sociali e rapporti di produzione privatistici. Il capitalismo porta in sé il socialismo, perché le fabbriche sono sì capitale di un proprietario, ma producono grazie al lavoro collettivo degli operai. Il capitalismo pone le basi del socialismo e genera le condizioni oggettive favorevoli a una rivoluzione comunista mondiale.
•• Solo studiando le corrispondenze e le contraddizioni tra forze produttive e rapporti di produzione si riesce a definire il quadro della storia passata e presente, distinguendo quattro grandi “epoche” economico-sociali: quella asiatica (fondata su forme comunitarie di proprietà), quella antica di tipo schiavistico, quella feudale e quella borghese. La futura società socialista riprende e sviluppa in realtà la società primitiva, precedente a quella asiatica.
•• Queste tappe non sono necessarie nella storia, infatti alcune società hanno saltato l’una o l’alta tappa. Per i marxisti la società si evolve dal comunismo primitivo al comunismo futuro, passando nel momento intermedio della società di classe, basata sulla divisione del lavoro e sulla proprietà privata. Secondo Marx il comunismo è lo sbocco inevitabile della dialettica storica. Il “comunismo” è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente.
•• Il legame con la dialettica di Hegel è evidente nel materialismo storico di Marx. Anche per Marx, come per Hegel, la storia è un insieme di processi che si succedono grazie alle contraddizioni per poi risolversi nel “risultato finale”. Ma Marx ha raddrizzato la dialettica di Hegel facendola camminare “sui piedi" e non “sulla testa”, perché (1) il soggetto della dialettica storica è la struttura economica e le classi sociali, non lo Spirito; (2) il processo storico è dialettico, cioè è osservabile empiricamente e scientificamente attraverso i fatti stessi; (3) le opposizioni (antitesi) che muovono la storia non sono astratte, ma concrete e determinate, tutte riconducibili alla dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione, centro della scienza marxista della società.
••• La critica agli “ideologi” della Sinistra hegeliana
•• Gli “ideologi” sono i rappresentanti della Sinistra hegeliana, che vivono nella “falsa coscienza” perché non si rendono conto che le idee non hanno un’esistenza autonoma, ma rispecchiano le relazioni materiali degli uomini. Hanno perso i contatti con la realtà nei loro castelli speculativi: sopravvalutano idee (che sono forza trainante degli avvenimenti, mentre per Marx sono solo specchi del contesto storico) e intellettuali (i fabbricanti della storia); presentano le idee come senza tempo e universalmente valide; credono che tutto il negativo del mondo sia nelle idee sbagliate degli individui e che basti sostituire le idee sbagliate con quelle giuste per arrivare all’emancipazione umana, quindi solo con la filosofia; forniscono un quadro mistificante del reale.
•• Per Marx, al contrario, le forze motrici della storia sono le strutture economico-sociali; le idee non hanno mai un valore universale e atemporale; la liberazione dell’uomo non è un problema risolvibile con la filosofia, perché è un problema pratico-sociale, risolvibile con la rivoluzione sociale; gli ideologi con le loro “frasi” invece di scuotere il mondo fanno solo rumore, perché non combattono il mondo reale, ma solo le frasi di questo mondo.

•••• Il Manifesto del partito comunista
•• Marx vuole spiegare gli scopi e i metodi dell’azione rivoluzionaria. Nell’opera si analizza la funzione storica della borghesia, il concetto della storia come “lotta di classe”, il rapporto tra proletari e comunisti e critica i socialismi non-scientifici.
••• Borghesia, proletariato e lotta di classe
•• Marx comincia sintetizzando meriti e limiti della borghesia nella storia. La borghesia non esiste senza rivoluzionare strumenti di produzione e rapporti sociali. Non è una classe statica, ma dinamica, e si muove con le idee del tempo.
•• Ma la borghesia ha un potere incontrollabile, infatti le forze produttive sempre più sociali si rivoltano contro i vecchi rapporti di proprietà generando crisi nel sistema capitalistico. Il proletariato, oppresso dalla borghesia, deve combattere nella lotta di classe contro il capitalismo.
•• Nell’Ideologia tedesca Marx crede che il motore della storia sia la dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione; nel Manifesto, il motore è la lotta di classe (tra oppressori e oppressi). In realtà, dire dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione e dire lotta di classe, è la stessa cosa, perché sia le forze produttive sia i rapporti di produzioni non sono strutture senza soggetto, cioè ideali, ma sono incarnate da classi reali, fatte di persone reali.
•• L’internazionalismo proletario è l’unione di tutti i proletari contro il capitalismo. Il Manifesto si conclude con la frase: “Proletari di tutti i Paesi, unitevi!”.
••• La critica ai falsi socialismi (relazionario, conservatore e utopistico)
•• Marx suddivide la letteratura socialista e comunista in: socialismo reazionario, socialismo conservatore o borghese, socialismo e comunismo critico-utipistici.
Il socialismo reazionario: attacca la borghesia con parametri conservatori, senza rivoluzione, rivolti al passato e non al futuro, facendo girare all’indietro la ruota della storia. Le forme sono: socialismo feudale (medievale, recupera un passato pre-rivoluzionario e pre-borghese), socialismo piccolo-borghese (esprime il punto di vista della piccola borghesia rovinata dal capitalismo industriale), socialismo tedesco (anche questo esprime il punto di vista della piccola borghesia e sostiene i governi tedeschi reazionari, opponendosi al liberalismo borghese).
Il socialismo conservatore o borghese: è degli economisti filantropi che non pensano dialetticamente e che non vogliono eliminare il capitalismo, ma solo i suoi inconvenienti (i lati negativi). Vogliono la borghesia senza il proletariato. Ma Marx ritiene che producendo il capitalismo, questo produce anche i suoi inconvenienti, quindi non va “curato”, ma distrutto.
Il socialismo e il comunismo critico-utopistici: hanno riconosciuto l’antagonismo (scontro, dialettica) tra le classi e gli elementi di contraddizione del mondo moderno, ma non riconoscono al proletariato la funzione storica e rivoluzionaria autonoma e si rivolgono a tutte le classi della società, anche a quelle dominanti (per questo sono utopistiche). Al socialismo utopistico, Marx contrappone il suo socialismo “scientifico”, che studia scientificamente i meccanismi sociali del capitalismo e individua nel proletariato la forza rivoluzionaria capace di distruggere la borghesia.

•••• Il capitale
••• Economia e dialettica
•• Marx fa luce sui meccanismi strutturali della società borghese, così da capire come si muove l’economia della società moderna. Il sottotitolo è: Critica dell’economia politica, questo perché Marx è contrario all’economia classica. Marx crede che non esistano leggi universali e assolute dell’economia, ma che ogni società, inserita nel proprio luogo e nel proprio tempo, abbia le sue leggi economiche precise (esempio: leggi per il feudalesimo diverse dalle leggi del capitalismo).
In più, crede che la società borghese ha in sé dei difetti che la porteranno ad autodistruggersi. Infine, da Hegel, riprende lo schema dialettico della totalità organica pensando al capitalismo come a una serie di elementi strettamente connessi tra loro.
•• Marx però individua degli elementi del capitalismo validi sempre (elementi di fondo) e altri secondari. Attraverso lo studio di come si è sviluppato nel tempo il capitalismo è possibile fare delle “previsioni” per via del carattere “tendenziale” delle sue leggi, da non confondersi con le “profezie”. Infatti questa opera di Marx è stata letta come “un testo di profezie sbagliate”.
••• Tra economia e filosofia: la metodologia scientifica del Capitale
•• Marx rovescia la dialettica di Hegel rendendola da idealistica a materialistica. Marx ha bisogno della dialettica nel Capitale per sistemare i fatti. Il Capitale non vuole essere una storia dell’economia, ma una linea generale e universale del sistema capitalistico. Con la dialettica unisce le tante analisi storiche ed economiche.
•• Come già detto, distingue gli elementi strutturali (elementi di fondo) da quelli secondari (o accidentali). Ma si deve distinguere bene l’astratto dal concreto e cominciare da quest’ultimo. La scienza non deve fotografare i fatti, ma individuare cosa c’è sotto di loro. Insomma, sotto l’economia capitalista ci sono delle condizioni generali, che però non sono a priori, ma a posteriori, cioè da trovare nella storia. Le nozioni generali si comprendono “dopo” i fatti.
•• Marx usa il metodo scientifico che comprende tre tappe fondamentali: (1) la ricerca della documentazione, (2) l’analisi del materiale raccolto e (3) l’individuazione di un “principio generatore”, concreto nella storia e che si trasforma in modello generale con la riflessione.
Il concetto base è quello di “valore” al quale è riconducibile ogni aspetto del sistema economico (merce, denaro, scambio…). Dal concetto di “valore” si scopre la falla del sistema capitalistico.
•• L’opera non è solo un trattato di economia, perché analizza la società nel suo insieme, quindi è come una riproduzione critica della civiltà capitalistica nel suo insieme.
••• Merce, lavoro e plusvalore
•• Il sistema capitalistico si differenzia dalle altre economie precedenti per la produzione generalizzata di merci, infatti nel Capitale si analizza prima il fenomeno “merce”.
•• Una merce deve possedere un “valore d’uso”, cioè deve poter servire a qualcosa, e deve avere un “valore di scambio”, così da poter essere scambiata con altre merci. Il valore di scambio dipende dalla quantità di lavoro necessaria per produrre la merce. Più lavoro necessita la merce per essere prodotta, più vale. Ma una merce che oggi vale x, domani potrebbe vale y, quindi il suo valore si deve sempre analizzare nel suo contesto storico.
•• Ma per Marx il valore della merce non si identifica del tutto con il suo prezzo. Sul prezzo influiscono fattori come l’abbondanza o la scarsità della merce, quindi il prezzo della merce può essere maggiore o inferiore rispetto al suo valore reale. Marx crede che in generale il valore sia uguale alla somma complessiva del lavoro (valore = lavoro). Quindi il prezzo non è il valore, ma ha il valore alla sua base.
•• Siccome alla base della merce c’è il lavoro, questo porta a considerare le merci come entità che hanno valore di per sé, dimenticando che sono create dall’attività umana: si parla di feticismo delle merci.
•• La caratteristica unica del capitalismo è che la produzione è finalizzata all’accumulazione di denaro e non al consumo. Quindi, il ciclo capitalistico non è “semplice” come nelle società pre-borghesi, che seguono lo schema M-D-M (merce - denaro - merce). Merce trasformata in denaro, denaro trasformato in merce. Nel capitalismo lo schema è D-M-D+ (denaro - merce - più denaro), perché il capitalista investe denaro in una merce per ottenere da questa più denaro di quello investito. E siccome il denaro dipende dal valore, dove deriva questo “plusvalore”?
•• Il plusvalore va ricercato nella produzione capitalistica della merce in questione. Il capitalista può comprare una merce che ha come caratteristica quella di produrre valore, e questa è la merce umana, cioè l’operaio. Il capitalista compra la forza-lavoro come se fosse una qualsiasi merce. Il valore dell’operaio equivale al salario. Ma l’operaio può produrre merci di valore superiore a quello del suo valore, quindi il salario, e proprio dall’operaio ha origine il plusvalore. Il plusvalore proviene dal suo pluslavoro, cioè il valore in più che l’operaio offre gratuitamente al capitalista, e da qui proviene lo sfruttamento (usare la forza-lavoro altrui a proprio vantaggio) e questo succede quando il capitalista ha i mezzi di produzione, mentre il lavoratore ha solo la sua energia lavorativa ed è costretto a “vendersi” in cambio del salario per vivere.
•• Dal plusvalore deriva il profitto. Il capitale variabile è quello usato per i salari; il capitale costante è quello investito nelle macchine e nelle fabbriche per farle funzionare.
•• Più pluslavoro porta a più plusvalore. Il plusvalore si trova solo in relazione al capitale variabile, quindi il tasso del plusvalore si ottiene con il rapporto tra plusvalore e il capitale variabile.
•• Il profitto, invece, deve considerare anche il capitale costante, quindi il tasso del profitto è uguale al rapporto tra plusvalore e la somma di capitale costante e di capitale variabile. Infatti, il tasso del profitto è sempre minore del tasso del plusvalore e corrisponde al guadagno del capitalista.
••• Tendenze e contraddizioni del capitalismo
•• Il fine del capitalismo è avere il più alto plusvalore, quindi avere più profitto, quindi guadagnare di più e lo si fa in tutti i modi, guardando all’interesse proprio e non collettivo. Infatti, il capitalismo nell’accrescersi sempre di più ha come destino quello di autodistruggersi. Marx analizza le sue tappe.
•• Il capitalista aumenta il plusvalore aumentando la giornata lavorativa degli operai (quindi più pluslavoro), ma il limite è che a un certo punto, a forza di aumentare le ore lavorative, l’operaio smette di essere produttivo. Infatti, per Marx il plusvalore assoluto è il prolungamento della giornata lavorativa, mentre il plusvalore relativo è ridurre la giornata lavorativa riducendo anche il salario, così che l’operaio sia più produttivo.
•• Per Marx il processo di produzione di plusvalore passa attraverso tre fasi: cooperazione semplice, manifattura e grande industria. La svolta del capitalismo è l’introduzione della macchina che fa accorciare il lavoro e fa aumentare la quantità di merce prodotta nello stesso tempo e con gli stessi operai (aumenta il plusvalore relativo) e le macchine non hanno bisogno di riposo (aumenta il plusvalore assoluto).
•• Questo aumento della produttività con le macchine porta a una crisi di sovrapproduzione. C’è crisi perché c’è troppa merce in circolazione (anarchia della produzione). Questa crisi porta a una pessima distribuzione dei beni, di solito quelli primari per la vita, e anche alla disoccupazione, andando ad accrescere “l’esercito industriale di riserva”.
•• Siccome per aumentare la produttività si deve continuamente investire su nuove macchine, il tasso del profitto cala enormemente (è il rapporto tra plusvalore e la somma di capitale costante e variabile). Più si investe in macchinari, più aumenta la spesa del capitale costante, più diminuisce il tasso del profitto, quindi il guadagno del capitalista. Questa caduta tendenziale del tasso di profitto è proprio il “tallone d’Achille”, per Marx, del sistema capitalistico, e prima o poi, quindi, questo cadrà e la società borghese si autodistruggerà.
•• In sintesi, le falle del capitalismo sono: anarchia della produzione, libera concorrenza, crisi cicliche di sovrapproduzione e caduta tendenziale del tasso di profitto. Questo porta la società a dividersi in due sole classi antagoniste, gli oppressori (capitalisti) e gli oppressi (operai). Diminuiscono i capitalisti e aumentano sempre di più i salariati e i disoccupati. Gli oppressori sono minori numericamente degli oppressi e questo è su scala mondiale. La contraddizione più grande del capitalismo è questa: le forze produttive (gli oppressi) sono sempre più sociali, mentre i rapporti di produzione (i capitalisti) sono sempre più privatistici.


••• La rivoluzione e la dittatura del proletariato
•• Dalle contraddizioni del capitalismo nasce la forza rivoluzionaria del proletariato che può attuare il passaggio dal capitalismo al comunismo, cancellando ogni forma di proprietà privata, di divisione del lavoro, di dominio di classi sociali, inaugurando una nuova epoca nella storia del mondo. Il primo passo è socializzare i mezzi di produzione e di scambio, cioè togliere questi mezzi ai privati e metterli a disposizione di tutti interrompendo il fenomeno del plusvalore e dello sfruttamento.
•• I metodi per accedere al potere, essendo rivoluzionari, includono sempre la violenza, anche se Marx ammette anche la possibilità di una via “pacifica” al socialismo.
•• Violenta o pacifica, la rivoluzione del proletariato mira all’abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali. Il proletariato non deve impadronirsi della macchina statale borghese, ma deve distruggerla.
•• Marx vede lo Stato moderno come una macchina al servizio della borghesia che esercita il suo dominio sulle altre classi sociali.
•• Come si distrugge il capitalismo? Con la lotta di classe che inevitabilmente porta alla dittatura del proletariato, che dura per tutto il periodo di tempo tra capitalismo e comunismo, superando e facendo morire ogni forma di Stato. Ma a differenza delle dittature passate, questa sarà una dittatura di una maggioranza di ex-oppressi su una minoranza di ex-oppressori.

••• Le fasi della futura società comunista
•• Nei Manoscritti Marx distingue il comunismo autentico dal comunismo rozzo, in cui la proprietà non viene distrutta ma trasformata in proprietà di tutti, della comunità, e gli uomini sono tutti operai con lo stesso salario. La comunità diventa quindi un grande capitalista e invece di abolire la condizione di operaio, la rende universale.
•• La “rozzezza” è anche data dalla proposta della comunanza delle donne. “La donna è la serva del piacere della comunità”. Con il comunismo rozzo si fa un passo in avanti rispetto al capitalismo, ma si è ancora influenzati da questo e siamo ancora portati a pensare “all’avere”, che crea invidia.
•• Con il comunismo autentico, la proprietà privata viene distrutta e si realizza quando l’uomo interrompe i rapporti di puro possesso e consumo con il mondo. La società capitalista ci fa credere che una cosa è nostra quando la usiamo e la possediamo.
•• L’uomo nuovo è l’uomo non più ossessionato dall’avere, che esercita i modo creativo l’insieme delle sue potenzialità, intrattenendo un rapporto prismatico con la realtà e gli altri uomini.
•• Il comunismo rozzo ha ancora le macchie del capitalismo e livella astrattamente tutti gli uomini senza considerarli nella loro unicità (c’è uguaglianza, ma non giustizia).
•• Il comunismo autentico tiene conto delle capacità e dei bisogni di ogni individuo (c’è sia uguaglianza, sia giustizia): ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni. Il lavoro è sia quello manuale sia quello intellettuale. Il lavoro non è più mezzo di vita (quindi costrittivo), ma è bisogno di via (quindi piacevole e creativo).
•• La società comunista non ha divisione del lavoro, non ha proprietà privata, non ha classi, non ha sfruttamento, non ha miseria, non ha divisioni tra gli uomini e non ha Stato.

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