Mongo95 di Mongo95
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Marcuse richiama l’attenzione su due concetti non perfettamente intercambiabili: sensualità e sensorietà, che in tedesco sono resi dallo stesso termine Sinnlichkeit. Sensorietà è la dimensione conoscitiva e relativa ai sensi, la facoltà conoscitiva dei sensi. Sensualità invece allude alla dimensione istintuale relativa ai sensi. Dato il riequilibrio e conciliazione tra facoltà cognitive da un lato, dall’altro la liberazione della sensualità e sessualità, allora si potrebbe dire che Marcuse utilizza il termine Sinnlichkeit per cose diverse, giocando sulla sua ambiguità etimologica. Ma in realtà, si difende Marcuse stesso, i sensi sono sì delle facoltà conoscitive, ma al loro fondo sono anche appetibili. Il discorso che fa ha nel suo fondo un senso, a prescindere dalla semantica. Gli organi di senso sono sia cognitivi che erogeni. La sensorietà cognitiva è strutturalmente sensuale. Proprio perché c’è questo sensuale i sensi sono inadatti ad essere un principio della realtà, ma devono essere dominati e organizzati dalle facoltà superiori. Allora, la verità dell’arte è la liberazione dalla sensualità nella sua riconciliazione con la ragione. In questo modo quadra il cerchio sensorietà, sensualità e ragione. Non si tratta di un gioco etimologico, ma ci sono ragioni filosofiche profonde.

Per questo motivo, l’arte ha evidentemente un legame con delle radici erotiche, e rappresenta l’ordine della sensualità. È proprio per questa sua natura che l’arte è una sfida al principio di realtà corrente, rappresentando l’ordine della sensualità. Invoca la logica della soddisfazione contro quella della repressione. Ciò si trova nell’arte in quanto tale, non propriamente nell’artista. L’arte e l’esperienza estetica sono irreali: l’atteggiamento estetico, nella misura in cui contesta, è libero e si sottrae dal principio della realtà, perde in realtà.

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