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Marx

Elabora un modello globale di uomo e di società teorico e pratico, che si declina completamente all'interno di una visione che ha avuto enorme successo, ottenendo il consenso di milioni di persone. Marx è un filosofo la cui visione riunisce, ma allo stesso tempo aprirà al nuovo.
Tesi di Laurea: studia la filosofia greca materialista. La differenza tra Democrito ed Epicuro. Da subito ha un'impostazione precisa. Dedito inizialmente al giornalismo, si getterà nella politica per lanciare la sua nuova visione, il Comunismo. Solo grazie a Hengels però riuscì a superare le difficoltà che lo colpirono durante la vita, sia economiche che sentimentale. Con lui Marx scriverà diverse opere, come Il Manifesto del Partito Comunista.
Marx, oltre a partecipare agli eventi fondativi del Comunismo-Socialismo, oltre a criticare il Socialismo anticapitalista di diverso stampo dal suo, mise a punto un Socialismo nuovo, scientifico.

Critica della filosofia hegeliana (1843)

Riprende le intuizioni antinaturalistiche di Feuerbach. Hegel ha elaborato una filosofia sulla testa, quando va creata da piedi.
La critica consiste nel considerare Hegel un pensatore Mistico-Logico, Panteismo logico, spiritualismo logico. Hegel ha operato un capovolgimento tra concreto e astratto. E' il discorso di Feuerbach:”E' come se uno dicesse: Il frutto è una mela”. Si parte dalla totalità e si deducono le declinazioni particolari e materiali, concrete. Bisogna dire “La mela è un frutto”.
La seconda critica ha un carattere politico. Il secondo errore di Hegel: giustificazionismo politico. Hegel è un conservatore, ha utilizzato la dialettica, ma per giustificare lo Status Quo. Questo è un errore. Tesi, Antitesi e Sintesi caratterizzano la Dialettica hegeliana dove con la Sintesi si afferma nuovamente lo Status Quo. E' un errore secondo Marx. La grande scoperta di Hegel è il momento dell'Antitesi, in cui le cose vengono prese in considerazione nel loro non essere altro rispetto a quello che sono. La negazione non è semplicemente speculativa, ma è anche politica: per Marx si traduce in una visione di cambiamento e di rovesciamento e di trasformazione, meglio ancora di rivoluzione.

Annali Franco-tedeschi (1844)

Si confronta con Hegel, ma in senso positivo. Marx discute Hegel di cui prende le categorie di fondo di Stato e categorie civile facendo un anaisi della società moderna, che viene criticata nei suoi presupposti liberali e liberistici. È una vera e propria accusa alla società moderna, democratica liberale parlamentare rappresentativo. Il liberismo viene fortemente criticato, poiché concezione economica legata alla proprietà privata. D'altro lato anche il Liberalismo, nella sua forma democratica parlamentare.

Il legame Stato-Società deve essere posto in modo che lo Stato possa raccogliere in sé tutte le volontà individualistiche, unite all'interno dello Stato. Solo in questo modo abbiamo una società equa e giusta. Ma ciò non è così. E' accaduto che la classe borghese sia riuscita ad affermarsi al di sopra delle altre classi sia da un punto di vista economico (beni mobili, il denaro) ma anche politico. La borghesia domina anche a livello di ideologia politica. È una falsa democrazia quella liberale, formalmente si ha tutti gli stessi diritti davanti alla legge, sono tutti eleggibili, ma di fatti coloro che hanno i mezzi e sono riusciti a salire al potere sono i borghesi, che tendono a far promulgare leggi per i propri interessi. Chi è in parlamento solo formalmente si esprime nella volontà del popolo: in realtà nel suo esprimersi non fa altro che ribadire i propri interessi. Lo Stato moderno è uno stato ideologico: la classe al potere esercita il proprio dominio e la propria superiorità rispetto alle altre classi. E' fondato sulla disuguaglianza sia sociale che politica e come tale va criticato.
La società moderna è atomistica, individuale. L'ideale è quello dell'interesse privato ed egoista, quando dovrebbe esserci un rapporto armonico. La falsa uguaglianza è una delle conseguenze. La seconda è la proprietà privata. Disuguaglianza economica. Sono presenti alcuni uomini che possiedono i Grandi Capitali, le grande industrie; mentre ci sono milioni di altri uomini che hanno solamente i propri figli, i Proletari. Disuguaglianza assoluta: ci sono coloro che vengono sfruttati in quanto non detentori di proprietà privata e coloro che sfruttano a loro vantaggio la proprietà privata e gli uomini.

Manoscritti economico-filosofici (1844)

La filosofia, essendo uno sguardo critico alla realtà nella sua totalità, può interagire con tutto ciò che esiste. Può esistere una filosofia dell'economia. Studioso di economia, egli la intreccia con una visione filosofia concreta.
Alienazione secondo Marx
L'uomo moderno, in quanto operaio vive una condizione di estraneamento e di spaesamento, la cui radice è di tipo economico.
1. Rispetto al prodotto del lavoro, che produce ma gli viene sottratto;
2. Rispetto al lavoro, ripetitivo e sequenziale;
3. Rispetto a se stesso, quando lavora è aliena dal punto di vita del prodotto e del lavoro e quando si dovrebbe sentire uomo, nel lavorare, si sente una bestia. Inoltre quando non lavora non ha altro tempo che per riposarsi dallo sfruttamento o per divertirsi lasciando libere i propri istinti erotico-ludiche esprimendo la propria umanità. L'alienazione consiste nel fatto che facendo la bestia si sente realizzato e non facendo l'uomo. L'uomo non è mai se stesso, si aliena sempre e diventa una bestia, senza rendersene conto, e si realizza solamente come tale, non realizzando la propria umanità.
4. Rispetto al prossimo (l'altro rispetto all'operaio), al Capitalista con cui ha un rapporto di conflittualità e di repressione.
Nella società l'uomo viene identificato con il suo lavoro. La società borghese capitalistica sfrutta l'operaio, che diventa solamente una figura utile capitalistica di guadagno. La società va quindi rivoluzionata affinché l'uomo possa realizzare la propria umanità.
Ciò che determina tutto questo è il Male. Il Male in Marx viene identificata con la proprietà privata, poiché chi possiede la proprietà privata ha il potere di sfruttare coloro che non ne possiedono. La società va rivoluzionata dalla sua struttura interna realizzando una proprietà sociale, riguardante soprattutto i mezzi di produzione. Essendo tutti proprietari dei mezzi di produzione verrebbe meno lo sfruttamento da parte della borghesia. Questo passaggio chiede una rottura dei vecchi rapporti proprietari. E' una rivoluzione.

Marx riconosce il suo debito nei confronti di Hegel. Hegel, secondo Marx, ha intuito una dimensione fondamentale dell'essere umano: la storicità dell'uomo, il processo storico umano. Prima di Hegel la conceziona umana era statica, adivenieristica. L'uomo è la sua azione, ciò che fa, il suo divenire, il risultato del proprio fare e della propria autocostruttività. Il senso della storia viene introdotto all'interno della storia umana dal Cristianesimo, che introduce un Dio libertà che addirittura s'incarna nell'uomo diventando partecipe della sua storia. E' completamente opposto alla filosofia greca che sembrava fuggire dal divino. Nel Cristianesimo è l'eterno che tende verso la storia, Dio si manifesta nella storia. Questo porta ad una considerazione culturale del valore di storia e di libertà diversa, in quanto l'uomo non fa parte di una realtà necessaria. Hegel riconosce la matrice cristiana. Sant'Agostino, nella Città di Dio, ha un senso della storia notevole.
Il secondo è il concetto di lavoro. L'uomo è ciò che fa, è il lavoro. L'uomo si salva da solo nel suo fare e nel suo farsi facendo. L'uomo non ha una natura ontologica divina, l'uomo è un essere storico che si fa da solo nella storia. In concreto questo si realizza nel lavoro. Si pensi alla distinzione greca del lavoro: il lavoro intellettuale era riservato solamente ai benestanti e alla nobiltà, mentre il lavoro pratico era riservato alle persone povere, poiché è meno nobile. La visione cristiana sconvolge questo modo di pensare: Dio si fa uomo e si fa falegname. Fa un lavoro pratico. Il cristianesimo unisce le due visioni: Ora et Labora, non bisogna ne solo lavorare, ne solo dedicarsi alla fase contemplativa.

Il terzo è il concetto di dialettica. Il divenire non è un divenire casuale, ma è razionale, secondo un ritmo triadico: tesi, antitesi, sintesi. Tutte le scoperte positive sulla storia, il lavoro e la dialettica vengono intese da Hegel come spirituali. Ad esempio la liberazione dal padrone da parte del servo è puramente coscienziale. Vanno interpretati in termini pratici di realtà. Il proletariato deve liberarsi del padrone, il capitalista.

Tesi su Feuerbach

Marx evidenza il merito di aver rovesciato l'idealismo in una forma di materialismo, rovesciando il rapporto finito-infinito. Ma rimane succube dell'hegelianesimo.
Il materialismo di Feuerbach è Naturalistico: in lui c'è l'illusione sbagliata di trovare l'essenza dell'uomo nella natura. Si ha ancora una concezione astratta e teoretica dell'uomo. L'uomo non va concepito in termini naturalistici seppur materialistico. Va concepito in termini storicistici: l'uomo è determinato e condizionato dalla natura storica in cui vive. L'uomo non è un'essenza astorica, sempre identica. L'uomo è il prodotto del divenire storico. Sesta tesi di Feuerbach:”Risolve l'essenza religiosa nell'essenza umana, ma l'essenza umana non è qualcosa di astratta, nella sua realtà essa è l'insieme dei rapporti economici-sociali”. L'uomo non è naturale, è storico. Tutto l'essere è storia e materia.
La seconda critica riguarda l'interpretazione della religione. Feuerbach critica la religione giustamente, dicendo che l'uomo ne è alienato. Ma anche qui parla di alienazione psicologicamente astratta: non è l'uomo che astrattamente viene alienato. Alla base dell'alienazione psicologica c'è una base economica-sociale, un alienazione storico-economica. “La religione è l'oppio dei popoli”. E' un narcotico delle masse, a causa del quale l'uomo si aliena, ma questo ha cause ultime storico-economiche. Ciò che di ingiusto accade qui, la religione garantisce un loro riscatto, facendo credere illusoriamente che tutto pssa avere risposta nell'aldilà. In questa visione l'uomo si pone in modo da accettare le ingiustizia in questo modo. Tutto questo per Marx è completamente sbagliato: bisogna ribellarsi ed eliminare e ingiustizie.
Il terzo concetto è la Prassi Rivoluzionaria. L'uomo è ciò che fa (Prassi). Concetto mancante in Feuerbach. Di fronte alle condizioni di alienazione che l'uomo vive, deve ribellarsi, cambiando le condizioni in modo storico ed economico: non basta il cambiamento a livello coscienziale. Deve esserci un cambiamento pratico della struttura della società capitalistica. Tutto ciò può avvenire solamente accettando l'idea di Rivoluzione. Undicesima tesi:”I filosofi hanno solo diversamente interpretato il mondo, si tratta invece di mutarlo.” Marx individua la totalità dell'uomo dal punto di vista particolare. L'uomo è caratterizzato da un principio materiale, l'azione. In realtà l'uomo è anche ciò che fa, anche ciò che mangia; ma ci sono modi di lavorare e di mangiare diversi, ad alcuni riescono ad introdurre una modalità anche ideale.
Signaski: compariamo il contadino rozzo con il signore nobile. Il contadino prima di mangiare fa il segno della croce. L'uomo nobile mangia in piedi, di fretta, è pura alimentazione. La modalità di nutrirsi del contadino investe sia il bisogno naturale dell'uomo sia la sua dimensione divina, capendo l'idealità divina. Il segno della croce, pur durando due secondi, fonde la materialità del mangiare, come bisogno, e la spiritualità di questo atto, unendolo con Dio. L'uomo non è solo materia, ma nemmeno solo spirituale. Non è un angelo, ma nemmeno una bestia. E' uomo e come tale è in grado di affidare alla dimensione materiale del bisogno una valore simbolico ideale.

L'ideologia Tedesca (1845-1846)

Emerge con chiarezza la visione materialistica storica e dialettica. E' la chiave di lettura della sua filosofia. In quest'opera Marx ed Hengels distinguono il concetto di Scienza dal concetto di Ideologia. Marx accusa gli altri di essere degli ideologi, e si impone come uno scienziato portatore del Socialismo scientifico. La differenza sta nel fatto che l'ideologia è una falsa rappresentazione della realtà, falsa poiché parte dalle idee. Invece bisognerebbe partire dalla realtà stessa. (“L'uomo vive nella penombra: c'è abbastanza luce per chi vuole vedere, ma abbastanza tenebre per chi decide di non vedere”).
Secondo Marx l’ideologia è data da una visione soggettiva e aprioristica. Se si vuole arrivare alla realtà a partire dall’idee, il risultato sarà inadeguato. La scienza invece arriva alla realtà non dall’ideale ma considerando la realtà come un processo materiale. Questa materialità è di tipo processuale storico progressivo e l’uomo è definito nella sua dimensione storica, dall’insieme dei rapporti economico sociali che definiscono la storia stessa. Non si può capire l’uomo al difuori della storia. Questi rapporti sono sintetizzati nel Lavoro. L’uomo viene definito e determinato dalle caratteristiche materiali, produttive e lavorative. L’uomo si definisce a partire dalle caratteristiche di produzione economiche sociali che si identificano con il lavoro. L’uomo è il suo lavoro. L’uomo è la storia che lo caratterizza, dove il lavoro è il carattere storico materiale che lo definisce.

Struttura e Sovrastruttura

La struttura è la base di tutto, mentre la sovrastruttura è ciò che dipende dalla struttura, dalla base. La struttura della vita degli uomini è data dalle modalità produttive della vita dell’uomo, l’uomo è il suo lavoro, la sua dimensione economica. Questo è ciò che definisce la vita dell’uomo: la base economica, intesa come base lavorativa. Da qui dipende tutto, il lavoro, la sfera personale.
La sovrastruttura è l’insieme di tutte quelle dimensioni umane che sono un prodotto e un riflesso della struttura economica. La politica, il diritto, l'etica, la religione, la teologia. I modi di pensare. E’ tutto ciò che contraddistingue la parte ideale. La struttura è la prassi pratica, mentre la sovrastruttura è ideale, costituita dal pensiero. E quest’ultimo dipende dalla materia, dall’essere materiale. Non esiste un pensiero in quanto tale, deriva tutto dal rapporto materiale economico, tutto si dà come manifestazione di questi dimensione economica originaria. La teoria dipende dalla prassi. Il modo di pensare dipende dal modo di produrre e di lavorare. Da qui dipende il modo di pensare: non esiste pensiero in quanto tale. “Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma in contrario il loro essere determina la loro coscienza”. La coscienza dipende dall’essere materiale, sociale ed economico, e quindi anche il pensiero. Scientifico? Tutto questo si chiama materialismo storico che si contrappone all’idealismo storico. Per Hegel dalle idee viene prodotta dalla storia. Per Marx sarà la storia a produrre le idee. Le istanze base e necessarie hanno carattere materiale economico.
Che rapporto c’è tra struttura e sovrastruttura? Rapporto dialettico. La sovrastruttura dipende dalla struttura. Due sono le definizioni che si possono dare:
1. La struttura determina la sovrastruttura: rapporto meccanico tra materia e pensiero.
2. La struttura condiziona la sovrastruttura: rapporto indiretto. Non esclude il fatto che le idee possano influenzare il modo di vivere delle persone, il pensiero può influire ma soltanto indirettamente. L’elemento sovrastrutturale che influenza la struttura è stato a sua volta originato dalla struttura. L’origine è sempre quella.
La struttura economica è composta da due fattori:
1. Forze produttive: uomini che lavorano, mezzi di produzione, conoscenze tecnico scientifiche.
2. Rapporti di produzione: rapporti economici. Mettono in luce il fatto che alcuni detengono il potere economico sociale, detentori dei mezzi di produzione, mentre altri no. Mettono in luce i rapporti di dominio economico sociale di una classe sull’altra. Il modo di ripartire la ricchezza prodotta è stabilita dai rapporti di guadagno: chi possiede guadagna, chi non possiede sopravvive.
E’ nel rapporto tra questi due elementi che appare il rapporto dialettico più importante. Secondo Marx si ha una legge oggettiva della storia che è data dal rapporto dialettico tra le forze produttive e i rapporti di produzione. E’ un rapporto di cui si può parlare in termini di corrispondenza o contraddizione. Quando c’è un rapporto di corrispondenza è presente una situazione di equilibrio e armonia. Quando è di tipo contraddittorio si ha una molla dialettica di tipo reale concreto storico. Questo rapporto contraddittorio si traduce in una esigenza storica e dialettica di superamento della stessa contraddizione che porta a ineguaglianza e ingiustizia. Non è una situazione di equilibrio che inevitabilmente muove la storia verso il superamento di questa situazione. Questa è la legge oggettiva che ha mosso la storia, legge per Marx scientifica. La storia procede per rapporto di corrispondenza e contraddizione, che si alternano superandosi. A fronte di nuove forze produttive vi sono vecchi rapporti di produzione si origina una contraddizione destinata ad essere superata che significa il rinnovamento dei rapporti per riportarli ad una situazione di equilibro e di corrispondenza. Tutto questo è il linguaggio tecnico marxiano. Traducendo concretamente significa che le forze produttive sono gli uomini che lavorano e i rapporti di produzione sono i rapporti di proprietà che determinano la distribuzione della realtà. Significa che nella società borghese capitalistica abbiano le nuove forze produttive operai, è la classe operaia che diventa il soggetto motore dell’economia ed è di proporzioni gigantesche. Masse enormi di persone sradicate dalle campagne si trasferiscono nelle città per lavora nelle industrie. Lavorano per quei pochi detentori di proprietà, di quei mezzi di produzione che sono necessarie alla produzione stessa. Laddove però chi lavora e produce è nuovo e abbiamo rapporti di produzione inadeguati e arretrati, di tipo privatistico. Sono i pochi che hanno mezzo di produzioni che guadagnano per una produzione che hanno fatto esclusivamente i molti operai. La produzione della ricchezza è sociale, il guadagno è privatistico. È una contraddizione incredibile del capitalismo. Bisogna fare in modo che anche i rapporti di produzione, la distribuzione della ricchezza deve essere sociale. E’ una legge di tipo deterministico che la storia segue necessariamente. Questa legge, secondo Marx, è in grado di spiegare tutte le realtà storiche passate ed è applicabile al presente. Molti lavorano, pochi guadagnano. Cosa significa materialismo storico dialettico? Tutto è storia, non natura semplicemente, ed è dialettico, si muove cioè in base a tesi e antitesi che si superano: il capitalismo imploderà a causa delle sue stesse contraddizioni.

Proudhon l’abbiamo fatto. Egli intuisce come marx proponga una soluzione deleteria sia dal punto di vista del concetto di libertà che dal punto di vista economico. Intuisce che la collettivizzazione dei mezzi di produzione sarebbe stata negativa dal punto di vista economico. Il rimedio rischia di essere peggiore del male.
La società va riformata dal basso, ridistribuendo la proprietà privata. Gli individui devono interagire cooperativamente non dall’alto ma dal basso; questa visione è collegata al lavoro, il lavoratore contribuisce alle relazioni economico-sociali per riformare la società.
MARX inveisce nella miseria della filosofia contro Proudhon accusandolo di socialismo borghese. In realtà proudhon aveva fatto un altro discorso. L’altra critica di Marx ai socialismi è quella ai socialismo UTOPISTICI (il primo criticato è quello borghese di Proudhon)

Critica ai socialismi utopistici: essi coltivano ancora l’illusione di poter cambiare le cose tramite pacifiche riforme attraverso un metodo pacifico di dialogo e collaborazione con le classi capitalistiche. Tutto ciò è idealistico e astratto. Bisogna far un’analisi della società capitalistica scientifica per cambiarla, la visione dei socialisti utopistici altrimenti è troppo vaga e non propongono una valida idea per cambiare le cose.

Il Capitale

Tre tomi, il primo pubblicato nel 1866. Marx vuole rappresentare i concetti fondamentali della analisi critica della società capitalistica. Il capitalismo è un modo di produzione delle merci. Una merce può avere un duplice valore. Valore d’uso delle merci; oppure valore di scambio delle merci.
Valore d’uso: fatto che una merce serve per qualcosa. Risponde quindi ad un bisogno.
Valore di scambio: indica il fatto che una merce è depositaria di un valore tale per cui essa può essere scambiate con un’altra. È quindi il “valore economico”, il costo. Questo valore da cosa è dato? Marx dice: valore di scambio=lavoro. Tanto più lavoro ha richiesto la produzione i una merce tanto più è elevato il valore di scambio di una merce. Questo valore però non si identifica con il suo costo, in quanto bisogna indicare secondo Marx un altro fattore, ovvero la reperibilità di una merce. Più è abbondante una merce e più il costo è basso.

Feticismo delle merci: altro concetto su cui si basa la società capitalistica. Laddove all’interno della società capitalistica, una merce viene identificata con un certo valore a prescindere dai criteri di produzioni e di lavoro. In questo caso si considero astrattamente il valore di una merce secondo una logica astratta.

MDM: modalità di funzionamento di una società precapitalistica. Merce-denaro-merce: in questa società l’economia si fonda su una logica del primo tipo. I producono delle merci per acquisire del denaro al fine di comprare poi delle altre merci. Il principio e la fine del processo economica è la merce.
DMD: modalità di funzione di una società capitalistica. Denaro-merce-denaro. Investire denaro per produrre merci per ottenere una guadagno. I termini si invertono nella società capitalistica, in particolare lo scopo finale è diverso: lo scopo finale è ottenere un profitto.
Ma quindi come si fa ad ottenere alla fine del processo produttivo più denaro di quello investito? Secondo Marx il capitalismo, che ha come obiettivo la creazione della mentalità borghese, lo scopo non si ottiene tanto a livello di mercato e di vendite, ma a livello di processo produttivo. Il lavoro di scambio si identifica con il lavoro (l’abbiamo detto), quindi il plus denaro=plus lavoro. Più lavoro porta ad ottenere più denaro. Secondo marx la logica di sfruttamento del capitalismo deriva dal fatto che il capitalista sfrutta il lavoro del lavoratore per guadagnare: il lavoratore lavora di più e viene pagato meno. In base alle ore di lavoro la retribuzione non è sufficiente. È come se l’operaio lavorasse gratuitamente in funzione del capitalista, che sfrutta il lavoro del lavoratore. il capitalista non lavora secondo marx.

Saggio di plus-valore: il plus valore costituisce il guadagno ottenuto, ma il profitto effettivo (SAGGIO DI PROFITTO) si identifica col plus valore? Plus valore=guadagno? No. Perché il profitto (saggio di profitto) è certamente dato dal plus valore, però nel profitto bisogna calcolare anche le spese. Quindi Saggio di profitto=(Plus valore / capitale costante + capitale variabile). Il capitale variabile è il salario, ovvero quanto è costretto, seppur in maniera minimale, a dare il capitalista all’operaio; il capitale costante è il costo che il capitalista è costretto a investire per quanto riguarda l’apparato produttivo, le macchine. Come farà il capitalista a guadagnare sempre di più? Dovrà cercare di aumentare sempre di più il plus valore, può farlo in due modi:
- Plus valore assoluto: bisogna far lavorare di più in senso quantitativo l’operaio, più egli lavora e più egli produce. Bisogna concedergli qualche ora di riposo e sfruttarlo il più possibile.
- Plus valore relativo: bisogna aumentare in senso qualitativo e quantitativo la produzione a parità di tempo. Ma come si fa? Tanto più un capitalista è dotato di mezzi di produzione adeguato, tanto più la produzione sarà maggiore

L’uomo e la macchina: che rapporto c’è fra uomo e macchina. La società capitalistica è macchinista. Bisogna fare in modo che l’uomo utilizzi la macchina per sfruttare al meglio la produzione. Ad esempio mediante la catena di montaggio. Tutto ciò comporta ambienti poco igienici e salubri. Le macchine vengono usati 24 ore su 24, il lavoro si intensifica ma l’uomo peggiora le sue condizioni diventando dipendente dalle macchine. È un rapporto di alienazione e l’uomo è servo della macchina. L’uomo viene oggettivato. Anche i bambini e le donne vengono sfruttati.
Ma ciò comporta che il rapporto uomo macchina sia negativo? No, Marx non è contro la tecnica e le macchina ma ritiene che le macchine costituiscano una fonte di alienazione e sfruttamento dell’uomo nella società capitalistica. Se invece il rapporto uomo macchina si inserisse all’interno di una visione di collettivizzazione, l’uomo non sarebbe più lo schiavo della macchina ma la macchina sarebbe una strumento dell’uomo, che deve essere il protagonista del processo produttivo. Oggi non è la tecnica in funzione dell’economia ma sembra quasi che l’economia sia un’appendice della tecnica. L’apparato tecnico sembra essere fine a se stesso. L’intervento umano rischia di essere sembra più marginale ed egli diventa una sorta di automa all’interno di una logica di tipo tecnocratico che risulta fine a se stessa. Ciò che conto è la realizzazione di processi tecnici che hanno come unica finalità il proprio progresso.
Dopo aver visto alcune tendenze e contraddizioni del capitalismo ne vediamo altre:
Crisi ciclica di sovrapproduzione e anarchia della produzione: è un’altra contraddizione (“brambilla ti spacco la faccia, ****”): tutto procede in modo scriteriato, senza leggi e senza principi. Quando un bene risulta essere fonte di arricchimento, tutti si gettano nella produzione di quel bene pensando di ottenere un guadagno, da un bene che in un certo momento sembra portare ad un grande guadagno. La contraddizione sta nel fatto che se tutti si gettano nella produzione di quel bene, esso si sovrapproduce e, venduto in eccedenza, porta ad una crisi ciclica di produzione (più offerta rispetto alla domanda). Due soluzioni esistono ma sono comunque deleteri:
1. Distruzione capitalistica dei beni: se non viene venduto, viene addirittura distrutto.
2. Disoccupazione: quando il bene prodotto è in eccesso, lo stesso lavoro umano è in eccesso
Grande Contraddizione del Capitalismo
Caduta tendenziale del saggio di profitto: qui si annida la contraddizione massima del capitalismo. Per aumentare la produzione bisogna aumentare il plus valore, ma questo significa migliorare gli strumenti di lavoro, e quindi investimento. Quest’investimento è il capitale costante, che aumenta sempre di più, facendo diminuire necessariamente il saggio di profitto. La media alta borghesia riescono a sostenere questo capitale costante, ma la piccola borghesia non riesce a sostenere il confronto, destinata a venire meno. Marx teorizza la progressiva erosione della piccola borghesia. Ci sarà una progressiva proletarizzazione, con l’eliminazione della classe della piccola borghesia. I ricchi capitalisti saranno sempre di meno e sempre più ricchi, mentre i proletari saranno sempre di più e sempre più poveri. Il Capitalismo diventa sempre più oligarchico e viceversa i proletari sono destinati ad aumentare: aumenta il numero di coloro che sono destinati a vivere alle dipendenze di questi pochi capitalisti. Questa contraddizione segna il declino del capitalismo stesso, esso imploderà prima o poi. Bisogna quindi prendere coscienza di questa contraddizione, per accelerare il progresso e arriva il prima possibile alla dittatura del proletariato.
Passaggio da Capitalismo a Comunismo
Secondo Marx avviene attraverso due modalità, pronunciate mettendo a fuoco i concetti di:
1. Rivoluzione: poiché il capitalismo non è una forma socioeconomica fondata sulla giustizia e sull’uguaglianza, non va riformato ne modificato, ma va distrutto. Il modo non è quello di entrare al parlamento attuando il comunismo per via democratica, legale e pacifica (metodo liberale e borghese) ma è quello drastico e violento, la prassi rivoluzionaria. Non è attraverso le vie democratiche, non attraverso la socialdemocrazia, che deve essere formato il comunismo. Essere anticapitalisti non voleva dire essere marxisti: si poteva essere a favore si un’ideale di giustizia e uguaglianza anche attraverso altre vie (Socialdemocrazia, Anarchismo). Non è affatto vero che esisteva solo Marx. Per affermare il comunismo non possono essere usati i metodi della borghesia stessa, che ha essa stessa messo in atto il male, la proprietà privata, che va eliminata. Bisogna agire in termini di una prassi rivoluzionaria, per distruggere il capitalismo.
2. Dittatura del Proletariato: una volta distrutto il sistema statale capitalistico bisogna introdurre un breve momento di stallo, per passare indirettamente al comunismo. La prima fase è rivoluzionaria. Nella seconda lo stato capitalista viene sostituito dallo stato socialista, che è finalizzato alla realizzazione del comunismo matura. Lo stato sociale è una nuova organizzazione rispetto allo stato capitalista. Capitalismo, Rivoluzione, Stato Socialista, Socialismo. Secondo Bakunin la distruzione del capitalismo avrebbe dovuto portare immediatamente alla realizzazione di un modello sociale e non statale: la società anarchica, che non prevede il passaggio attraverso una fase di mezzo, come lo stato socialista. Si abbatte l'idea di stato immediatamente. La differenza tra Marx e Bakunin è di critica del capitalismo: per Bakunin il soggetto rivoluzionario è generico, i proletari ma anche tutte le persone discriminate e emarginate, ma soprattutto improntato su basi anarchiche per passare direttamente all’Anarchia, una società senza stato, poiché il passaggio di mezzo avrebbe portato ad una regressione. Anche secondo Marx bisogna raggiungere la società comunista, una società senza stato, ed in questo senso anche Marx è improntato anarchicamente. Ma per fare questo bisogna passare dallo Stato Socialista, necessario come via di transizione. A questo stato ci si arriva attraverso la Dittatura del Proletariato. Ed è necessario per riorganizzare socialmente e economicamente la società. Deve imporre il proprio volere e le proprie normative necessarie al passaggio al Comunismo. Secondo Marx è necessario uno stato forte che governi la situazione di transizione, per riordinare socialmente ed economicamente la società. Non si potrebbe arrivare ad una società comunista di uguaglianza laddove vi sono istanze di borghesia, di lotta di classe e di ineguaglianza. Di conseguenza è necessario lo stato socialista, che superi la situazione di transizione tra il Capitalismo e il Socialismo, e che imponga regole e normative in cui il proletaria occupa la posizione dominante. E solo quando vi sarà solo il proletariato e saranno eliminati i borghesi non ci sarà il rischio di una regressione, sarà quindi possibile attuare il Comunismo.
La dittatura del proletaria è la necessaria conseguenza della dittatura del capitalismo: siccome il proletariato ha subito violenze da parte del capitalismo, ora dialetticamente il capitalismo deve subire la violenza. Prima erano pochi a fare violenza su molti e ora, finalmente, sono molti a fare violenza legittimante su quei pochi che permangono che potrebbero dare vita ad istanze controrivoluzionaria. E’ un intervento dispotico autoritario. Sono 10 i provvedimenti per avviare dallo stato socialista al comunismo (fotocopia). Hanno un denominatore comune: è lo stato che passa al vaglio qualsiasi cosa, per poter passare ad una società senza stato.
In termini generali si comprende che il Comunismo consiste nella creazione di uno stato dove non esiste stato, classi sociali, proprietà privata, ineguaglianza e divisioni. Viene proclamata uguale in campo economico sociale e politico in quanto tutto ciò che la contrapposizione comporta viene eliminato: non c’è sfruttamento, ne alienazione. E’ una società fondata sull’autogestione economica e sull’autogestione del lavoro. E’ una società organica praticata dal basso, non c’è più un socialismo di stato che gestisce, ma c’è un socialismo di base, del popolo, che si autogestisce. E’ una società in cui ognuno, secondo le sue capacità e bisogni, riceve. È un ideale di società in cui vi è una fusione e un’identità tra finito e infinito a livello materiale: non c’è più diseguaglianza. La libertà non è il pluralismo, la democrazia, sono solamente metodi inadeguati. Si attua una fusione tra l’uomo e la società. Tra parte e tutto.

Considerazioni Marxismo

L’uomo è la misura il centro del significato della realtà. Sia in Hegel che in Marx, l’uomo è all’interno di una visione storica. L’orizzonte dell’uomo è la storia in entrambi i casi, tutto si gioca in categorie immanentistiche dove non c’è un apertura della ragione dell’uomo al trascendente. Il divenire si afferma come legge della storia e come caratteristica centrale dell’uomo. Anche il positivismo, con l’evoluzione, si evolverà in questo senso. L’uomo moderno è l’uomo del divenire. Esiste questo divenire dialettico spirituale o materiale progressivo che si dà in termini di sviluppo necessario. Tutto culmina nella società: lo Stato Etico, la Società Comunista, la Società Tecnocratica. Vi è una visione perfettista della società, esprimendo l’ideale massimo che l’uomo può raggiungere in una visione materialistica immanentistica: un luogo dove tutte le contraddizioni sono annullati. E’ il luogo di realizzazione umano, in termini storici, è il luogo in cui l’uomo costruisce da se con la sua ragione spirituale o materiale-economica il Paradiso.
E’ interessante mettere in luce una contraddizione presente in Marx filosofica ma con implicazione concrete. Materialismo storico dialettico. E’ davvero un sistema coerente? Marx sostiene che storicamente tutto dipende dalla prassi storica, strutture economiche. Non esiste una dimensione teorica dotata di un suo valore intrinseco. Tutte le nostre idee, tutta la nostra dimensione coscienziale non esiste. La struttura materiale spiega tutto. E’ la pratica che spiega il pensiero. Dall’altro lato il pensiero di Marx è un pensiero di tipo dialettico: ma la dialettica è al contestazione della realtà esistente che non va bene così com’è. Se le nostre idee dipendessero dalla materie dovrebbero esserne determinate e dovrebbero essere espressioni della realtà economica di cui sono la manifestazione. Accade invece che Marx in nome della giustizia ritiene che la realtà sociale economica esistente in epoca moderna non vada accettata e vada critica, contestata ed eliminata. In nome di un ideale di superiore giustizia. Se i nostri pensieri non sono altro che l’espressione della nostra dimensione storica economica, di questa dovrebbe essere la giustificazione. Marx invece critica quella che è la realtà materiale storica. I suoi ideali non sono espressione dell’esistente, anzi dialetticamente contrasta l’esistente. Questo non si spiega: accostare la dimensione dialettica con il materialismo storico è una contraddizione. La dialettica è il metodo con cui critica la realtà esistente, negandola. Il pensiero invece dovrebbe esserne determinato, non può criticarlo. E’ una contraddizione di base. Soltanto all’interno di una logica spirituale l’uomo, come essere spirituale, ha una capacità spirituale di trascendere idealmente una realtà empirica e materiale per poterla giudicare (Hegel). Ma se Marx nega la dimensione spirituale, la dimensione che poi critica la materia, come fai a criticare la materia stessa?
C’è un errore di rapporto tra teoria e prassi, tra struttura e sovrastruttura. L’economia definisce totalmente l’uomo e le sue espressioni? La materia rinchiude tutto l’essere umano? Sembrerebbe che rispondere affermativamente porti ad una contraddizione in Marx. Secondo Augusto del Noce (contemporaneo), che evidenziò questa contraddizione, le cose andarono dal punto di vista pratico che venuta meno l’istanza dialettica rivoluzionaria marxiano (Crollo del Muro di Berlino, Occidentalizzazione) di liberazione e cambiamento cosa rimane? Il materialismo storico. Tutto è storico e legato al divenire storico, al relativismo storico. Non rimane altro che una forma di materialismo naturalistico. Viene identificato l’uomo come identificazione della sua vita sociale, di cui è una espressione. Non rimane altro che una concezione dell’uomo in termini sociologici-storici. L’uomo, senza l’ideale dialettico di rivoluzione, è figlio del processo storico. Tutto rimane consegnato al divenire storico naturalistico che bisogna seguire e a cui bisogna adeguarsi, rifiutando l’ideale di verità e di libertà. L’uomo è segnato solamente dalla storia, chiuso nel finito, o bisogna ammettere l’apertura all’infinito spirituale ed ideale? Solo ammettendola si può giustificare il giudizio sul corso della storia e da cui nasce il cambiamento e la rivoluzione, segno del fatto che l’uomo è non solo figlio della natura e il suo pensiero non è solo determinato da essa.
Gli esiti comunisti per costruire una società senza Dio e contro Dio perfetta sulla Terra hanno portato alla costruzione di società contro l’uomo (100 milioni di morti in tutti e 32 i paesi in cui hanno il comunismo si è affermato).

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