Concetti Chiave
- Marcuse sviluppa la dimensione estetica ispirandosi alla critica del giudizio di Kant, proponendo un modello di civiltà non repressiva attraverso l'immaginazione creativa.
- Schiller è il primo a collegare l'analisi estetica di Kant a una dimensione civile e politica, evidenziando le potenzialità liberatrici dell'estetica.
- La civiltà non repressiva richiede un ripensamento dei rapporti tra le facoltà, conciliando quelle sensoria e razionale per superare la sperequazione.
- La liberazione dei sensi non solo non distrugge la civiltà, ma ne aumenta le potenzialità, garantendo una libertà autentica dell'individuo.
- Nella dimensione estetica, i desideri e le leggi coincidono, permettendo un'autodeterminazione in cui la sensualità diventa parte integrante della razionalità.
Critica del giudizio di Kant
Marcuse legittima la dimensione estetica attraverso la critica del giudizio di Kant. Ma fa un passo ulteriore, con l’ordine di bellezza istituito dell’immaginazione creativa, che può diventare modello di una civiltà non repressiva. Da questo momento in poi il discorso ruota intorno a questo concetto: dimensione estetica applicata alla dimensione socio-politica, in un modello non repressivo. È Schiller colui che per primo ha fatto il grande passo, applicando in chiave civile e politica l’analisi estetica meramente tecnica di Kant, individuandone le capacità liberatrici. È un po’ la guida dell’ultima parte del testo.
Civiltà non repressiva e facoltà
La civiltà non repressiva si fonda anche su un ripensamento dei rapporti tra le facoltà. Infatti, la civiltà repressiva gioca sul soggiogamento da parte delle facoltà superiore. Al contrario, nella dimensione estetica questa situazione di sperequazione deve cessare di esistere, conciliare facoltà sensoria e razionale. Il passaggio a una civiltà estetica implica anche una perequazione nel rapporto tra facoltà cognitive e una liberazione della sensualità. Discorso già affrontato anche da Schiller in chiave politica.
Libertà e conciliazione delle facoltà
La liberazione dei sensi non porta alla distruzione della civiltà, ma piuttosto la solidifica e aumenta le sue potenzialità. Proprio in virtù della libertà espansiva la dimensione estetica garantisce la vera libertà dell’uomo, non dalla necessità, ma una libertà di. La conciliazione tra facoltà non avverrebbe soltanto a livello conoscitivo, ma anche volitivo: non c’è più contrasto tra desideri della sessualità e l’imposizione della legge morale. Nella dimensione estetica, desideri e leggi coincidono, autodeterminazione dell’uomo in cui la sensualità non è più un disturbo rispetto alla ragione. Sublimazione della sensualità e desublimazione della ragione.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della dimensione estetica nella civiltà non repressiva secondo Marcuse?
- Come si ripensano i rapporti tra le facoltà nella civiltà non repressiva?
- In che modo la liberazione dei sensi contribuisce alla civiltà?
Marcuse sostiene che la dimensione estetica, attraverso la critica del giudizio di Kant, può diventare un modello per una civiltà non repressiva, dove l'immaginazione creativa gioca un ruolo fondamentale nel coniugare estetica e dimensione socio-politica.
Nella civiltà non repressiva, i rapporti tra le facoltà devono essere ripensati per eliminare la sperequazione tra facoltà sensoria e razionale, promuovendo una conciliazione che porta a una liberazione della sensualità, come già indicato da Schiller.
La liberazione dei sensi non distrugge la civiltà, ma la solidifica e ne aumenta le potenzialità, garantendo una vera libertà dell'uomo che coincide con la conciliazione tra desideri e leggi morali, permettendo così un'autodeterminazione armoniosa.