Mongo95 di Mongo95
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Essa si configura innazitutto come tempo, perché il piacere tende all’eternità, all’atemporalità, mentre il principio di realtà tende al presente. La vita del principio di prestazione è scandita dal tempo, così come la divisione del lavoro.
Il fluire del tempo facilita il conformismo sociale, nel senso che non ha senso prospettare utopie nel suo scorrere. Il dimenticare è negativo, perché da un lato è necessario per la vita e per la società e per superare i conflitti, ma dall’altro impedisce di risolvere i conflitti stessi, non fa tentare di affrontare la realtà. Il ricordo è la facoltà su cui si insiste, essendo veicolo di liberazione: in quanto legato al passato non è subordinato al fluire del tempo e alla transitorietà del presente. È immune da questa situazione, quindi può redimere il passato. Dato che il tempo ha potere sull’Eros, la felicità rimane essenzialmente cosa del passato, solo il ricordo è fonte di gioia, non accompagnata da angoscia per la sua transitorietà. Il discorso sul ricordo ha senso se gli diamo valore civile, traducendolo in azione politica di lotta contro il dominio.

La morte, che avviene prima del dovuto, violenza tra sofferenza, morte come frutto della distruttività. La morte non necessaria. È un atto che ci interpella come un senso di colpa, un atto d’accusa. Il fatto che questa morte non susciti ribellione, ma venga accolta e accettata, ci fa capire come sia parte integrante e utile della società della repressione. Diventa strumento di repressione. Sia che sia costantemente temuta, o esaltata come sacrificio supremo, l’educazione alla sua accettazione introduce nella vita un elemento di capitolazione. Ideologia della morte che è espressione teorica della repressione, proponendo una visione del mondo totalmente pessimistica, delineando un mondo in cui l’uomo non può incidere, è un attore inefficace e quindi lo dissuade dall’agire. Se la morte è incombente, allora gli sforzi utopistici di cambiare il mondo sono totalmente vani. Morte esaltata come categoria esistenziale, trasformando un fatto biologico in essenza ontologica, irreversibilmente data nella struttura metafisica dell’universo. Questa colpa può essere redenta soltanto nell’aldilà e non si può prospettare un’utopia nell’aldiquà. La filosofia trasforma un fatto biologico, diventato una colpa, in un’essenza metafisica che soffoca la possibilità di utopie su questa terra, rimandando la possibilità di assoluzione nell’aldilà. Questa filosofia è una stampella ideologica perfetta al sistema di morte e violenza propagandato da questo dominio. Invece, la filosofia critica, reagisce al fatto della morte con il grande rifiuto della società repressiva e le oppone il liberatore Orfeo, il rifiuto che porta alla società superiore dell’eros. Morte che può diventare segno di libertà: come il lavoro diventa libero gioco, così la morte diventa razionale, cioè senza la sofferenza della repressione e dell’ingiustizia. Torna a essere quel che deve essere: si muore perché si deve morire, non per guerra, povertà, sofferenza, etc. La necessità della morte che non contraddice la possibilità di una liberazione finale.

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