Mongo95 di Mongo95
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La civiltà che viene prefigurata dalla fantasia, proprio perché non è utopia, non è contro il progresso, ma CON il progresso, ed è l’esito della storia delle vicissitudini degli istinti. Questa svolta nella storia della civiltà corrisponde ad una trasformazione istintuale, si passa ad un’altra forma di istinto. Presuppone la maturità massima della civiltà, procede col progresso della ragione. Il protagonista di questo evento non è più l’uomo animale storico, ma l’uomo razionale. Questo punto di svolta segna una trasformazione che comporta anche delle ripercussioni a livello istintuale. Marcuse si rende conto che ci sono dei problemi materiali, che la produttività non è ancora tale da permettere una trasformazione ad una civiltà liberata senza repressione, senza che il passaggio stesso non comporti una riduzione del tenore di vita per i più ricchi. Il passaggio ad una socializzazione della ricchezza comporta inevitabilmente degli effetti negativi per alcuni. Ma, ciò che preme a Marcuse, è intanto dimostrare a livello teorico che questo passaggio è più che ragionevole, che anzi è nell’ordine delle cose, perché garantisce una forma di civiltà superiore e migliore, dato che i criteri per la misurazione del benessere non sono soltanto di ordine economico.

Marcuse è consapevole che sarebbe utopistico prospettare una socializzazione della ricchezza oggi senza andare ad incidere sul tenore di vita di tutti, ma ciò che gli importa è prospettare come raggiungere una forma di civiltà che sia alternativa a quella dominata dal principio di prestazione, legata alle capacità della fantasia di delineare un futuro in opposizione.

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