Mongo95 di Mongo95
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La libertà umana non è una questione privata ma pubblica. Quindi è necessario chiamare in causa una volontà generale, che si concretizzerà in istituzioni. Il passaggio alla civiltà implica per forza delle rinunce (interesse immediato, in vista dell’interesse generale). C’è un carattere dittatoriale come nervo scoperto dei modelli utopici. Marcuse al riguardo cita Platone e Rousseau, dove la risposta alla domanda su chi può applicare le norme oggettive che consentano il trapasso alla nuova situazione è sempre risposta onestamente volta alla dittatura nell’educazione che introietti i nuovi valori, esercitata da coloro si ritiene abbiano raggiunto la conoscenza del bene reale. Cioè le elite. Ma chi sono?
Anche il discorso di Marcuse è effettivamente antidemocratico (soprattutto nella prefazione politica, quando parla di democrazie svuotate di senso, un vestito di cui si ammanta il dominio), per lo meno nei confronti delle istituzioni che non consentono l’espressione della reale volontà del popolo. Ora la conoscenza, per passare al vero bene non è più privilegio di una elite particolare. Sono però le condizioni a bloccare questa conoscenza, poste proprio dal dominio. È possibili mettere gli uomini nella condizione di cogliere quale sia il vero bene e i veri bisogni, quale sia la coscienza autentica. Le utopie sono realistiche, se si pongono le condizioni necessarie. Ma il problema rimane, perché se la coscienza è bloccata e deviata, se gli individui hanno la possibilità di conoscere il bene reale e non lo fanno soltanto perché la loro coscienza è bloccata, si tratta allora di sbloccarla, ma comunque rimane il problema del come. Mostrando il bene reale? Se si vive in un società per loro reale, non lo potranno cogliere. Forse anche Marcuse è consapevole di questa debolezza del suo discorso: sta facendo una lucida analisi della realtà dicendo che la civiltà del dominio è onnicomprensiva e onnipervasiva, una sorta di piovra che avvolge tutto, catturando ogni individuo. Ci si può rendere conto della natura repressiva della società solo all’interno di essa, nella sua irrazionalità. Ma gli individui che ne sono all’interno non riescono a uscire. Questa consapevolezza emergerà solo ne Uomo a una dimensione. Si evidenza intanto che a Marcuse è ben chiaro il problema del legame tra dittatura e utopia. Uno degli ostacoli al regno dell’Eros è quindi il confronto da una parte con il regno della necessità che va umanizzato, dall’altro la difficoltà di tradurre in atto il regno dell’Eros. Contando anche la questione della razionalità.

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