Mongo95 di Mongo95
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Come il lavoro si trasforma in gioco? La differenza è di scopo: il lavoro è finalizzato a qualcosa, la produzione; il gioco è finalizzato a se stesso. Il gioco sottostà in pieno al principio del piacere e gli impulsi che lo determinano sono pregenitali. Invece il lavoro serve a fini che sono al di fuori del lavoro stesso, cioè fini di autoconservazione nel mondo della necessità. È uno scopo, non il contenuto, che determina se qualcosa è gioco o lavoro. Una trasformazione strutturale degli istinti come quella da fase pregenitale a genitale, cioè dallo stato di natura allo stato di civiltà del principio di realtà, porta un cambiamento di scopo. Dal piacere all’autoconservazione, quindi un cambiamento del valore istintuale dell’attività umana, indipendentemente dal suo contenuto, e si passa dal gioco al lavoro. Ma il passaggio dalla civiltà della prestazione alla civiltà matura comporta regressione istintuale con l’autosublimazione, quindi c’è ancora un cambiamento di scopo: se il lavoro venisse accompagnato da una riattivazione dell’erotismo polimorfo pregenitale, cambierebbe il suo scopo senza perdere il suo contenuto di lavoro.

Per capire se lavoro o gioco, bisogna individuare lo scopo. Per determinare lo scopo, bisogna capire la base istintuale: stato di natura --> istinto finalizzato al piacere --> attività del gioco. Stato di civiltà --> attività finalizzara all’autoconservazione --> attività del lavoro. Civiltà matura dell’eros --> regressione verso l’istinto pregenitale --> attività lavorativa che torna ad essere di gioco, a prescindere dal contenuto. Si continuerà comunque a lavorare, ma traendone piacere, perché sarà cambiata la situazione, dal lavoro alienato con scopo di autoconservazione, al lavoro piacevole. Naturalmente Marcuse si rende conto che questa idea presuppone una trasformazione della società industriale, anche se non specifica come.

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