Mongo95 di Mongo95
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Il fatto che la democrazia sia stata introiettata, con tutti i problemi che poi ciò crea all’interno della società industriale avanzata, fa si che gli agenti sociali del cambiamento non possano essere più gli agenti della rivoluzione (per via dell’integrazione degli opposti). Uomini liberi che non hanno bisogno di essere liberati, oppressi che non sono forti abbastanza per liberarsi. Nuove condizioni che dunque richiedono una nuova riformulazione del concetto di utopia: liberazione che è la più concreta e realistica delle possibilità storiche; e allo stesso tempo è anche la più astratta. Realistica perché il reale è razionale, la liberazione è l’unica cosa che può correggere la razionalità della situazione presente; astratta e remota perché il sistema la reprime attraverso i suoi meccanismi.
Se così stanno le cose, sembra che questa liberazione, realistica ma remota, non si possa fare. Allora Marcuse afferma che la rivoluzione si sposta altrove, a livello internazionale, là dove davvero i repressi e i diseredati hanno una carica esplosiva, cioè là dove ci sono questi conflitti tra la società industriale avanzata e i paesi sottosviluppati. Questi popolo costituiscono, per tutte le loro caratteristiche, per il loro odio biologico, il negativo della storia e potrebbero davvero sovvertirne il corso. Ma hanno bisogno di un sostegno che, paradossalmente, trovano nell’ingenua ribellione istintiva studentesca. Il negativo rappresentato da questi popolo è dovuto all’assenza di tecnologia (guerriglia) nel conflitto contro i paesi avanzati (forza militare). Le armi che mettono a nudo la distruttività insita nel sistema della repressione opulenta. Il conflitto e l’affermazione dei paesi sottosviluppati potrebbe favorire l’affermazione nei paesi sovrasviluppati un nuovo modello di sviluppo. È una rivoluzione istintuale, un odio biologico, in cui l’assenza della tecnologia viene interpretata come la sfida del corpo nei confronti di essa e dell’oppressione che porta.

Marcuse è consapevole della difficoltà del successo, perché all’interno della società industriale avanzata esistono delle forti resistenze. Fa riferimento anche ai movimenti di protesta, ma anche ad una forza di violenza da parte di essa, a favore della causa della pace. Ma si deve supporre che l’aggressività a favore della vita sia meno dannosa per gli istinti della vita, piuttosto che l’aggressività nell’aggressività. Non tanto legittima quindi, ma più favorita. C’è anche una vena infantile nelle proteste: contro l’efficienza della società industriale, l’immaturità infantile e ridicola. Dato che la rivoluzione si sposta dal fronte interno al fronte esterno, allora all’interno il punto dove attaccare il sistema è la protesta contro la guerra.
Se non è la classe operaia l’agente della rivoluzione, ormai integrata, chi deve allora svolgere il ruolo principale all’interno della società industriale avanzata, detto che la ribellione degli studenti è del tutto istintiva? Gli intellettuali, con la diffusione di un sapere non controllato e non manipolato. non semplicemente un’azione di propaganda, ma piuttosto un’azione di “sciopero”. Gli intellettuali applicati (in vari campi), gente che normalmente fornisce la scienza applicata al sistema, devono rifiutarsi di collaborare. È proprio la scienza applicata la radice del sistema, e se viene meno la sua linfa vitale, esso entra in crisi. Rifiuto degli intellettuali che può trovare catalizzatore nella protesta dei giovani, che continua in quanto biologica (è una necessità che non si traduce per forza in azione). La lotta per l’eros è lotta politica.

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