Concetti Chiave
- L'analisi linguistica di Wittgenstein si concentra sull'uso comune del linguaggio, agendo come un "medico della lingua" per correggerlo e riflettere la realtà.
- La filosofia critica enfatizza il valore della contraddizione e l'irriducibilità tra il pensiero filosofico e il linguaggio comune, evidenziando le differenze pratiche e teoriche.
- L'analisi filosofica richiede di considerare il contesto universale e sociale in cui il linguaggio è collocato, superando il livello puramente linguistico.
- La filosofia deve cogliere il significato nascosto e la dimensione storica del linguaggio, andando oltre i fatti dati per rivelare nozioni prescientifiche.
- Il contesto di repressione sociale, come descritto da Marcuse, è essenziale per un'analisi più autentica e per comprendere la reale concretezza del linguaggio.
Linguaggio e realtà secondo Wittgenstein
Antitesi tra filosofia analitica/neopositivismo e filosofia in senso lato/filosofia critica nello specifico.
L’analisi linguistica di Wittgenstein e altri è un limitarsi all’uso comune del linguaggio, in una funzione di ordine terapeutico, per correggerlo. In questo caso il filosofo si atteggia a medico della lingua. Naturalmente tutto ciò che vale per il linguaggio è un riflesso della realtà- quindi sgonfiamento di concetti trascendenti, come gli universali.
Il pensiero negativo invece si sofferma sul valore della contraddizione.
Filosofia del linguaggio e contesto sociale
L’atteggiamento di famigliarità con l’uomo della strada, cioè il pensiero esclude di principio le metafisiche e milita contro il non conformismo. È un pensiero per la concretezza, una falsa. È un linguaggio purgato, di un vocabolario non ortodosso, di tutto ciò che esprime un contenuto diverso da quello fornito agli individui dalla società in cui vivono. Tutto ciò che è comune. In questi termini, purgata da elementi estranei al linguaggio immediato, non è presente alcun riferimento ad un’analisi che ci può dire qualcosa sulla società in cui questo linguaggio ha luogo. La filosofia del linguaggio astrae dal contesto sociale in cui le situazioni linguistiche sono collocate. È del tutto innaturale, semplice descrizione ma non comprensione.
Irriducibilità tra pensiero e linguaggio
La filosofia invece presenta irriducibilità tra il pensiero e il linguaggio filosofico e quello comune. Il secondo ha sempre un effetto pratico, mentre per contrasto il primo rimane o senza conseguenza o al massimo dà luogo a una serie di altri pensieri, un effetto teorico. Al massimo, nel corso della storia, la proposizione può aiutare a formare la pratica.
Analisi filosofica e contesto universale
L’analisi filosofica analizza il linguaggio a partire da una dimensione extralinguistica, cioè il contesto universale nel quale il linguaggio è incluso. Che per Marcuse è poi il contesto sociale della repressione. Quindi nello studio è necessario fare un passo ulteriore e non rimanere sullo stesso livello del linguaggio. Il contesto del linguaggio va colto nel contesto più ampio della realtà sociale. Astrarre dalla concretezza immediata per arrivare alla concretezza autentica. Questo contesto, l’apriori escluso dall’analisi positivista, è quello della realtà industriale avanzata.
Significato nascosto e dimensione storica
L’analisi linguistica sfugge il significato nascosto della parola, cioè la dimensione storica del linguaggio, la sua dimensione occulta. Il compito della storia della filosofia è sovvertire i fatti dati, cogliendo la storia dietro di essi. Dietro i concetti filosofici ci sono nozioni prescientifiche.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo del linguaggio secondo Wittgenstein e la filosofia analitica?
- Come si relaziona la filosofia del linguaggio al contesto sociale?
- Qual è la differenza tra pensiero filosofico e linguaggio comune?
Secondo Wittgenstein, l'analisi linguistica si limita all'uso comune del linguaggio, agendo come un "medico della lingua" per correggerlo. Questo approccio riflette la realtà e sgonfia concetti trascendenti, come gli universali.
La filosofia del linguaggio tende ad astrarre dal contesto sociale, risultando in una semplice descrizione piuttosto che in una comprensione profonda. Essa esclude metafisiche e non conformismi, limitandosi a un linguaggio purgato e comune, senza considerare il contesto in cui il linguaggio è collocato.
Il pensiero filosofico è irriducibile al linguaggio comune, poiché quest'ultimo ha sempre un effetto pratico, mentre il primo può risultare teorico e senza conseguenze dirette. L'analisi filosofica deve considerare il contesto universale e sociale per cogliere la vera concretezza della realtà.