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Il luogo dell'angelo


Di primo acchito il rapporto tra uomo e angelo appare decisamente problematico, sbilanciato se visto e letto a parte hominis. Infatti la tradizione giudaico-cristiana ci ha consegnato l’immagine e la realtà di un angelo di soverchiante potenza dinanzi alla quale l’uomo può solo sconfortarsi e sentirsi in certo modo schiacciato.
Sono figure che sembrano scoraggiare una relazione e che occupano una sfera radicalmente altra in rapporto all’umano e totalmente inattingibile. Invece, per Guardini, sarà proprio l’angelo così potente a realizzare una vera e propria kénosis, a deporre la propria forza per addentrarsi nello spazio segreto della personalità, per tutelare quanto vi è in essa di più profondo.
Quindi una presenza intima e insieme distanza abissale. Ma allora quale sarebbe il luogo abitato dall’angelo, in modo che possa contemporaneamente insediarsi nell’uomo e preservare la propria inesprimibile alterità, esser insieme nel mondo e in cielo? Si tratta del margine (Rand), spazio invisibile che permette all’angelo d’essere insieme nel mondo e nell’uomo senza però smarrirsi e mondanizzarsi perdendo in tal modo la propria caratteristica appartenenza al cielo. Un orlo metafisico, un confine aperto e plastico. Anche Cacciari afferma che tale luogo è essenzialmente un non-luogo, una dimensione oltre la sfera che delimita gli assi del cosmo visibile, una scala che attraversa il confine tra mondo terrestre e realtà spirituali, tra mondo invisibile e mondo umano e terreno.
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