Mongo95 di Mongo95
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Marcuse osserva la vicissitudine degli istinti a partire dalla teoria di Freud, con istinti legati allo sviluppo della vita. Quindi ci sono due momenti chiave: nascita dell’individuo (fattore esterno geologico-biologico), momento di trauma che segna una tensione non sfogata, dato che l’individuo che viene alla luce si rende conto che la vita non è così piacevole e i due istinti sono una risposta alla tensione non sfogata; il secondo momento che è storico, cioè il passaggio dalla natura alla civiltà, nella quale gli istinti vengono repressi. Si tratta di due fattori esogeni.
Tale è stata la situazione fin ora, un passaggio che per Freud segna la repressione degli istinti e non oltre. Invece per Marcuse segna la nascita della civiltà che implica non solo la repressione ma anche la distribuzione della penuria. Pertanto, oltre la repressione in quanto tale, anche una repressione addizionale legata alle varie forme di dominio. Non c’è semplicemente la Civiltà, ma varie forme di civiltà.

Se questa è la storia delle vicissitudini degli istinti, Marcuse afferma che esiste una tappa ulteriore, quella in cui la repressione diventerà insopportabile, con quindi il passaggio ad una società non repressa. La repressione si identifica come un terzo fattore esogeno che va a sua volta nuovamente ad incidere sugli istinti, sulla psiche dell’uomo.
Per verificare la fattibilità di un passaggio alla società liberata, che sul piano storico sarebbe possibile, è necessario vedere se è fattibile anche dal punto di vista psichico, se esiste cioè una facoltà che può reggere e farsi guidare da un principio di realtà che non sia il principio di prestazione. Per Marcuse infatti, nella società liberata non governerà più il principio di piacere precivile, cioè il principio che era in atto nello stato di natura. Ma un principio di realtà modificato, dato che siamo comunque esseri umani storici.

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