Mongo95 di Mongo95
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La contraddizione che non si può coniugare l’autosublimazione con la società amministrata di Furier sfugge ai neofreudiani, che vedono la realizzazione dell’uomo nel suo conformarsi al principio di produttività. Nella Prefazione politica del 1966 si fa anche riferimento al concetto weberiano del capitalista calvinista che cerca di aattraverso il successo economico per cercare una conferma della sua designazione per la salvezza eterna. Marcuse vede in questa idea dei neofreudiani un collegamento al modello weberiano: sbagliano perché non capiscono che è necessario, per realizzare davvero l’uomo nelle sue facoltà più piene passare alla società dell’eros. Si fermano alla sintonia con il principio di produttività, che significa essere conformi alla civiltà della repressione. I neofreudiani parlando di “istinto di padroneggiare” (che non esiste in Freud): il lavoro fornirebbe piacere nell’esecuzione nella misura in cui si soddisfa tale istinto. Piacere che coincide con un piacere libidico. Ciò per Marcuse non può assolutamente esistere nella civiltà della repressione e del lavoro alienato. Questo istinto evidentemente non esiste nemmeno in Freud, e la sua introduzione altera la struttura istintuale da lui prospettata. Introdurre un piacere legato alla libido, cioè una libido legata al lavoro, va a eliminare il carattere repressivo che è invece legato alla società. I tratti più repressivi del principio di prestazione, cioè un ribaltamento del discorso che ha fatto Marcuse. Il lavoro non sarebbe costrizione, ma fonte di piacere perché soddisfa un istinto. Il principio della realtà diventerebbe un principio di piacere. Il lavoro offrirebbe un piacere intrinseco legato alla prestazione: si trae piacere dal fatto di compiere questo lavoro; per il fatto di compierlo, gli organi implicati nella prestazione traggono piacere. Ma, dice Marcuse, in realtà, questa forma di lavoro, nella società in cui viviamo, non esiste. È una nicchia, cioè quella degli hobbies. Solo questi danno un tipo di piacere del genere. In questa realtà sociale, un lavoro che dà piacere al corpo è una rara eccezione, che può avere luogo solo al di là o ai margini del mondo del lavoro. Nell’attuale divisione del lavoro, invece, il genere di lavoro è tale che l’individuo non soddisfa impulsi e facoltà. Nella realtà in cui viviamo, il lavoro che compiamo è di tipo alienato e non risponde ai nostri bisogni.

Contrariamente alle affermazioni dei neofreudiani, la vera teoria psicoanalitica tenta di svelare le forze antiumanistiche dietro la filosofia della produttività.

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