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Kierkegaard

• fautore dell’esistenzialismo, riaffermazione del singolo.
• Il singolo è sia unica realtà che categoria, ovvero come concetto di base per interpretare la realtà stessa.
La critica mossa ad Hegel è nei confronti del fatto che la sua filosofia dia senso a tutto: nello sviluppo storico tutto è razionale, le contraddizioni si risolvono ma se tutto viene analizzato attraverso una singola esistenza si giunge ad una diversa prospettiva, limitata dalla morte e contraddittoria. L’errore dell’idealismo risiede nel fatto che è incapace, come ogni razionalismo, di cogliere la realtà della vita concreta.
Kierkegaard propone invece una visione che si basa sul soggetto, cioè il pensiero che parte dall’esistente e che ha come scopo la spiegazione del singolo. Allo scenario della totalità si sostituisce quello del tempo e del divenire.
La dialettica hegeliana risolveva realtà parziali in una sintesi. Nel campo dell’esistenza non sono possibili sintesi fra realtà contraddittorie, esiste solo la categoria della possibilità, come aut-aut, ossia un’unica scelta fra possibilità che si escludono a vicenda. Le due categorie dell’esistenza sono la singolarità e la possibilità.

Modelli esistenziali dell’Aut-aut: estetico, etico e religioso
Questi sono stadi della vita, in quanto, specialmente i primi due, sono autocontraddittori e necessitano di un superamento.
• La vita estetica: l’esteta è colui che rifiuta di assumere ruoli, che passa di esperienza in
esperienza senza definirsi un’identità stabile. In modo non si costruisce una persona, un io. L’esteta, il Don Giovanni, si disperde nelle cose, il suo amore è sensuale, ama la sessualità in quanto tale.
• Lo stadio etico: è descritto dal personaggio del giudice Wilhelm. Chi vive eticamente basa la sua vita su determinati ruoli, su scelte consapevoli, in modo da diventare un tassello della società. La vita etica crea un’identità e una durata, poichè in virtù delle scelte ha determinato una personalità. Lo stadio etico è contraddittorio in quanto emerge il riconoscimento di sè ma anche il riconoscimento di fronte a Dio e un successivo senso di limitatezza. Segue quindi il pentimento, l’uomo etico non può accettarsi, ma nemmeno rifiutarsi, in quanto autocosciente.
L’uomo quindi su sa finito ma aspira all’infinito. O si accetta e non si realizza o si rifiuta entrando in conflitto con la propria esistenza. La contraddizione resta irrisolta e genera la disperazione. L’unico modo è superare questo contrasto, attraverso la fede. Questa però non è una continuità o un passaggio tra lo stato etico a quello religioso, non ha premesse in quanto paradosso.
• Abramo: simboleggia la vita religiosa e il paradosso, poichè riceve da Dio l’ordine di immolare in sacrificio suo figlio Isacco. Il gesto è incomprensibile al di fuori della fede, si pone fuori dall’etica. Si raggiunge così la fede, in cui l’individuo è al di sopra del generale, in virtù del suo rapporto con Dio, poichè l’ordine è dato direttamente ad Abramo e non ad un popolo.
Dalla possibilità del peccato deriva l’angoscia. L’infinita libertà dell’uomo, raggiunta nel momento in cui raggiunge consapevolezza di sè provoca disperazione ma pone anche le basi per il salto nella fede. L’angoscia è completa responsabilità del proprio destino. Finchè l’uomo non può scegliere non vi è possibilità di peccato, ma non è un individuo libero. L’esistenza è quindi un paradosso poichè se l’uomo non potesse peccare non sarebbe un individuo, ma in quanto può peccare è preda dell’angoscia.
La fede occupa un posto centrale e viene indicata come l’unica via d’uscita dalla contraddizione irrisolta dell’esistenza. Il singolo è immortale solo in rapporto a Dio. La disperazione sorge dal rapporto del singolo con se stesso, corrisponde alla morte dell’io, causata dall’insufficienza e dal non potere andare oltre se stesso. L’unico modo per superare la disperazione è accettarla e accettare anche la propria dipendenza da Dio.

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