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Søren Aabye, Kirkegaard - Vita ed opere scaricato 5 volte

LA TORMENTATA GIOVINEZZA
Kirkegaard è il pensatore che concentra la propria riflessione sul problema dell’uomo e dell’esistenza. Si forma nel clima di una cupa religiosità in cui era forte il senso del peccato. Il padre è tormentato da una colpa commessa che crede abbia attirato l’ira di Dio sulla famiglia. Per questo motivo il filosofo cresce con l’incubo del peccato che lo porta a nutrire una concezione negativa dei rapporti umani.
Si fidanza con Regina Olsen, ma dopo pochi mesi rompe il fidanzamento convinto di non avere una vita normale. Lui afferma di essere legato alla sua amata, però "Dio ha la precedenza su tutto". Egli cerca di mascherare il dolore vivendo una vita stravagante e vestendosi in modo bizzarro.

L’INDAGINE FILOSOFICA COME IMPEGNO PERSONALE

Per venire a capo della propria tormentata condizione esistenziale, Kirkegaard si dedica alla filosofia. La sua tesi "Sul concetto di ironia con particolare riguardo a Socrate" critica l’ironia dei romantici, apprezzando invece quella socratica intesa come mezzo per condurre gli uomini alla consapevolezza della drammatica serietà della vita. Il filosofo ritrova in Socrate i temi che gli stanno più a cuore: l’indagine filosofica come impegno personale che arriva a mettere a repentaglio la vita.

Per il filosofo è importante riflettere sulla propria esistenza. Quando viene a conoscenza dell’idealismo, egli lo critica, poiché si sforza di dare una risposta ad ogni questione senza cogliere la drammaticità dell’esistere. Kirkegaard pone al centro dell'attenzione l'Io.

IL FONDAMENTO RELIGIOSO

Il “tema della scelta” è il cardine in cui si sviluppa tutta la riflessione del filosofo. Pone Dio sopra ogni altra cosa.
Il suo cristianesimo non deve essere confuso con la Chiesa ufficiale. La Chiesa, infatti, è accusata dal filosofo di interessarsi solamente dagli aspetti mondani. Inoltre critica anche gli uomini di Chiesa per aver ridotto il messaggio di Cristo a mera dottrina.
Kirkegaard pone l’uomo di fronte alla drammaticità dell’esistere, ciò che da' valore all’uomo non è la vastità della cultura, ma la capacità di assumersi la responsabilità della propria vita.

LA SCELTA DELLA VITA ESTETICA

Il filosofo individua tre stadi che rappresentano le possibilità esistenziali dell’uomo nel mondo:
• Stadio estetico;
• Stadio etico;
• Stadio religioso.
La vita estetica è propria dell’uomo che vive nell’istante e nella ricerca continua del piacere. La vita estetica è rappresentata da Kirkegaard con Johannes il protagonista del Diario di un seduttore, dove egli è un seduttore intellettuale, che vuole godere "spiritualmente" dei momenti in cui la sua partner si abbandona all’amore. Tra tanti mezzi egli sceglie l’intelligenza e l’arguzia.

Il filosofo è convinto che la vita estetica non sia sufficiente. Chi si dedica solo al piacere arriva a svuotare il suo essere, cadendo nella noia e nella disperazione.


LA SCELTA DELLA VITA ETICA

Secondo Kirkegaard, per tutti arriva l’ora della verità in cui bisogna scegliere. Attraverso la disperazione giunge il momento in cui l’uomo deve scegliere. La disperazione è qualcosa di positivo, poiché conduce l’uomo a decidere diversamente sapendo che nella scelta è in gioco il proprio destino. E’ la scelta, infatti, che caratterizza lo stadio etico, dominato dalla responsabilità.
Mentre la vita estetica è illustrata dal seduttore, quella etica è rappresentata dal marito. Infatti, la famiglia rappresenta l’ideale del dovere morale nel senso più elevato. La donna nella vita etica rappresenta l’emblema della concretezza, dell’amabilità e della felicità stabile e durevole. La donna secondo l’autore è in buoni rapporti con il tempo: la donna si impegna nei lavori di casa e impiega le sue giornate.
Proprio il lavoro crea la comunità, esso rappresenta il "dovere" comune a tutti i membri della società . Nell’agire etico il soggetto sottomette la propria individualità alle regole della famiglia e della società, egli rende proprio un dovere “generale” e in questo modo unifica l’universale e il particolare, diventando un uomo singolo. Nonostante l’apparente serenità, neanche lo stadio etico è del tutto soddisfacente, minacciato dal conformismo.

LA SCELTA DELLA VITA RELIGIOSA

La vita etica conduce l’uomo a rendersi conto di quanto sia insignificante la vita ordinaria. Kirkegaard pubblica "Timore e Tremore", in cui emerge la convinzione che il fine ultimo dell’uomo consiste nella realizzazione della vita religiosa .
Il simbolo della vita religiosa è Abramo che riceve da Dio l’ordine di uccidere suo figlio Isacco. Abramo è posto di fronte a un’alternativa: obbedire o non obbedire al comando di Dio. Egli compie il salto nella fede e sceglie Dio. La fede è un paradosso, perché è contraria all’opinione degli uomini. La fede per il filosofo non ammette alcuna giustificazione razionale e non concede la pace all’uomo : è un salto nel buio, “un paradosso”.

L’UOMO COME PROGETTUALITA’ E POSSIBILITA’

Il pensiero kierkegaardiano è un pensiero religioso . Per il filosofo l’uomo è ex-sistenza cioè può uscire da sé , egli è possibilità, è quello che decide di diventare.
La possibilità si presenta come qualcosa d’indefinito, è un rischio che genera angoscia proprio perché non è sorretta da nessuna indicazione. L’angoscia non si riferisce a nulla di preciso: è il puro sentimento della possibilità.

LA FEDE COME UNICO ANTIDOTO ALLA DISPERAZIONE

L’uomo può trovare nella fede in Cristo una via per uscire dalla disperazione. Kirkegaard afferma che l’uomo può essere disperato in un duplice senso .
• Quando non riesce ad accettarsi per quello che è , rifiutando il proprio essere per aspirare ad uno migliore.
• Quando si accetta per quello che è , considerandosi completo.

La disperazione è dunque dettata dalla necessità e impossibilità della scelta e viene definita la “malattia mortale “ dell’io. La fede è l’unico antidoto alla disperazione, perché l’uomo si accetta come “colui che è nella mani di Dio”.

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