LA SCIENZA ECONOMICA DI MARX

Dopo il fallimento della Rivoluzione del 1848, Marx ed Engels concepirono l’idea che la società capitalistica dovesse essere studiata scientificamente. Egli è convinto, inoltre, che si debba porre in evidenza la relatività storica del mondo capitalistico e la possibilità di poterlo superare con altre forme della società e dell’economia. Solo conoscendo la realtà presente, studiandola ed analizzandola è possibile capire quella del passato. In questo processo Marx ritiene che il metodo dialettico di Hegel possa consentire di cogliere il il carattere storico dei metodi di produzione.
Così nei primi capitoli de IL Capitale, Marx fornisce una sorta di descrizione dell’anatomia della società capitalistica, definita “un’immane raccolta di merci”. La merce possiede un valore d'uso ( capacità di soddisfare i bisogni) e un VALORE DI SCAMBIO (grazie al quale può essere scambiato con altre merci). La misura per il valore di scambio è data dal tempo di lavoro necessario a produrre. Le merci prodotte si scambiano sul mercato grazie alla mediazione del denaro. In questo modo si da vita ad una sorta di rapporto sociale tra oggetti, chiamato da Marx feticismo delle merci, in quanto paiono dotate di vita propria.

Ma la vera innovazione dell’analisi di Marx, è l’indagine sull’origine del profitto capitalistico. Infatti, se la circolazione delle merci si basa su uno scambio equivalente, il valore aggiuntivo (guadagno del capitalista) deve necessariamente derivare dalla produzione. In particolare, quel valore in più deriva dallo sfruttamento degli operai. Così viene introdotta la teoria marxiana della forza-lavoro, ossia le energie muscolari, nervose che mettono nelle condizioni di lavorare. La forza- lavoro si differenzia dal lavoro effettivo in quanto si tratta di lavoro potenziale.
Il capitalismo è dunque quel sistema che effettua una compra-vendita della forza lavoro, messa in vendita dal proletariato in quanto non possiede altri beni al di fuori di essa.
La forza-lavoro non è una merce come tutte le altre in quanto, come afferma Marx, il suo valore d’uso è superiore al valore di scambio: fino ad un certo punto della giornata la forza-lavoro produce merci il cui valore corrisponde a quello del salario pagato, da quel momento in poi tutto il resto del lavoro erogato è in più: è un PLUS-LAVORO che produce un plusvalore sottratto all’operaio e incamerato dal capitalista. Dunque lo sfruttamento non è un fenomeno accidentale, ma è necessario e voluto, perché sta alla base dello sviluppo del capitale.

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