Mongo95 di Mongo95
Ominide 5139 punti

Si tratta di un testo del 1941 in cui Marcuse non si preoccupa del problema della fondazione delle norme e dei valori, ma rimane legato alla questione della razionalità e del suo sviluppo. Dalla razionalità individuale di epoca borghese (XVI-XVII secolo), positiva nella misura in cui l’interesse personale si identifica con l’interesse razionale, si passa alla razionalità tecnologica, che non è più individuale ma collettiva, l’interesse delle grandi concentrazioni industriali ed economiche. Ma le sue conseguenze non sono soltanto su piano economico, ma anche del pensiero e culturale in senso lato. Sul piano sociale, generando quello che è il conformismo sociale. L’atteggiamento dell’uomo a una dimensione, perché all’interno di questi grandi agglomerati industriali e produttivi quello che conta non è l’esercizio della libera e autonoma critica razionalità, quanto l’adeguamento a protocolli di comportamento necessari per inserirsi all’interno degli schemi di azione proposti.

In principio, l’individuo aveva come valore fondamentale la libertà di pensiero, la società aveva il compito di mettere in atto le condizioni per cui il singolo potesse raggiungere tali valori ed esercitare la propria libertà di pensiero. L’individuo agiva autonomamente e personalmente, con un interesse che era sì personale ma razionale. Solo in questo modo la società poteva funzionare.
Sul piano storico c’era conflitto tra interesse personale e razionale dell’individuo, e ciò che è invece condizionato dall’ordine costituito. Homo rationalis che è quasi un’astrazione, poi c’è l’uomo reale che deve fare i conti con la realtà in cui vive. In essa l’interesse personale di quest uomo è più opaco e si confronta con il contesto storico, che gli pesa: frappone delle resistenze contro cui si deve lottare per rendere il proprio interesse personale a tutti gli effetti razionale. Una realtà complessa tende a impedire la libera esplicazione dell’autonomia del singolo. In parte va a condizionale, quindi l’interesse storico del singolo non coincide con l’interesse razionale. Nella misura in cui il singolo riesce a vincere questi condizionamenti e autonomizzarsi, allora il suo interesse personale reale diventa anche razionale. Ma è necessario che agisca in una realtà socioeconomica che in qualche modo si adegui, in un modello di riferimento di liberismo.
L’economia però si sviluppa, i processi di meccanizzazione e di razionalizzazione economica producono delle concentrazioni della produzione e della proprietà in pochi grandi gruppi industriali. Ciò determina lo svilupparsi di una razionalità tecnologica. In questo contesto, il potere dei grandi colossi economici produttivi è tale da non limitarsi all’economia, ma dettare un nuovo tipo di razionalità che va a incidere sulle menti di tutte le persone. A livelli di pensiero, di protesta e di ribellione. Assenza di autonomia. Le invenzioni, che dovrebbero essere l’emblema della creatività, mirate all’espansione del sistema produttivo, sono invece finalizzate al mantenimento dello stesso. Sono al servizio dell’economia, non dell’industria, sono di natura competitiva e servono per mettere in crisi le aziende rivali. Tutte le nostre energie immateriali sono fagocitate dal sistema produttivo e dei consumi.
All’interno di un meccanismo sociale dominato e pervaso dalla razionalità tecnologica, tutta la nostra energia “istintuale”, immateriale, finisce con l’essere eterodiretta dal sistema, adeguandosi alla razionalità tecnologica e assumendo un atteggiamento conformista e conservatore. Letture alternative della realtà di fatto sono sospette. L’individuo tende a perdere fiducia nelle sue potenzialità irrealizzate, non vedendole. La realtà è tale e non può essere diversamente da come è. Anche ciò che sarebbe positivo del modello aziendale, cioè la capacità di adattarsi e di apprendere rapidamente, diventa un comportamento, un automatismo che, trasferito alla realtà sociale, rende gli individui incapaci di pensare autonomamente, ma soprattutto di porsi come creatori di una realtà alternativa. Gli individui che si adattano ai protocolli all’interno delle loro aziende, si adattano anche alle disposizioni, ai codici di comportamento in vigore nella società, a prescindere dalla loro qualità, solo per il fatto di essere i codici dati. Non esiste la fantasia di vedere strade alternative, codici da accettare per poter sopravvivere all’interno della società, in una sorta di do ut des.
Ma esistono delle possibilità alternative e noi non le vediamo, oppure non esistono proprio? Siamo noi che stiamo solamente trasferendo lo stesso conformismo aziendale al piano sociale?

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove