Concetti Chiave
- Il piacere è concepito come atemporale, mentre la vita quotidiana è scandita dal tempo e dal principio di prestazione.
- Il ricordo è considerato un mezzo di liberazione dal fluire del tempo, permettendo di redimere il passato e trovare gioia senza angoscia.
- La morte, accettata dalla società repressiva, diventa uno strumento di controllo e repressione, ostacolando l’azione e il cambiamento.
- La filosofia dominante trasforma la morte in un'essenza metafisica, limitando la possibilità di utopie nel presente e rimandando la redenzione all'aldilà.
- La filosofia critica propone una visione alternativa, rifiutando la società repressiva e trasformando la morte in un'opportunità per la libertà e la razionalità.
Il tempo e il piacere
Essa si configura innazitutto come tempo, perché il piacere tende all’eternità, all’atemporalità, mentre il principio di realtà tende al presente. La vita del principio di prestazione è scandita dal tempo, così come la divisione del lavoro.
Il ricordo e la liberazione
Il fluire del tempo facilita il conformismo sociale, nel senso che non ha senso prospettare utopie nel suo scorrere. Il dimenticare è negativo, perché da un lato è necessario per la vita e per la società e per superare i conflitti, ma dall’altro impedisce di risolvere i conflitti stessi, non fa tentare di affrontare la realtà. Il ricordo è la facoltà su cui si insiste, essendo veicolo di liberazione: in quanto legato al passato non è subordinato al fluire del tempo e alla transitorietà del presente. È immune da questa situazione, quindi può redimere il passato. Dato che il tempo ha potere sull’Eros, la felicità rimane essenzialmente cosa del passato, solo il ricordo è fonte di gioia, non accompagnata da angoscia per la sua transitorietà. Il discorso sul ricordo ha senso se gli diamo valore civile, traducendolo in azione politica di lotta contro il dominio.
La morte e la repressione
La morte, che avviene prima del dovuto, violenza tra sofferenza, morte come frutto della distruttività. La morte non necessaria. È un atto che ci interpella come un senso di colpa, un atto d’accusa. Il fatto che questa morte non susciti ribellione, ma venga accolta e accettata, ci fa capire come sia parte integrante e utile della società della repressione. Diventa strumento di repressione. Sia che sia costantemente temuta, o esaltata come sacrificio supremo, l’educazione alla sua accettazione introduce nella vita un elemento di capitolazione. Ideologia della morte che è espressione teorica della repressione, proponendo una visione del mondo totalmente pessimistica, delineando un mondo in cui l’uomo non può incidere, è un attore inefficace e quindi lo dissuade dall’agire. Se la morte è incombente, allora gli sforzi utopistici di cambiare il mondo sono totalmente vani.
Filosofia della morte e utopia
Morte esaltata come categoria esistenziale, trasformando un fatto biologico in essenza ontologica, irreversibilmente data nella struttura metafisica dell’universo. Questa colpa può essere redenta soltanto nell’aldilà e non si può prospettare un’utopia nell’aldiquà. La filosofia trasforma un fatto biologico, diventato una colpa, in un’essenza metafisica che soffoca la possibilità di utopie su questa terra, rimandando la possibilità di assoluzione nell’aldilà. Questa filosofia è una stampella ideologica perfetta al sistema di morte e violenza propagandato da questo dominio.
Critica alla filosofia della morte
Invece, la filosofia critica, reagisce al fatto della morte con il grande rifiuto della società repressiva e le oppone il liberatore Orfeo, il rifiuto che porta alla società superiore dell’eros. Morte che può diventare segno di libertà: come il lavoro diventa libero gioco, così la morte diventa razionale, cioè senza la sofferenza della repressione e dell’ingiustizia. Torna a essere quel che deve essere: si muore perché si deve morire, non per guerra, povertà, sofferenza, etc. La necessità della morte che non contraddice la possibilità di una liberazione finale.
Domande da interrogazione
- Qual è il rapporto tra tempo e piacere secondo il testo?
- Perché il ricordo è considerato un veicolo di liberazione?
- In che modo la morte è vista come strumento di repressione?
- Qual è la critica alla filosofia della morte?
- Come si può concepire la morte in una prospettiva liberatoria?
Il piacere tende all’eternità e all’atemporalità, mentre il principio di realtà è scandito dal tempo, evidenziando una tensione tra il desiderio di piacere e la realtà temporale.
Il ricordo, essendo legato al passato, non è soggetto al fluire del tempo e alla transitorietà del presente, permettendo di redimere il passato e di affrontare i conflitti, come sottolineato nel testo.
La morte, accettata dalla società, diventa parte integrante della repressione, dissuadendo l’individuo dall’agire e proponendo una visione pessimistica del mondo, come descritto nel testo.
La filosofia critica rifiuta la visione repressiva della morte e propone una società liberatrice, dove la morte è vista come un atto razionale e non come una sofferenza imposta dalla società.
La morte può diventare segno di libertà, in quanto deve avvenire per necessità e non per cause ingiuste, permettendo così la possibilità di una liberazione finale, come affermato nel testo.